RISPOSTA AI LETTORI SUI SERVIZI SEGRETI

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Aprile 22, 2014 by redazione

Di: Pier Paolo Santi & Francesco Sinatti

 

servizi inchiostro scomodoIl ruolo dei nostri Servizi Segreti, durante la guerra fredda, consisteva prevalentemente nell’affiancare le operazioni NATO (vedi Gladio). Nel corso degli ultimi anni però la Russia è diventata un prezioso partner commerciale ed un alleato strategico per l’Italia ed altri paesi dell’eurozona.

A dimostrazione di ciò il recente intervento di Putin che invita il neo Presidente del Consiglio Renzi a contribuire all’allentamento delle tensioni fra NATO – Russia. Un altro episodio rimasto sottotraccia: durante la conferenza organizzata da IAI (Istituito Affari Internazionali), tre ex ministri (D’Alema, Bonino, Frattini) hanno sottolineato la necessità di non proseguire (come NATO) un incalzante ostilità nei confronti della Russia. Un messaggio chiaro, soprattutto se lanciato da Franco Frattini, personalità tra le più vicine alla NATO nel nostro paese.

Innegabile che gli USA, sotto la presidenza Obama, stiano lentamente ma inesorabilmente perdendo terreno sullo scacchiere internazionale registrando preoccupanti segnali:

  • In ambito militare sul teatro Afghano (un ritiro favorirebbe un ritorno dei talebani)
  • In ambito diplomatico dove Putin e Lavrov (ministro degli esteri e abile politico) hanno messo alle corde lo “zio Sam” nei teatri di Siria e Iran.
  • Lo scandalo NSA, per il prestigio e l’immagine USA.

Questi ed altri fattori spingono molte “intelligence” europee (compreso la nostra) ad una necessaria “ambivalenza”. Proprio la posizione sullo scacchiere mediterraneo renderà la posizione dei Servizi italiani sempre più complessa: da una parte legati a doppio filo alla NATO (in particolare agli USA) e ad Israele (esempio l’VIII° Divisione AISE), sull’altro versante sempre alla ricerca di nuovi equilibri e collaborazioni.

I rapporti fra parte dei Servizi italiani e l’FSB russa (e non solo) si sono intensificati proprio durante il governo Berlusconi (per i rapporti privilegiati con Putin, sgraditi a Washington e CIA). Approfondiremo questo punto anche con il parere di alcuni addetti ai lavori.

La guerra in Libia ha messo in evidenza tutte le criticità che la nostra diplomazia e intelligence hanno nel gestire quotidianamente questa doppia posizione. Bombardare l’alleato Gheddafi (in nome della NATO) ha obbligato l’Italia ad acrobazie e imbarazzanti manovre diplomatiche per non irritare il partner russo (contrario all’intervento) e per non perdere terreno sul fronte commerciale con l’ex colonia.

Quali sono, allora, i veri rapporti fra l’AISE/AISI ed FSB (Russia)? Qual è il ruolo dei nostri Servizi nella crisi Ucraina (test – banco di prova per futuri scenari di crisi)?

Qualcosa in questi giorni è accaduto, è stato nominato responsabile AISE Alberto Manenti, uomo che sa come muoversi nel complesso mondo dell’intelligence (è stato un componente della VIII° Div. AISE).

Proprio per i suoi trascorsi nell’VIII° Div., Manenti potrebbe spostare gli equilibri interni ai nostri Servizi verso la NATO. Non è un caso che la nomina sia stata caldeggiata dal neo Presidente del Consiglio Matteo Renzi, da sempre convinto sostenitore d’Israele (i rapporti Mossad – Manenti sono più che ottimi). Un banco di prova per capire se l’Italia prenderà le distanze dalla Russia o meno, potrebbe a questo punto essere rappresentato dalla partecipazione al progetto “South Stream” da parte di Eni, l’immenso gasdotto che dovrebbe portare il gas russo in Europa attraverso il Mar Nero (evitando con cura l’Ucraina).

Il gasdotto si stima veicolerà più di 63 miliardi di metri cubi di gas, un immenso affare considerando la dipendenza energetica dell’Europa. Se le sanzioni contro Mosca avranno seguito, al punto da impedire la realizzazione di questo progetto (cosa alquanto improbabile), allora l’Italia sarà costretta a dipendere ancor di più dalle forniture di gas algerino. Nonostante la rielezione del presidente Abdelaziz Bouteflika, il paese nord africano sembra orientato verso una stagione d’instabilità. Tenuto conto che il fornitore storico dell’Italia, la Libia, attraversa un complesso scenario post Gheddafi, l’approvvigionamento energetico per il nostro paese diventerà “drammatico”.

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Foto: Da sinistra i giornalisti Pier Paolo Santi & Francesco Sinatti

Con questi nuovi presupposti geopolitici un eccessivo sbilanciamento dell’Italia verso la NATO potrebbe condurre la nostra intelligence a forti attriti interni, su questo versante i nostri lettori hanno chiesto maggiori chiarimenti a fronte della lettura dei precedenti articoli. La risposta arriverà con il prosieguo dell’inchiesta. Ciò che abbiamo riportato nei giorni scorsi (contrapposizione AISE/AISI e interne alle medesime sigle) combinato con gli scenari appena descritti, possono essere solo una breve introduzione per orientarsi nell’argomento. Alcune voci “sussurrano” che l’VIII° Div. AISE sia utilizzata dalla CIA per smascherare cellule dei Servizi Segreti italiani impiegate in operazione non gradite a Washington e NATO.

Tali cellule non dovrebbero risultare nella “contabilità” ufficiale, ne essere inquadrate in nessuna Divisione, composte prevalentemente da civili. Quest’ultimi (accuratamente selezionati e adeguati per le specifiche missioni) dovrebbero evitare imbarazzanti ammissioni agli apparati dei Servizi di riferimento in caso d’insuccesso.

Non sembra un metodo particolarmente nuovo, il Mossad pare privilegiare, per alcune operazioni, l’appoggio di agenzie private d’investigazione.

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