INTELLIGENCE: Calipari doveva morire ?

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Novembre 27, 2014 by Pierpaolo Santi

Di: Pier Paolo Santi

MILANO (tempo fa).  Mi provocava un emozione entrare in quel palazzo del centro, impensabile un confronto con le piccole redazioni locali di provincia. All’epoca ero stagista di un giornale nazionale, redazione politica estera. Non distante dall’edificio si trovava una edicola dove ogni giorno mi recavo a prendere qualcosa, giornale o rivista. Un giorno alle tre di pomeriggio mi sento salutare, mi volto e riconosco un signore di mezza età.

ROMA. Fu il mio primo incontro con un uomo del Sismi. Le sue condizioni fisiche erano precarie, una vita sospesa che si sarebbe spezzata dopo qualche mese. Nonostante la malattia, non riusciva a fare un discorso completo che crollava per riprendersi poco dopo, gli occhi raccontavano una volontà di ferro emanando rabbia per non essere più la dinamica persona di prima. Non era me che doveva incontrare, mi trovavo con altre persone. Volle però intavolare una chiacchierata privata anche con me:

“I giovani d’oggi dovrebbero fare meno sport e imparare più lingue, mancano uomini che conoscono l’arabo o il farsi”.

Lanciai una battuta provocatoria:

“Sembra che manchino molte altre cose”

“Ognuno dovrebbe stare al proprio posto, l’ambizione gioca brutti scherzi soprattutto all’estero”.

La conversazione mi ritornò in mente anni dopo, per la precisione quest’anno, quando una fonte confidenziale riportò alla nostra testata di una guerra interna all’Aise (vedere articoli precedenti). Tensioni nel vecchio Sismi erano note, come la presenza di spie (il famigerato “verme” al soldo del Kgb), ma quanto riportato apre uno scenario tutto nuovo nell’intelligence italiana.

MILANO. L’uomo mi rivolse un saluto caloroso, quasi paterno. Sapeva della mia conversazione romana. Riportai parte del colloquio, lapidaria la sua considerazione:

“Effettivamente, guarda il povero Calipari”.

Fine della conversazione. Mi salutò consigliando di lasciare prima del tempo il giornale per dedicarmi alle inchieste:

“Qui tanto non te le faranno fare, stanne certo. Rischia, prova e sperimenta”.

Con lo stupore di tutti una settimana dopo lasciai Milano. Non rividi più quell’uomo.

NICOLA CALIPARI. Nel seguire le tracce investigative della nostra inchiesta ci imbattiamo nel caso iracheno. Sulla morte di Calipari, agente del Sismi addetto al recupero ostaggi in Medio Oriente, aleggia tutt’ora un alone di mistero. Il funzionario del Sismi fu ucciso da “fuoco amico”, una pattuglia americana scambiò la sua macchina per quella di terroristi. Non staremo a raccontare la vicenda e le polemiche note a tutti.

Dubbi: qualcuno nel Sismi (futuro Aise) voleva la morte di Calipari d’accordo con gli americani? Ma perché? Sarebbe stato poco comprensibile, avrebbe un senso solo se quanto riportato dalla nostra fonte risultasse vero (la morte dell’agente Aise Riccardo Barba e altri potrebbero confermare questo drammatico gioco di potere nel cuore della nostra intelligence?). Nicola Calipari è stato uno delle vittime di questa tensione?

All’attenzione dei Pm competenti e della cronaca un audio compromettente. Riportiamo:

“S: Hello?

B: Hello? (Sansone)

S: Hello, sono MM, sono Sansone

B: Roger

S: Sansone è sul pezzo avanti

B: Roger, (dove?)

S: Sansone è sul pezzo, tutto procede? Avanti comunicare

B: Li abbiamo da poco lasciati andare, ma mi ha telefonato (‘Mokebansar) che segue la macchina italiana con la giornalista e sembra che non vanno all’ambasciata. Il cane italiano ha cambiato strada.

S: Cosa?

B: Calipari, l’italiano non va alla sua ambasciata, con la giornalista

S: (Ti sento molto male)

B: Va certamente all’aeroporto. Abbiamo già avvisato gli uomini vicino all’ambasciata.

S: Si, si, lo so, allora?

B: Sai se c’è qualcuno dei nostri di servizio vicino all’aeroporto?

S: Be si, vicino ci sono delle pattuglie americane

B: Potrebbero far fuoco: io ho avvisato i miei uomini e vanno già dall’ambasciata verso l’aeroporto, ma non ce la faranno ad arrivare in tempo.

S: Devo sparare sulla macchina di Calipari?

B: Si certo generale, bisogna vedere se c’è una pattuglia americana di servizio sulla strada dell’aeroporto. Ha l’ordine di sparare sulla macchina degli italiani. Deve dire che sono dei terroristi; farli uccidere. Devono sparare subito, fuoco subito. È tardi, è tardi.

S: Ok, chiamami da Maggio, tra poco, tra poco

B: La targa dovrebbe essere Kai Tai Kin Zo Cot… una Toyota chiara… tanto loro non capiscono (targa)

S: Bravo ok ok

 

Si tratta di un falso? Una manipolazione? Un depistaggio?

La conversazione fu intercettata e registrata da un presunto tecnico del Sismi, Gianluca Preite:

“Preite risulta essere sotto processo per queste affermazioni con l’accusa di accesso abusivo ai sistemi informatici e simulazione di reato. Ed è ritenuto non credibile dal Sismi che nega ogni collaborazione con lui. La telefonata satellitare non fu mai presentata pubblicamente, si è detto, anche se il tribunale che la esaminò non la giudicò valida”…”La Repubblica” (valuteremo con più accuratezza la credibilità o  meno dell’audio).

Chi è MM? Nome in codice Sansone? Italiano questo è certo, si potrebbe allora ipotizzare un appartenente della squadra di Calipari (Sismi) o dell’ambasciata.

Nel frattempo il povero Calipari è morto, uomo integerrimo e dai “modi gentili”. Doveva riportare a casa  Giuliana Sgrena, giornalista rapita dai terroristi. Rimane impressa nella mente l’immagine di Marco Mancini, pezzo grosso del Sismi operativo in Iraq, che aiuta la giornalista a scendere la scaletta dell’aereo. Negli occhi della Sgrena si leggeva l’angoscia e il dramma di Calipari.

Un anno dopo Mancini sarà nell’ occhio del ciclone per il caso del rapimento di Abu Omar e il dossier Telecom. Per una questione di correttezza invitiamo i lettori a non associate le iniziali MM dell’audio con Marco Mancini, il fatto che corrispondano, che avesse partecipato al recupero della Sgrena in Iraq, che abbia avuto forti rivalità con Calipari e che sia accusato di essere stato un agente doppio della Cia, non deve portare a frettolose quanto fantasiose conclusioni. Nel prossimo articolo proseguiremo su questa vicenda. Se Calipari doveva morire quale scenario migliore dell’Iraq, zona ad altissima tensione…

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