TONNELLATA DI COCAINA: Nel cuore della ‘ndrangheta?

1

Dicembre 3, 2014 by redazione

Di: Pier Paolo Santi & Francesco Sinatti

Troppi dubbi, troppe domande senza risposta. Col passare dei mesi l’inchiesta sul traffico che ha visto la confisca di una tonnellata di cocaina a Pallerone lascia aperte molte piste investigative. La nostra intenzione, siamo stati i primi a ipotizzare un diretto coinvolgimento della ‘ndrangheta e a segnalare alcune famiglie, consiste nel porre all’attenzione degli inquirenti specifiche domande. Non riporteremo il resoconto dell’Operazione “Caugedo”, ricostruito nei dettagli nei precedenti articoli (vedere). Partiamo invece segnalando un episodio che ha dato una svolta alla nostra inchiesta giornalistica: stavamo discutendo di lavoro con un collega quando il discorso si incentrò proprio sul traffico di droga in questione.

Collega: “Si me lo ricordo bene, tra i nomi degli arrestati è presente anche quello di Alessandro Bernucci. È di Carrara. Ricordo anche come è morto suo fratello, una brutta storia. Stava tornando dal Brasile quando in aeroporto si sentì male per poi morire quasi subito. L’autopsia determinò che Vittorio (nome del fratello di Alessandro) era deceduto perché aveva ingerito diversi ovuli pieni di droga, uno di questi si è rotto all’interno provocando un overdose”.

Una vicenda che avevamo trascurato aprì tutta una serie di interrogativi a cui lavorare. In ogni enigma criminale la soluzione, nel più delle volte, si nasconde nel punto debole. Poteva essere Alessandro Bernucci il “punto debole” del gruppo arrestato con a capo Giordano Cargiolli? Forse, due le ipotesi. La prima, Alessandro è stato uno dei componenti che si è spaventato all’idea del carcere, confessando che il carico della tonnellata di cocaina non era il primo, in passato ce ne fu uno di 300 chili. La confessione è servita per avere un alleggerimento di pena. Secondo, nel 2009 il fratello fungeva da corriere sempre con il Sud America. Stiamo parlando della medesima organizzazione che ha contrattato con il gruppo di Cargiolli? È stato forse lo stesso Alessandro ad aprire il canale? Domande legittime anche perché colpisce un particolare.

Sinatti stava indagando e parlando con delle nostre “conoscenze” per capire i possibili collegamenti tra il traffico di droga locale, di Versilia- Massa Carrara-La Spezia, con Milano. Nel frattempo volevo seguire una pista che trovava conferme nelle stesse parole di Bernucci. Nei mesi passati avevamo ipotizzato che dietro il carico ci fosse la mano di Antonio Stagno, uno dei boss più violenti e spietati della Brianza. È plausibile leggere l’estorsione di Stagno insieme al socio camorrista Bonaiuto ai danni di Cargiolli, come il tentativo di recupero per il mancato ricavato sulla partita di droga (episodio già analizzato ma che riprenderemo nel prossimo articolo). Avevamo scritto anche un lungo articolo sulla posizione che occupa all’interno del ‘ndrangheta del nord Italia (http://www.inchiostroscomodo.com/?p=430). Stagno, in verità, sarebbe stato a sua volta il braccio operativo e non la mente associabile ad un’altra potente famiglia ‘ndranghetista? Torniamo a Bernucci e alle sue dichiarazioni. Durante il processo sostiene che su 300 chili di droga della prima partita, “si incaricò di trasportarne tre mandate da 80 chili da Aulla a Settimo Milanese”. Intanto, Bernucci è di Carrara ma vive da anni a Vimercate, le zone di Stagno. Seguii un semplice ragionamento avallato anche dal mio collega: quali riferenti riconducibili al ‘ndrangheta si trovano nella zona che comprende la stessa Settimo Milanese? Diversi e tra questi spicca Moscato Annunziato Giuseppe. Uno di questi vive a nove chilometri circa da Settimo Milanese. Perché potrebbero essere importanti?  Sarà una coincidenza ma si tratta di nomi che rientrano nell’Operazione “Bagliore” che vede tra i maggiori imputati Antonio Stagno.

 

 

Dunque, per conto di chi? Bernucci portava la droga?

Torniamo alla nostra storia: tutta questa intrigata alleanza potrebbe confermare ulteriormente il coinvolgimento di Stagno sul traffico della tonnellata di cocaina? Difficile ritenere (ma questo il processo pare non averlo tenuto in conto) il gruppo di Cargiolli come unico intermediario con il cartello colombiano di Norte del Valle…

Seguiti la prossima puntata con tutte le domande che porremo agli inquirenti

Riproduzione Riservata


1 comment »

  1. luca ha detto:

    Come sempre articoli precisi e pieni di dettagli, merce rara che su quotidiani locali purtroppo non “trova” spazio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.