GRUPPO DI FUOCO

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Gennaio 24, 2014 by redazione

Di: Pier Paolo Santi & Francesco Sinatti

 trame di potere Stagno“STAGNO Antonio è soggetto che ha disponibilità di armi, uomini, ed ha la capacità progettuale di organizzare e portare a termine un delitto di questo tipo, come emerge dal progetto omicidiario contro ELIA Francesco, nel quale egli si è avvalso proprio di DANIELE e CASTAGNELLA, con i medesimi ruoli rivestiti nell’omicidio CRISTELLO”.

Le 110 pagine dell’ordinanza di applicazione di misure coercitiva (Operazione Bagliore) danno l’impressione di essere un copione per la sceneggiatura di un film. Fra i protagonisti Antonio Stagno: un uomo che potrebbe offrire sorprese nel complesso mondo criminale della ‘ndrangheta, referente dei Giampà in Brianza. Sta facendo discutere la nostra inchiesta partita da due articoli: “Genesi di una nuova federazione criminale” e “Le due holding ‘ndranghetiste”. Mettono a nudo una realtà scomoda, soprattutto per i così detti “salotti culturali antimafia”, legati a vecchi schemi.

Avevamo indicato Stagno come possibile referente armato della prima holding ‘ndranghetista creatasi in questi ultimi anni.

Stagno è uomo pericoloso e imprevedibile, la sua ambizione segna la sua storia personale. Tutti coloro che hanno avuto a che fare con lui, o sono morti o si sono “inaspettatamente” e successivamente pentiti, cosa rara per la ‘ndrangheta. Per quali motivi? Per proteggersi da un uomo che ordina ed esegue esecuzioni stile padrino? Per proteggersi dall’uomo che sta divenendo il braccio armato della nuova alleanza fra famiglie? (anche se dietro le sbarre). Resta una vicenda tutta da chiarire.

Uomo pericoloso, meticoloso e dallo stile vendicativo:

“…STAGNO Antonio abbia voluto far visionare personalmente il luogo dell’attentato ai cugini CAPPELLO. Ulteriore conferma del suo ruolo di organizzatore del progetto e punto di riferimento degli uomini preposti a compiti operativi, è la trasmissione a STAGNO, da parte di DANIELE Giuseppe, di un sms con il quale si segnalano gli spostamenti di Elia Francesco. Come si vedrà più specificamente analizzando la posizione di DANIELE Giuseppe, questi in data 5.3.2009, alle ore 18.55, inviava un sms a STAGNO Antonio il cui testo era: ;’in questo momento il nostro amico con la mini e al bar “. Dal momento che ELIA Francesco in quell’epoca aveva in uso una autovettura Mini Cooper, e che sia lui che DANIELE all’orario del messaggio risultano impegnare la cella localizzata a Mariano Comense (CO), appare inequivoca da un lato l’attività di basista di DANIELE, e dall’altro il ruolo di coordinatore e organizzatore di STAGNO.”

Si potrebbe obiettare che Stagno era un “pesce piccolo” nel vasto panorama dei boss ‘ndranghetisti. Tutto vero, ma il “nostro uomo” sa muoversi bene fra le alleanze e gli equilibri dei locali. Lo dimostrano i fatti:

“Per attuare i propri propositi criminosi, tuttavia, STAGNO Antonio aveva la necessità di un tramite autorevole che lo mettesse in contatto con NOVELLA Carmelo perché egli non avrebbe mai potuto, in ragione del ruolo rivestito dal Novella nella ‘ ndrangheta, rivolgersi direttamente a quest’ ultimo (a pagina 5 dell ‘ interrogatorio del 26 novembre si legge: ” … .perché Antonio Stagno non avevo questo rapporto direttoo con loro, non l ‘avrebbero neanche calcolato. Se non vi presentate da un ‘altra persona portati da una persona diciamo di un certro spessore, non è che quello vi riceve e andate a parlare di determinate cose. Allora gli imputavano questi passaggi a lui, dice “Sì, sei stato tu che l ‘hai portato là, così hanno potuto fare, organizzare e tutto. Quindi c ‘entri pure tu “, gli davano questa …. “).

Tale “canale” fu rappresentato da Nino LAMARMORE, capo della locale di Limbiate, la cui moglie è cugina della moglie di STAGNO Rocco e fu proprio in ragione della parentela esistente tra le due donne che STAGNO Antonio poté, dietro intercessione di STAGNO Rocco e per il tramite di Nino LAMARMORE, entrare in contatto con NOVELLA Carmelo ed ottenere da questi l’assenso e l’aiuto logistico per la realizzazione dell ‘omicidio ai danni di CRISTELLO Rocco.

