IL DIRETTORIO DEI CONSULENTI (THE UNTOUCHABLES)

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luglio 22, 2014 by redazione

Di: Pier Paolo Santi & Francesco Sinatti

Cermec doc“Cermec, accolta la richiesta di concordato preventivo”, cosi titola un quotidiano il 2 gennaio 2012, la nota prosegue chiarendo che: “… il tribunale di Massa ha omologato il concordato preventivo richiesto dal Cermec, assistito dall’avvocato Sergio Menchini, dal fiscalista Giulio Andreani e dal consulente Paolo Bianchi. Il decreto è di pochi giorni fa, l’azienda provinciale dei rifiuti ha quindi evitato il fallimento”.

Così chiosa il giornale in questione, precisando che:

“…alla richiesta di concordato preventivo si erano opposti nel giudizio di omologazione, come noto, Unicredit e la ditta Fratelli Vernazza”. (2 Gennaio 2012)

Poco tempo dopo (12 luglio 2013), però, lo stesso quotidiano ci ricorda:

“Il tribunale revoca il concordato Cermec”.

A smentire l’omologa al concordato è la Corte d’Appello di Genova, spingendo nuovamente l’azienda municipalizzata sull’orlo del fallimento appena sventato. Il ricorso in appello, opposto dal noto istituto di credito, era fondato ed ha ottenuto il suo effetto facendo emergere con quali modalità si era riusciti a “far omologare” un concordato che non presentava i requisiti per soddisfare tutti i creditori che ne avevano diritto (interessante sarebbe vedere le parcelle emesse dai professionisti incaricati). Il declassamento di Unicredit alla classe B2 (creditori ordinari) aveva permesso di ridurre la cifra da risarcire alla banca ad un “misero” 25% del totale del credito dovuto dalla municipalizzata (solo 4 dei 16 milioni di euro dovuti). Ma la sentenza della corte d’appello di Genova riammetteva l’istituto fra i creditori privilegiati, di “classe A”, da rimborsare al 100% per i crediti vantati (verso Cermec). Scontato dunque che la banca, declassata a creditore ordinario (in 1 grado), dato l’esiguo ristoro (4 milioni euro, dovendo rientrare di 16 ml), sarebbe stata costretta ad andare in appello. Si dice che questo declassamento abbia letteralmente salvato l’amministrazione in carica dell’epoca (Pucci III) dalla RESPONSABILITÀ POLITICA per il fallimento di CERMEC. Il fallimento della municipalizzata avrebbe messo a nudo, oltre alla responsabilità politica, i presupposti e le circostanze che non permisero di giungere ad un chiarimento delle cause che condussero l’azienda ad un DISASTRO finanziario creato artificiosamente e alimentato per distrarre denaro pubblico gestendo la municipalizzata in modo ANTIECONOMICO per vent’anni (ribadiamo per 20). E allora? Allora era necessario creare i presupposti per presentare un concordato che si è rivelato, a posteriori, non omologabile, POCO CREDIBILE, che però il tribunale avalla con l’omologa? Possibile che il giudice fallimentare non si sia accorto di questa “piccola variante” nella declassificazione del credito della banca? Curiosamente anche tutta la vicenda del concordato fallimentare di Cermec finisce in mano ai “soliti professionisti” che hanno tenuto per anni le sorti dello stesso Cermec ed R/R (conflitto di interesse?). Ricordiamo che la questione del fallimento di Cermec -R/R, oltre a coinvolgere e rinviare a giudizio circa una ventina di politici e amministratori che risultano responsabili (a vario titolo) in questa vicenda di reati gravissimi, rappresenta una TRUFFA perpetrata ai danni dei cittadini.

Nei precedente articolo “Sprechi Organizzati” ( http://www.inchiostroscomodo.com/?p=192) avevamo profilato l’inquietante ipotesi di un coinvolgimento della criminalità organizzata (con terminale mafioso) nella vicenda che vede DELCA socio privato di R/R: ancora tutto da chiarire l’incendio doloso al capannone sequestrato di R/R.

