TRAIT D’UNION

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Marzo 14, 2014 by redazione

Di: Pier Paolo Santi & Francesco Sinatti

camp_darby INCHIOSTRO SCOMODO 2Fin qui abbiamo scritto di un mondo che si cela dietro ad operazioni che spesso nemmeno gli addetti ai lavori conosco bene fino in fondo, un mondo impenetrabile anche per i magistrati più coraggiosi e spregiudicati che vengono “stoppati” davanti all’extra territorialità delle basi Nato. Basi disseminate su gran parte del territorio nazionale che fungono da perfetta rete logistica per mascherare vere e proprie incursioni fuori dalla legalità e in molti casi una vera e propria sottrazione di potere sovrano.

Un “organizzazione perfetta” che usufruisce di tutta una serie di appoggi logistici, entrature e uomini che frequentano senza problemi le basi della penisola. E’ qui che potrebbero muoversi molti dei cosi detti “agenti doppi” (come descritto http://www.inchiostroscomodo.com/?p=549).

Nel prossimo articolo ci occuperemo delle nuove figure che si aggirano in questi ambienti, ma per capirli dobbiamo rifarci ai “padri nobili” di questa specifica categoria. Uno di questi potrebbe essere il misterioso Guido Garelli?

“…l’uomo che ha libero accesso a Camp Darby è uno degli artefici del progetto Urano (smaltimento dei rifiuti nel corno d’Africa). Un filantropo? Non esattamente. il progetto non si occupa di aiuti sanitari o di fornitura di derrate alimentari: prevede la raccolta, lo stoccaggio di rifiuti e scorie nucleari. Merci pericolose. Pezzi di territorio africano da trasformare in mortali pattumiere, in cambio della fornitura d’armi per massacrarsi, armi che nessuna delle fazioni in lotta in quei paesi e in grado di pagare. Un doppio affare per chi fornisce armi e nel contempo smaltisce scorie nucleari, una doppia condanna per il cliente finale”

“il suo nome compare accanto a quello di Giancarlo Marocchino nell’informativa della Digos del 1994. E’ proprio lui, Garelli, il misterioso personaggio che, dopo la manovalanza di Gladio e Ordine Nuovo, ha libero accesso a Camp Darby” (ripreso dal libro “Moby Prince un caso aperto” E. Fedrighini).

Proprio fra le complesse vicende che abbiamo affrontato nelle inchieste su Somalia, rifiuti speciali e radioattivi, traffico d’armi, navi a perdere e molte delle “misteriose” trattative che hanno segnato passaggi storici della repubblica italiana, appare spesso un partito: il PSI (partito socialista italiano).

Alcuni fra i suoi uomini più rappresentativi sono spesso protagonisti di una “storia parallela” a quella che si racconta nei libri di storia moderna e contemporanea. Un percorso alimentato da misteriosi intrecci con logge massoniche, servizi segreti, organizzazioni criminali che si mascherano dietro la cooperazione internazionale e non solo. Una scia di morte punteggia tutto il percorso che, alla fine degli anni 80, vede Craxi sostenere il dittatore somalo Siad Barre.

Ma se parliamo della Somalia non possiamo trascurare la figura di Francesco Corneli uomo vicino al SISDE e ai servizi siriani con la copertura di una società: PETROCOM. Nei primi anni 90 è lui a riarmare il dittatore somalo con la copertura del Psi? Un passaggio già visto nella nostra inchiesta “diavolo rosso”. In quel periodo si definisce un asse geostrategico nel quale rientrano voli di C 130 provenienti dall’Europa dell’est, via Sicilia, che giungono in Somalia.

A questo proposito le rivelazioni anche sui traffici di rifiuti e affondamenti di navi e perdere di un ex boss della ‘ndrangheta sono una conferma:

“Della cosa…era al corrente il segretario del Psi Bettino Craxi, il quale però non seguiva questo genere di affari ma lasciava appunto che se ne occupassero i servizi.
Giovannini stesso spiegò a Nirta che per via della troppo stretta amicizia tra lui e Craxi, nota a tutti, era meglio che in futuro i rapporti fossero tenuti da Francesco Corneli e dal colonnello Stefano Giovannone, entrambi vicini al Sisde.
Infatti il mio primo contatto avvenne telefonicamente e poi di persona nel 1987 con Corneli, che vidi al ristorante dell’Hotel Barberini di Roma.
Era in occasione dell’affare con l’Enea di Rotondella. Ci serviva la copertura al porto di Livorno per caricare i bidoni, e lui ce la procurò.
Quando ci presentammo, un suo uomo ci disse che nessuno ci avrebbe disturbato, e così è stato”.
l’ex boss continua:
“…molti altri affondamenti avvennero in quel periodo, almeno una trentina, organizzati da altre famiglie, ma non me ne occupai in prima persona” (da Espresso di R. Bocca).

Allo stesso modo la flotta da pesca somala regalata dalla cooperazione internazionale (per meglio dire dall’Italia) al paese, si approvvigiona al porto di Livorno di carichi sospetti con la 21 ottobre II. Mentre tutto ciò accade, coloro che tentano di accertare che cosa effettivamente si maschera dietro ai voli umanitari per la Somalia e la flotta da pesca della SHIFCO, vengono eliminati in una impressionante sequenza di sangue che s’intreccia con i misteri più neri di questo paese.

Guarda caso, ritornando alla presenza di basi Nato sul territorio nazionale, molti dei misteriosi omicidi che stiamo collegando nelle nostre inchieste (vedi casi Sgadò – Mazzoni) sono nei pressi di basi militari, molte americane, come Camp Darby.

Quanto la politica è strumento dei servizi per mascherare e insabbiare operazioni “sporche” condotte da “agenti doppi”? Ieri era così, ma da indizi che stiamo raccogliendo sembra non sia cambiato nulla. Se nella prima repubblica erano prevalentemente uomini della DC e del PSI, oggi chi si muove in questi ambienti?

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