MPS: LA PUNTA DELL’ ICEBERG ?

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Aprile 5, 2014 by redazione

mps inchiostro scomodoDi: Pier Paolo Santi & Francesco Sinatti

LA STORIA  per sommi capi la conosciamo tutti. La terza banca italiana: il Monte dei Paschi di Siena, definita banca “sistemica” per il paese, un brutto giorno del 2010 si scopre a navigare in pessime acque con un buco di bilancio che supera i dieci miliardi di euro.

Le sventure della banca più vecchia del mondo cominciano proprio durante il “risiko bancario” (l’accorpamento d’istituti bancari per acquisizione) scatenato dalle banche italiane a fronte dell’esigenza di una struttura più patrimonializzata e rispondente a logiche di globalizzazione del sistema finanziario europeo. La realtà del mercato finanziario italiano è troppo limitata.

Nel disordinato e pirotecnico tourbillon di acquisizioni bancarie dei primi anni duemila, il MPS sembra essere sempre la “cenerentola” che non trova il partner giusto. Occorreva dar vita ad un gruppo dalla “massa critica” necessaria per farla uscire dalla condizione di banca “regionale”. All’orizzonte si profila un operazione “impossibile” e sconsigliata da tutti gli addetti ai lavori: l’acquisto (da Banco Santander) di Banca Antonveneta, appena acquisita dagli spagnoli ad un “prezzo” mirabolante: 6,6 miliardi di euro (+ 7.9 di debiti pregressi) =14.5 miliardi di euro.

I vertici di MPS decidono di alzare addirittura la posta a nove miliardi, che alla fine dell’operazione saranno dieci circa, ed acquisire senza il preventivo controllo dei bilanci (che avrebbe rivelato i debiti) Antonveneta, con un operazione tutta in “denaro”.

E’ in questa operazione tutta “cash-bonifici” che si annidano i “veri” misteri della banca toscana. Com’è stato possibile far transitare decine di miliardi di euro sui conti dell’istituto senza che Bankitalia e Consob si accorgano di nulla?

Questa cifra “astronomica” è tutta “in denaro”, questa è l’anomalia! Solitamente, invece, le acquisizioni si fanno con pacchetti azionari e scambi di “carta”, come si dice in gergo, e solo una parte in “denaro- cash” (come negli ultimi sviluppi borsistici legati alla Fondazione). Sta di fatto che nel giro di pochi giorni escono dalle casse dell’istituto decine di miliardi di euro. Quanto è stata consapevolmente coinvolta la Fondazione che di fatto è l’azionista di maggioranza del MPS in questa assurda operazione?

In seguito MPS viene travolto da un vero e proprio scandalo nel quale vengono coinvolti e arrestati i vertici della banca e della Fondazione. Si scoprono operazioni di finanza spericolata più o meno “mascherate” dal management che rispondeva, evidentemente, poco a logiche da “banca” ma molto a logiche di un sistema politico ed occulto. Il “Monte” è sempre stato conosciuto come banca ben radicata sul ricco territorio toscano, ma negli ultimi decenni qualcosa è cambiato dando spazio, più che alla “raccolta” del risparmio, alla finanza “relazionale” (rapporti più o meno espliciti con la zona grigia degli affari) e legata a strumenti fortemente speculativi.

Ma che tipo di “banca” è diventata il MPS? Dare una risposta a questa domanda impone di dover “sezionare” il “groviglio armonioso” (definizione del giornalista Bisi) e dunque esplorare le varie sfere d’influenza che hanno avuto ruoli spesso decisivi nelle scelte dell’istituto senese: politica, massoneria e intrecci fra istituzioni religiose come Opus dei e IOR.

Facciamo finta di fare “tabula rasa”, spazzando via tutto quanto è accaduto nella vicenda processuale,  togliendo di mezzo nomi e responsabilità: a chi è “servita” questa banca? Per cosa? Sono emersi tutti i “malefici” intrecci con la politica, ma non solo? Per adesso la Procura di Siena sembra aver scoperto solo la punta dell’iceberg archiviando frettolosamente il caso del presunto suicida David Rossi. Come mai a Siena nessun ne vuole più parlare? La nostra inchiesta sul caso della morte dell’addetto stampa del MPS sta trovando molta resistenza anche fra la gente, facendo capire il clima che aleggia intorno a questa banca.