Possibile che nessuno si sia reso conto di quanto vaste ed apicali siano le responsabilità nella catena di comando di CERMEC, oltre alla evidente volontà di mantenere in piedi una realtà che produceva (e produce) solo debito da spalmare sulle future amministrazioni e quindi sui cittadini? Non v’è dubbio che gli attori sono sempre i soliti nella gestione di questi casi, al punto che una testata locale si domanda:

“La storia di questo territorio ripropone sempre i soliti nomi. Uno di questi è quello di Sergio Menchini, risultato essere indagato (vedi Tirreno) nell’indagine relativa al fallimento di ErreErre. Un professionista che nel corso degli anni molte volte ha intrecciato la sua professione con quella delle amministrazioni pubbliche sia di Massa che di Carrara. Una delle figure centrali nelle vicende più importanti. Sembra che non esista un amministratore pubblico e neppure imprenditore che almeno una volta non si sia rivolto a lui…” Ci domandiamo quali siano le loro capacità taumaturgiche, se poi i risultati sono quelli che abbiamo appena descritto. Si perché, questi professionisti si fanno pagare bene, ma poi i risultati lasciano, in seguito, molto a desiderare. Non ci sono responsabilità in questa zona grigia delle consulenze? Proprio su questo interrogativo la stessa testata continua: “I suoi pareri legali hanno permesso di aprire e poi chiudere società pubbliche. La storia lo conferma: Basta riprendere gli articoli usciti sulle cronache locali nel corso degli anni. Parliamo ad esempio di Massa Servizi questo è quello che scriveva il quotidiano Il Tirreno: “Massa Servizi. La volle Pucci.”Una struttura – prosegue l’articolo – voluta dal sindaco Pucci nel 1997 e progettata con l’ausilio dello studio legale del professor Sergio Menchini. Un nome che appare spesso anche se parliamo di CERMEC ed ErreErre. Sergio Menchini è stato per oltre 10 anni consulente di CERMEC, a lui l’ex presidente Roberto Vaira si è rivolto per un parere legale, prima di scegliere il socio privato di ErreErre (Delca). A lui e a Giulio Andreani è andato il compito di accompagnare verso il concordato CERMEC e verso il fallimento ErreErre, alla modica cifra, di 150 mila euro a testa. Sergio Menchini che in passato ha ricoperto anche il ruolo di Presidente del Consorzio Zona e sempre lui che ritroviamo anche in altre numerose vicende legate ad aziende private che però hanno un legame importante con la vita sociale di questo territorio, prendiamo ad esempio l’Henraux, sul Tirreno 20 novembre 2010 esce un articolo dal titolo: “Tutti i padroni della Henraux spa” e nel consiglio di amministrazione di questa importante azienda del mondo del lapideo chi troviamo? “Come consigliere, – si legge nell’articolo- tra gli altri, troviamo Sergio Menchini, avvocato e professore universitario massese, consigliere da anni della famiglia Natali nonché di importanti politici di Massa”. L’elenco è infinito, insieme all’altro professionista della provincia Giulio Andreani, troviamo Menchini in moltissimi altri casi legati a concordati e fallimenti di aziende di questo territorio. Ora il professor Menchini è indagato per il fallimento di Erre Erre? Qualcuno aveva già evidenziato delle anomalie in questo fallimento. Sul sito “Il sito di Massa Carrara” a firma Bruno Ricci uscì un articolo dal titolo “Il giudice Giovanni Sgambati (lo stesso della svista del concordato di CERMEC) dichiara il fallimento di ERREERRE SpA per soli 61.061,08 euro a fronte di crediti verso CERMEC e DELCA pari ad euro 2.620.964. FALLIMENTO PILOTATO”?”

Avevamo intervistato in esclusiva per il libro “Trame di Potere” proprio il Dottor Bruno Ricci. Abbiamo ritenuto interessante riproporre l’intervista che spiega molti passaggi.

 

Come nasce il fallimento di ErreErre?

A seguito di istanze di fallimento depositate dalle società Curti Costruzioni Meccaniche SpA (r.f. 64/2011), Giesse Srl (r.f. 75/2011) ed Aqua Srl (r.f. 82/2011) il Tribunale di Massa fissava l’udienza del 15.07.2011 per la convocazione della ErreErre ed in quella sede il Giudice rilevava che i crediti vantati da Curti Costruzioni e Giesse non fossero definitivi (decreti ingiuntivi opposti), mentre si poteva considerare definitivamente accertato il credito di Aqua Srl (decreto non opposto pari ad euro 59,369,66 oltre interessi e spese).

In data 22.07.2011 veniva depositata la sentenza con la quale il Giudice Delegato Dott. Giovanni Sgambati dichiarava il fallimento di ErreErre così motivando: “Letti i ricorsi presentati da Curti Costruzioni Meccaniche spa, Giesse Spa ed Aqua srl rubricati ai nnr 64/2011, 75/2011 e 82/2011 IF, ………… Rilevato che i crediti azionati da Curti Costruzioni Meccaniche spa e Giesse srl risultano essere portati da decreti ingiuntivi opposti e, quindi, non possono ritenersi definitivi; Considerato altresì che il credito azionato da Aqua Srl è fondato su decreto ingiuntivo non opposto e, come tale, definitivamente accertato;….Ritenuto, altresì, che risulta dimostrato il superamento del limite di euro 30.000,00 stabilito dall’art. 15, comma 9 e lo stato di insolvenza, tale da integrare il presupposto di fallibilità di cui all’art. 1 della legge fallimentare. Visti gli artt. 1, 5, 6, 9 e 16 L.fall.

