OPPORTUNISMI JIHADISTI

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Maggio 9, 2014 by redazione

Di: Pier Paolo Santi & Francesco Sinatti

Tripoli inchiostro scomodo

Abbiamo riportato gli sforzi della nostra diplomazia per mantenere il primato commerciale in Libia e accennato agli accordi in Sicilia e a Tripoli segnalando:

“‘Abd Al – Hakim Bilhag. Un’altra operazione ambigua, ma compatibile e vantaggiosa per l’Italia è rappresentata dall’alleanza in extremis con il jihadista ‘Abd Al –Hakim Bilhag nel recente conflitto libico. I francesi determinati ad intervenire in Libia, stavano per sovvertire l’ordine commerciale del paese a loro favore. L’Italia, da sempre alleata di Gheddafi, rischiava di perdere il controllo commerciale e molti appalti se non avesse sostenuto in tempo il CNT (consiglio nazionale transitorio libico).

La nostra diplomazia con il contributo dei Servizi giocò una doppia partita d’anticipo. Mentre sosteneva politicamente il Rais, il 5 ottobre 2011 in Sicilia, la nostra diplomazia sancisce un accordo definitivo con una delegazione del CNT di cui faceva appunto parte ‘Abd Al –Hakim Bilhag”.

Proseguiamo quindi la nostra analisi.  L’Italia si trova isolata ad affrontare gli esiti di un conflitto scatenato da altre nazioni che non sembrano interessate alla ricostruzione del paese nord africano. Perché?

La Libia, dopo il conflitto e la caduta di Gheddafi, è divenuta il problema principale per l’Italia (a livello geostrategico), non è un caso che il sottosegretario alla sicurezza Marco Minniti dichiari al Sole 24 Ore:

” …ogni mattina inizio la mia giornata pensando alla Libia ….siamo ad un passaggio cruciale, perché lo stallo politico – istituzionale e quello dell’industria energetica stanno spingendo il paese verso un stato di frantumazione politica e sociale…”.

Gruppi di guerriglieri locali stanno sabotando il lavoro dell’Eni, limitando considerevolmente l’attività della Ente Nazionale Idrocarburi. Cosa non sta funzionando?

Occorre una premessa, i servizi segreti e la diplomazia italiana hanno colto una buona occasione nell’accordarsi con Bilhag, l’unica chance per salvare in extremis una situazione disperata (come abbiamo visto).
Il problema è che Bilhag e la sua organizzazione potrebbero rivelarsi degli spregiudicati doppiogiochisti sullo scacchiere nord africano. Come già avvenuto in passato quando lo stesso personaggio si accordò con la CIA e MI6. Se Bilhag è ancora un jihadista, come sostengono in molti a Tripoli, pur mantenendo accordi allo stesso tempo con  CIA e MI6, per l’Italia potrebbero esserci ulteriori intralci nella stabilizzazione degli accordi.
Che fare? Positivo il sostegno al governo centrale, ancora molto debole, ma la nostra intelligence dovrebbe allacciare una stabile intesa con le varie fazioni, una per una, per coprire un ruolo più strategico sia in Libia che nel mediterraneo.
Tuttavia pare non essere così.

A testimoniarlo la situazione fuori controllo nel paese, segnata da: attacchi alle piattaforme, rapimenti d’italiani e forti flussi migratori fuori controllo (argomento centrale dei prossimi articoli). Chi manovra le operazioni d’imbarco di clandestini dalle coste libiche?
E’ evidente che c’è una regia. Apparentemente la criminalità locale, ma ci sono giunte voci di possibili manovre Qaidiste collegate ad esponenti libici. A destare le maggiori preoccupazioni e’ la zona della Cirenaica, dove già nel 2011 i servizi segnalarono A.A. (già arrestato fra l’Afghanistan e il Pakistan) utilizzato come testa di ponte fra Libia ed Europa. Un uomo di Al- Zawahiri. A questo proposito, vale la pena sottolineare che Bilhag conosce molto bene l’attuale numero uno di Al Qaida, Al Zawahiri, perché negli anni 90, insieme a Bin Laden, avevano combattuto in: Afghanistan, Sudan, Pakistan, Turchia e Iran.

Ma di questo ne parleremo nel prossimo articolo con collegamenti che ancora non sono stati resi noti.

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