NUOVE PISTE? Il Monte dei Paschi è una realtà fortemente radicata a livello toscano, quindi ci domandiamo se gli inquirenti abbiamo vagliato tutte le piste, oltre quella più strettamente finanziaria. Curioso il legame fra Enrico Lastrico, indagato a Genova (per ipotesi, a vario titolo, di reato: corruzione, truffa aggravata, turbativa d’asta e traffico organizzato di rifiuti nell’ “Operazione Albatros”) e Fabrizio Vigni. Nel prossimo articolo vedremo come in alcuni appalti legati all’Amiu di Genova, si siano introdotti con le loro aziende i Mamone (in odore di ‘ndrangheta). Potrebbe non essere decisivo ma a tal proposito riportiamo un comunicato interessante pubblicato dal Comitato Tutela Valdichiana:

“L’arrivo di Lastrico fu annunciato come un evento dallo stesso Vigni, avendolo prelevato ancora prima del pensionamento da Genova.
Ma diamo un occhiata più da vicino al nostro gestore dei rifiuti, quello che dovrà sostituire AISA e a cui pagheremo le nostre sempre più costose bollette.
Il neonato progetto Sei Toscana vede come soci Gestori AISA, CASENTINO SERVIZI, COSECA, CSA, CSAI E SIENA AMBIENTE, ciascuno dei quali vi partecipa con quote variabili (la quota maggioritaria è di Siena Ambiente). A fianco di questi soggetti a partecipazione pubblica vi sono una serie di soggetti industriali privati che completano l’area vasta ATO TOSCANA SUD.
Tra questi soggetti industriali figurano la ECOLAT, COOPLAT, CRCM, REVET, STA, UNIECO E LA CASTELNUOVESE.
Tutti i soggetti, sia i soci gestori che i soci industriali, sono tutti o quasi collegati tra di loro, direttamente tramite quote di proprietà o indirettamente attraverso cariche societarie: taluni personaggi difatti li troviamo presenti contemporaneamente in più società con incarichi diversi.
Proviamo allora a stilare una hit parade degli incarichi incrociati … rullo di tamburi…. e viaaa!
Al primo posto Fabrizio Vigni, deputato DS nella XII, XIII e XIV legislatura, presidente di SEI Toscana, presidente di SIENA AMBIENTE e ovviamente, consigliere di amministrazione di SCARLINO ENERGIA,che è proprietaria dell’inceneritore di Scarlino (che ha causato emissioni di diossina oltre i limiti da marzo a maggio 2013). Membro della VIII COMMISSIONE (AMBIENTE, TERRITORIO E LAVORI PUBBLICI) dal 20 giugno 2001 al 27 aprile 2006, ed esponente di rilievo del Partito Democratico, è presidente nazionale degli Ecologisti Democratici. Ha presentato il disegno di legge per le modifiche alla legge 11 febbraio 1994, n. 109, in materia di accelerazione e semplificazione degli interventi realizzabili con risorse private e la legge quadro in materia di contabilità ambientale dello Stato, delle regioni e degli enti locali.
Al secondo posto Moreno Periccioli, ex assessore DS all’ambiente della Regione Toscana nella giunta di Vannino Chiti. E’ presente anche nel consiglio di amministrazione della Banca Antonveneta, controllata da… (nuovo rullo di tamburi)… Banca Monte dei Paschi di Siena SPA, che è la vera proprietaria della SCARLINO ENERGIA, di cui naturalmente Periccioli è presidente. Fanno parte del CDA di Scarlino Energia anche Luca Galimberti, Stefano Carnevali, Marco Buzzichelli, Fabrizio Vigni, Giuseppe Pinto, Massimo Filipponi e nella cui compagine sociale troviamo: Sta Società Toscana Ambiente spa con il 65% di capitale sociale (attraverso la Scarlino Holding); Siena Ambiente spa con il 25% e Gr.Eco srl (veicolo che rappresenta l’imprenditoria grossetana) con il 10%.
Al terzo posto Marco Buzzichelli, consigliere di amministrazione di SCARLINO ENERGIA e di Futura SPA che è gestore dell’impianto delle Strillaie (produce il combustibile da rifiuti destinato all’impianto di Scarlino).”

Ripetiamo che si tratta solo di curiosità, ma potrebbero avere degli sviluppi inaspettati. Valuteremo quindi i collegamenti fra queste realtà aziendali per capirne di più

Alla prossima puntata.

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