Dichiara il fallimento”.

Ma ci sta dicendo che la società ErreErre è fallita per soli 59,369,66 euro?

Evidentemente si.

Ci può sinteticamente ricordare la costituzione della base sociale della società ErreErre?

La base societaria della società ErreErre (dal 22.05.2003 al Maggio 2010) era costituita dal socio Cermec SpA che deteneva una partecipazione del 51% (società, quest’ultima, interamente nella disponibilità azionaria di Enti Locali: (i) Comune di Carrara per il 48%; (ii) Comune di Massa per il 47%; (iii) Provincia di Massa – Carrara per il 5%) e Delca SpA che deteneva la residua parte pari al 49%. Dal Maggio 2011 tutto il capitale sociale diventa di mano pubblica (Cermec SpA).

Possiamo concludere, conseguentemente a quanto sopra, che ErreErre rappresenti il fallimento dell’amministrazione dei Comuni di Massa e Carrara nel gestire il denaro della collettività?

Sarebbe veramente arduo ed allarmante che un amministratore pubblico provasse a negare tale triste e manifesta evidenza.

Facendo un passo indietro, la società ErreErre SpA avrebbe o non avrebbe avuto la possibilità di pagare il creditore Aqua Srl evitando il fallimento?

Dalla lettura del bilancio ErreErre al 31.12.2010 e soprattutto di quello al 31.05.2011 redatto ai sensi dell’art. 2446 e 2447 del c.c. emerge, in maniera chiara, l’esistenza di crediti verso i suoi medesimi soci, ovvero Cermec e Delca per un importo complessivo ammontante alle date del 31.12.2010 e 31.05.2011, ad euro 2.423.340 e 2.620.964.

Perché la società ErreErre non ha mai provveduto ad incassare questi crediti verso Cermec e Delca ?

Le ragioni sono le medesime di quando il Comune di Massa decise di costituire la società Massa Servizi SpA stringendo la mano ad un socio quale la società Ariete SpA. Società, quest’ultima, i cui soci erano due fiduciarie, ovvero soggetti, ad oggi, ancora IGNOTI alla collettività. Ebbene, se chiedessimo al sindaco di Massa di dirci se tutto questo sia normale, con molta probabilità non vi risponderebbe neanche. In altri termini, se un amministratore pubblico non ha la trasparenza professionale ed umana di rendicontare all’amministrato (i cittadini) la sua gestione, tutto è possibile. La cosa curiosa e sorprendente è che i cittadini e/o comunque una significativa maggioranza degli stessi, a loro volta, sembrano, evidentemente, essere indifferenti. Questo è il problema !!!.

Dott. Ricci, unitamente a quando fin qui detto, ci sono altre stranezze contabili di cui ci vuole rendere partecipi?

La società ErreErre tra il 01.01.2011 e il 31.05.2011 ha pagato il debito a titolo di “soci Delca SpA e Cermec SpA c/finanziamenti infruttiferi” per complessivi euro 699.498, in palese violazione del disposto dell’art. 2467 c.c.: “Il rimborso dei finanziamenti dei soci a favore della società è postergato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori e, se avvenuto nell’anno precedente la dichiarazione di fallimento della società, deve essere restituito…..”. A pag. 50 della relazione ex. art. 33 L.F. del 03.01.2012, viceversa, si legge testualmente: “Nell’anno anteriore alla dichiarazione di fallimento non risultano al momento atti che possono essere oggetto di revocatoria fallimentare ed ordinaria”. Su quest’ultimo punto merita ampliare l’analisi con un’ulteriore interessante accertamento. Dalla lettura delle note integrative ai bilanci 2009 – 2010 ed infine di quella accompagnatoria alla relazione patrimoniale ex. artt. 2446 e 2447 c.c. al 31.05.2011, risulta che tale finanziamento soci (pag. 9 della nota integrativa al bilancio 2009) era stato effettuato dal socio Delca SpA per euro 686.299, viceversa, nella nota del bilancio 2010 (pag. 9) tale finanziamento sarebbe stato effettuato per euro 1.299 dal socio Delca SpA e per euro 710.000 dal socio Cermec SpA ed infine, nella nota al bilancio 31.05.2011 (pag. 7) tale finanziamento, come sopra detto rimborsato per euro 699.498, era privo, “ovviamente”, di ogni informativa e quindi non ci è dato di sapere a chi la società ErreErre abbia rimborsato il finanziamento di cui sopra. Comportamenti, quest’ultimi, realizzatesi già sotto la nuova governance della società ErreErre insediatasi in data 20.10.2010. Il Bilancio relativo all’anno 2010 e la relazione, ai sensi dell’artt. 2446 e 2447 c.c., del 31.05.2011 sono stati redatti e firmati, appunto, dal nuovo presidente del CdA, il sig. Ugo Bosetti.  