Per le ragioni sue esposte, dunque, i CRlSTELLO imputavano a STAGNO Rocco, tra le altre cose, anche di avere fatto da tramite tra STAGNO Antonio e NOVELLA Carmelo mettendo il primo in contatto con il secondo attraverso Nino LAMARMORE”.

Chi è Antonino Lamarmore (detto Nino)? Il boss lo ritroviamo anche nella eclatante operazione “Infinito”. Leggendo tutte le 791 pagine ci possiamo fare un idea della vastità degli intrighi calabresi:

“TRIBUNALE ORDINARIO DI MILANO

Ufficio del Giudice per le indagini preliminari

foglio nr. 496

LAMARMORE Antonino

LAMARMORE Antonino, originario di Montebello Ionico (RC), risiede in Limbiate (MI) dal 1976 e gestisce una piccola impresa individuale operante nel settore edile.

Pregiudicato per detenzione di armi da guerra ed esplosivo, e fratello di LAMARMORA Giovanni (la difformità del cognome e evidentemente dovuta a un errore di registrazione all’anagrafe), condannato all’ergastolo e gia capo locale. LAMARMORE Antonino regge per contro del fratello la locale di Limbiate, ma soprattutto ha rivestito la carica di Mastro Generale della Lombardia. Come di seguito si dirà la sua nomina a Mastro Generale e opera di NOVELLA Carmelo ed il suo ruolo e stato quello di elemento di raccordo tra le varie locali e anche punto di riferimento degli affiliati per le ambasciate da e per la Calabria. In ragione di tale sua carica ha altresi avuto un ruolo da “notaio” in occasione del conferimento delle doti agli affiliati delle varie locali ed e anche stato chiamato a dirimere secondo il metodo ’ndranghetista le controversie insorte.”

Riteniamo che parte del gruppo di fuoco di Stagno sia tutt’ora attiva sul territorio. I tre sequestratori di Doxan potrebbero averne fatto parte (vedi Genesi di una nuova federazione criminale). Stagno è ancora attivo (si evince dalla partita di una tonnellata di cocaina a Pallerone (Ms) e dal sequestro Doxan), nonostante sia in carcere. Un impedimento di poco conto poiché continuava indisturbato a dare disposizioni ai suoi picciotti anche da “dentro”. Chi fece da “staffetta” tra il carcere e l’esterno? Una donna? Come nel caso di altri boss legati al clan Giampà?

Fino a quando questo gruppo di fuoco sarà in circolazione Stagno, di fatto, va considerato estremamente pericoloso e capace di nuovi accordi e alleanze. È possibile che i suoi uomini abbiano compiuto altri atti violenti e forse omicidi? Occorre, dunque, una accurata analisi degli avvenimenti negli ultimi due anni per valutare il pericolo.

Alcune preoccupazioni sono presenti nella parte finale del documento dell’ ORDINANZA D’APPLICAZIONE DI MISURA COERCITIVA  Operazione “Bagliore”:

“ … 2. vi è la necessità di individuare gli ulteriori soggetti, in parte calabresi, che hanno partecipato alla fase esecutiva dell’azione omicidi aria di CRISTELLO Rocco;

3. devono essere individuate e recuperate le armi (solo quelle dell’omicidio NOVELLA dovrebbero essere state distrutte) al fine anche di procedere alle comparazioni balistiche, nonché ulteriore armamento nella disponibilità degli indagati o di altri soggetti loro vicini

4. occorre evitare la precostituzione di alibi attraverso parenti e lo amici compiacenti”

Le armi sono un’altra “pista” importante da battere. Sappiamo che gli Stagno e soprattutto i Giampà sono da sempre trafficanti d’armi, quindi non dovrebbero avere difficoltà a ottenerle. Stiamo approfondendo un caso in particolare che ci ha colpito: Antonio Stagno si era vantato di prendere alcune pistole direttamente da un ingegnere della Beretta. Chi era? È già stato segnalato dalle forze dell’ordine alla Procura, oppure è un indagine allo stato embrionale?

Per “scovare” il gruppo di fuoco di Stagno è necessario scavare nel clan di Lamarmore e di Novella? È proprio da questi presupposti che partiremo nei prossimi articoli.

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