MAZZONI: UN CASO DA COLLEGARE ?

0

Febbraio 10, 2014 by redazione

Di: Pier Paolo Santi & Francesco Sinatti

Mazzoni inchiostro scomodo“L’ultimo sabato di Paolo Mazzoni, il 6 luglio (1996 N.d.a), non sembra diverso dagli altri: attorno alle 21.30 l’uomo parte dalla sua casa di Via Cairoli a Viareggio con la sua Golf”. (La Nazione).

Dove stava andando il tecnico della Telecom? Non lo sappiamo con esattezza. Non daremo per scontate tutte le ricostruzioni fatte all’epoca dalle Forze dell’Ordine.

“Alle 23.30 viene visto da un testimone mentre lascia la stazione ferroviaria di Pisa con un giovane alto e con i capelli lunghi: il venticinquenne russo”

Gli investigatori fecero trapelare che il russo frequentava un corso di specializzazione all’università Bocconi di Milano. Secondo la versione ufficiale il russo, per mantenersi agli studi, si prostituiva il sabato sera a Pisa per poi ritornare la domenica a Milano (niente male 300 km, oltre costi vari, per prostituirsi in strada per una sola sera). Pare, secondo questa versione, che lo studente russo conoscesse bene Mazzoni che era solito fare leva sul giovane sfoggiando la propria cultura.

“Alle 2.10 lo stesso giovane ha un incidente, sempre a Pisa, all’incrocio tra Via Bonanno Pisano e Via Risorgimento. Si scontra con una moto e fugge a piedi: i due ragazzi della moto raccontano che aveva una maglietta bianca presumibilmente insanguinata”.

Qui ci fermiamo, perché Mazzoni era già stato ucciso qualche ora prima. Ritroveranno il corpo abbandonato in un fossato, non distante da un distributore e da una carrozzeria alla periferia di Pisa. Il corpo si presentava in avanzato stato di decomposizione, nudo con varie lesioni all’addome da arma bianca. Le Forze dell’Ordine riusciranno a ritrovare il corpo solo undici giorni dopo l’omicidio, grazie ad una segnalazione anonima.

Ritorniamo al russo perché troppe incongruenze stanno demolendo il quadro investigativo. Nello stesso articolo de “La Nazione” leggiamo poche righe dopo:

“Forse non era un habituè degli ambienti gay pisani. Il testimone della stazione non lo conosceva”.

Ma allora come stanno le cose? Non veniva ogni sabato a prostituirsi? Non conosceva bene Mazzoni?

Colpo di scena, confessa dopo dodici ore di interrogatorio serrato Mihail: un rumeno! Vediamo le sue dichiarazioni: secondo Lavrente  alle 22.30 Mazzoni lo avvicina in zona stazione. Parlano per mezz’ora per poi andare a cena.

Ma Mazzoni non era stato visto andare via con un giovane alto alle 23.30? Un ‘ora dopo, dunque, l’incontro con Lavrente? Ma dove sono andati a cena? In un bar vicino alla stazione? Altrimenti non si spiegano gli orari.

Il rumeno prosegue:

“Facemmo dei giri in città .Poi passammo davanti ad alcune case. Mazzoni mi diceva che erano della Caritas e là avrei potuto trovare ospitalità” (Il Tirreno)

Ma non era con il russo? Come si fa a scambiare i due sospettati l’uno con l’altro? Proseguiamo:

“Poi, la Golf della vittima, imbocca l’Aurelia per fermarsi in uno spiazzo a ridosso di un distributore di benzina. Parcheggiata poco distante c’era un’altra auto, di colore scuro, a fari spenti. Chiesi al Mazzoni – ha continuato il rumeno – “Perchè ci siamo fermati qui?. E lui per tutta risposta comincia a pronunciare`qualcosa di sessuale. Cose perverse”. Secondo la deposizione del Lavrente, la vittima avrebbe tirato fuori una lama, (arma mai ritrovata), e avrebbe intimato al rumeno di spogliarsi. “Avevo paura” – ha detto Lavrente- “così, approfittando del fatto che Mazzoni si stava togliendo la maglia, uscii dal finestrino,aperto a metà, in quanto la portiera dell’auto non si apriva da dentro”. Mazzoni lo avrebbe seguito fuori, sempre con il coltello in mano. “Non sapevo che cosa fare. Vedevo la lama venirmi addosso” ”