Mi scusi, Dott. Ricci, mi sta dicendo che la società ErreErre invece di incassare i crediti verso Cermec e Delca, pagava in una fase pre-falimentare, i debiti verso i suoi medesimi creditori?

Gli atti depositati in Tribunale portano a questa conclusione.

Ci può dire qualcos’altro?

Merita, infine, porre severa attenzione al fatto che diverse voci di bilancio dell’anno 2010 e riportate anche nella relazione patrimoniale ex. artt. 2446 e 2247 c.c. del 31.05.2011 non coincidono, ma divergono sensibilmente e questo contra legem. Situazione, quest’ultima, che stride con quanto affermato a pag. 44 e 45 della relazione ex. art. 33 della Legge Fallimentare. Leggiamo, infatti: (i) “La contabilità appare, dal punto di vista formale, correttamente tenuta……”; (ii) “Dall’esame delle scritture contabili e fiscali ricevute da Liquidatore sig. Ugo Bosetti, si è potuto appurare che queste sono state tenute correttamente, da un punto di vista formale, adempiendo a tutti gli obblighi imposti dalla legge”. L’organo fallimentare preposto alla redazione della relazione ai sensi dell’art. 33 c.1 della L.F., non avrebbe dovuto limitarsi alle risultanze del bilancio al 31.12.2010, ma, viceversa, avrebbe dovuto spingersi a: “presentare al giudice delegato una relazione particolareggiata ……..e su quanto può interessare anche ai fini delle indagini preliminari in sede penale”. In altre parole, non poteva disinteressarsi dei fatti societari accaduti dal 01.01.2011 al 31.05.2011 ed evidenziati nella relazione ex artt. 2446 e 2447 portante la firma del nuovo Presidente del CdA il sig. Ugo Bosetti. Inoltre, si deve tenere a mente che la relazione ex artt. 2446 e 2447 faceva parte della documentazione contabile che il Liquidatore sig. Ugo Bosetti depositò in Tribunale (pag. 44 Relazione ex. art. 33 L.F. n. 267/42). Per concludere, infine, basti porre attenzione alla pagina 7 della nota integrativa del bilancio al 31.12.2010 per evidenziare quanto segue: “Per la contabilizzazione di tali contributi è stato scelto il metodo della riduzione del costo del cespite; cioè ha comportato l’iscrizione in bilancio del costo del cespite, pari ad euro 23.583,773 che, al netto del contributo ricevuto di euro 3.055.184, determina il valore netto di iscrizione di 20.528.589”. Ma se questo corrisponde al vero come mai troviamo il Contributo Regione Toscana anche tra i debiti? (Vedi pag. 48 della relazione ex. art. 33 della L. F. n. 267/42). In altre parole e limitatamente a questo punto, la posizione debitoria della società ErreErre viene esteriorizzata peggiore di quanto viceversa appare essere sul piano documentale. Quindi, nel caso in specie, l’attivo immobilizzato, a ragione, è stato diminuito per un importo di euro 3.055.184 (Contributo Regione Toscana) ma erroneamente è stato elevato l’ ammontare dei debiti per lo stesso importo.

Come possiamo concludere dott. Ricci?

Per quanto sopra evidenziato, il fallimento di ErreErre sarebbe potuto essere evitato. A tal fine pare agevole fare proprie le parole della Cassazione Sez. I, 4 marzo 2005, n. 4789:Lo stato di insolvenza dell’imprenditore commerciale, quale presupposto per la dichiarazione di fallimento, si realizza in presenza di una situazione di impotenza strutturale e non soltanto transitoria, a soddisfare regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni a seguito del venir meno delle condizioni di liquidità e di credito necessarie alla relativa attività, …….”.  

Dopo aver messo in evidenza cosa si maschera nella zona grigia a cavallo della costituzione e dei fallimenti di queste aziende municipalizzate, s’intende che le responsabilità non siano solo da ricercare fra politici e amministratori in queste vicende. Anzi sembra proprio che via sia un “direttorio” di consulenti da valutare con più attenzione!

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