IL VASO DI PANDORA

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Dicembre 27, 2013 by redazione

DI: Pier Paolo Santi & Francesco Sinatti

vaso di pandora inchiostro scomodoIl diavolo spesso si nasconde nei dettagli, soprattutto se sono elementi chiave per capire uno scenario più ampio. Sarà per questo che ci piacciono i dettagli. La nostra inchiesta sulle cave sta mettendo in luce aspetti fino ad ora trascurati. Partendo da Carrara per arrivare nel cuore della Calabria il filo d’Arianna è il granulato di marmo.

MUTO. Sappiamo che il granulato di marmo scherma molto bene le radiazioni o altre emissioni. La ‘ndrangheta lo ha sempre saputo. Basta fare un sopraluogo a Serra d’Aiello, il paese che sovrasta la valle dell’Oliva. Qui si trova una discarica abusiva schermata proprio da granulato di marmo. Una specie di tombatura dove sotto si trovano scorie e rifiuti d’ogni genere, fino a venti metri di profondità. Inutile sottolineare i danni provocati all’ambiente e agli abitanti. Eppure un assordante silenzio. La zona è vicino ad Amantea, guarda caso controllata dalla cosca dei Muto (vedere operazione Nepatia). Si badi bene non vogliamo in alcun modo collegare i Muto presenti nelle cave di Carrara con questi Muto, anche se provengono entrambe da Cutro. Sono i soliti casi della vita. Altro caso: a quanto riferiva il pentito Francesco Fonti, referente della Famiglia Romeo,nel mare di Cetraro fu affondata la famosa nave dei veleni “Cunsky” con la collaborazione di Franco Muto. Non solo, i Muto sarebbero coinvolti in altri due affondamenti: quelli della “Yvonne A” al largo di Maratea, e della “Voiaris Sporadis” non distante dalle spiagge di Gensano. Fermi tutti! Ma cosa sta succedendo? Non è che c’è un collegamento tra le cave di Carrara, le navi dei veleni che partivano dal porto di Marina di Carrara e le discariche abusive in giro per l’Italia? Perfino la “Rigel” fu schermata con granulato di marmo e blocchi di cemento. In tutte queste operazioni la cosca Muto sembra essere di supporto con mezzi e uomini. Diverse operazioni, come”Overloading ,Hummer, Cartesio e Tela di Ragno”, hanno rivelato l’attenzione dei Muto nei confronti di Emilia Romagna e Toscana. Dei Muto non bisogna stupirci, ottimo curriculum niente da dire.

Da questo passaggio il lettore può comprendere perché insistiamo spesso sulle cave di Carrara. Potrebbero essere il “trait d’union” fra diverse indagini.

Il metodo della schermatura con il granulato di marmo coincide cronologicamente con il modus operandi usato per le navi dei veleni: siamo alla fine degli anni 80 inizio anni 90. Gli stessi anni in cui la ‘ndrangheta e la camorra s’infiltrano nelle cave di Carrara al termine della strategia dello stragismo di Cosa Nostra (93-94)? Bisogna fare un po’ di storia. Nel Libro: “La Provincia del Silenzio” avevamo descritto con dovizia di particolari le attività di Cosa Nostra in terra Apuana, rappresentate dalla Banda di Montignoso e dal potere di Musumeci in Versilia. Furono una serie di sanguinose faide, nella fascia fra Livorno e La Spezia, a decretare la fine di Cosa Nostra in zona,che  guarda caso coincide proprio con lo stragismo di Riina e l’intervento “obbligato”dello Stato. A colmare il vuoto ‘ndrangheta e camorra, come è accaduto nella gran parte della penisola. Proprio questo  passaggio di testimone affaristico – mafioso potrebbe darci la chiave di lettura dell’entrata nella cave di Carrara di famiglie ‘ndranghetiste. Un debutto dettato molto probabilmente dal sub affitto illecito da parte di società e ditte che non avevano i mezzi (ma solo  autorizzazioni) per la gestione delle cave. Un ottimo affare per i calabresi e camorristi.

1518553_574591895956609_482285719_nAFFARI DI COSA NOSTRA.   Cosa Nostra aveva diversi investimenti in zona. All’inizio i riflettori vengono puntati sulla Sam-Imeg, acquistata dal gruppo Ferruzzi. Gruppo guidato da Raul Gardini, spregiudicato capitano d’industria suicidatosi allo scoppiare dello scandalo “mani pulite”. Gardini avrebbe fatto entrare nella Calcestruzzi (di Ravenna) la mafia. In un secondo momento la Calcestruzzi porta a termine consistenti affari tra cui l’acquisto de “La Sam” e “Imeg” che detenevano il 65% delle cave. L’omicidio dell’imprenditore Alessio Gozzani riporta in primo piano proprio le due società (9 aprile del 91). L’imprenditore aveva cercato in tutti i modi di ostacolare Girolamo Cimino presidente della Sam-Imeg, cognato niente meno che del boss di Cosa Nostra Antonino Buscemi.

Gli scandali legati a Cosa Nostra non finiscono: nel 2008 la guardia di finanza e la polizia di Trapani sequestrano otto società in odore di mafia. Una controllava un deposito di marmi a Carrara: la GMS Import Export. Siamo venuti a conoscenza di cose interessanti ma le scriveremo prossimamente.

Ma adesso come stanno le cose? Si tratta di capire dove la ndrangheta e la camorra hanno colmato il vuoto lasciato da Cosa Nostra. È qui che dobbiamo aprire “il vaso di Pandora”.

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