Complimenti per le qualità atletiche del giovane rumeno, non è semplice uscire in un batter d’occhio da un finestrino mezzo aperto, con dentro un aggressore. Altro punto da chiarire: qual’era il motivo per cui si erano appartati? Seguendo la testimonianza del rumeno, apprendiamo che non era un habituè degli ambienti omosessuali Pisani. Ma da altri resoconti emerge che i due avrebbero prima negoziato una prestazione, non rispettata in un secondo tempo dal tecnico Telecom. “La Nazione” del 19 luglio riporta:

“Prima una vivace discussione nel chiuso dell’auto, per concordare prestazioni molto particolari, poi una violenta lite quando il giovane rumeno non ha accettato di dar seguito alle richieste di certe situazioni, lite sfociata nell’omicidio”

Siamo nuovamente perplessi, perché la versione dello stupro a questo punto non “tiene”. Oltretutto bisogna capire a cosa si riferisce Mazzoni nel chiedere “certe situazioni”. Investigativamente dobbiamo domandarci che tipo di cliente era Mazzoni. Un omosessuale passivo, attivo o entrambe le cose? Aveva un profilo da aggressore? Non sembra. Durante l’inchiesta vengono fuori una o due valigette piene di falli, parrucche e altri strumenti. La vittima li utilizzava per se stesso ( in questo caso il rumeno doveva essere solo partner “attivo”e non doveva in tal caso avere delle preoccupazioni ), oppure dovevano essere utilizzate su di lui? A questo punto il rifiuto del giovane potrebbe avere un senso.

L’arma del delitto? Mai stata trovata! Anche qui una stranezza. Ulteriore elemento da valutare è se il Mazzoni sia o meno uscito dalla macchina seminudo. Proseguiamo con il racconto dell’imputato:

“Lo colpii con una pietra raccolta in terra. Il dipendente della Telecom, ferito, sarebbe tornato in auto, raggiunto subito dopo dal Lavrente, che voleva riprendersi la giacca che aveva lasciato nel sedile posteriore con dentro il passaporto. Il rumeno ha raccontato di aver aperto la portiera dell’auto (lato passeggero), tenendo nell’altra mano la pietra per difendersi. Ma una volta dentro l’abitacolo, il Mazzoni l’avrebbe aggredito, cercando di violentarlo.“Ho cominciato a colpire da tutte le parti, ma solo per difendermi. Non so quanto sia durato”. Consumato l’omicidio, Lavrente ha dichiarato di aver trascinato il corpo, dopo avergli legato la testa con un laccio, nel fosso che costeggia l’Aurelia. Di avergli tolto i pantaloni, in quanto i suoi sporchi di sangue, e di aver gettato lui stesso, prima di fuggire, anche le due valigette, trovate nel porta bagagli dell’auto, contenenti una parrucca bionda, una sciarpa bianca e falli di plastica. Pur non sapendo guidare il rumeno “riuscito ad arrivare in via Bonanno,dove ha abbandonatola la Golf” ”.

Altre contraddizioni? Un uomo aggredito tende a fuggire, non a ritornare verso l’aggressore anche se ha dimenticato la giacca in auto. Dopo una simile colluttazioni è presumibile che entrambi fossero intrisi di sangue. Lavrente afferma di essersi appropriato dei pantaloni di Mazzoni. Ma è possibile che i pantaloni del tecnico colpito violentemente più volte siano ancora in condizioni di poter essere indossati? Perché si sarebbe attardato, in un momento così frenetico e di forte emotività, ad aprire il bagagliaio della vettura e a buttare nel fosso le valigette?

Colpo di scena! Il rumeno compie un giro lungo per Pisa, ritornando verso il centro cittadino pur non sapendo guidare: complimenti!

A questo punto è difficile stabilire come sono andate veramente le cose, sta di fatto che il Tribunale darà ragione alla tesi della difesa.

Non tornano parecchie cose, siamo convinti che il caso di Giovanni Sgadò (vedere “Appuntamento a Luni”) si possa collegare con quello di Mazzoni, per una serie di analogie. Il rumeno potrebbe non essere l’assassino ma solo una pedina. Per coprire cosa? Il tecnico della Telecom, che lavorava anche sulle intercettazioni in collaborazione con le Forze dell’Ordine, cosa aveva sentito? Aveva registrato qualcosa che nessuno doveva sapere? E il giovane russo che fine ha fatto? Nel prossimo articolo analizzeremo le analogie fra i casi Sgadò e Mazzoni (omicidi avvenuti a distanza di pochi giorni e a pochi chilometri di distanza). Non scordiamo le loro professioni. I due omicidi sono da inserire in un contesto più ampio dove sono coinvolte mafia e possibili “gruppi” deviati delle Forze dell’Ordine?

Riproduzione Riservata


0 comments »

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.