IL BOSCO DI SATANA

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Dicembre 13, 2013 by Pierpaolo Santi

Quella che stiamo per affrontare è una inchiesta tipica d’inchiostro scomodo: “live”. Da un semplice caso di suicidio entreremo in un mondo di morte e pazzia. Un fascicolo tutt’ora aperto in Procura: come sempre stiamo affrontando un caso irrisolto. Un inchiesta dove l’attività giornalistica sul campo è fondamentale.

maligno inchiostroscomodoIN ARCHIVIO.  Controllare vecchi giornali in archivio mi suscita emozioni contrastanti, spesso di disagio. Questo avviene quando cerco articoli degli ultimi venti anni: ho sempre il timore di trovare nominativi di persone conosciute. Una volta mi è capitato di vedere nella lista degli indagati per un grave reato, una persona che conoscevo bene. Citarlo in un inchiesta non fu emotivamente facile. Sapere cosa hanno scritto i colleghi prima di te e conoscere le dichiarazioni degli inquirenti è fondamentale per il lavoro di giornalista. Mezzogiorno. Da li a poco l’archivio avrebbe chiuso, finalmente scovai tra i faldoni i “pezzi” che cercavo. Cronaca del ritrovamento di due corpi a distanza di due anni l’uno dall’altro, nei boschi della Lunigiana in provincia di Massa-Carrara (Toscana). Tra le poche certezze del caso la consapevolezza che ad uccidere uno dei due uomini era stata una setta satanica.

L’INIZIO DELL’INCUBO.  7 settembre 1996. Fabio Rapalli viene ritrovato morto in un bosco di Montelungo nella zona del Pontremolese. Aveva 31 anni. Sparito da Montù Beccaria (Pavia) cinque mesi prima, lo ritrovano impiccato in stato di mummificazione. Chiari i segni di una messa nera in quel luogo. Fin da subito sorgono dubbi sulla tesi del suicidio.

LO STESSO BOSCO.  Nel 1998, due anni dopo, a pochi metri di distanza da dove era stato rinvenuto Rapalli, trova la morte Roberto Bossi. Altro suicidio? Roberto avrebbe ingerito soda caustica. Si scoprirà in seguito che i due si frequentavano.

QUALCOSA NON QUADRA.   Conoscendo bene il giornalista che si occupava della vicenda, non esitai ad andare a trovarlo alla Redazione del “La Nazione” di Massa.

Erano le 18.30. L’ora peggiore per far visita in redazione perché i pezzi dovrebbero essere già consegnati, salvo imprevisti. Mi ricevette con la solita cortesia e disponibilità.

“Ciao Alberto, perdonami il disturbo”.

“Cosa posso fare per te?”

“Il caso Rapalli e Bossi immagino che ti dica qualcosa”

“Direi proprio di si, perché?”

Nel corso degli anni aveva scritto diversi articoli sul caso. Raccolse e stampò le sue pubblicazioni per facilitarmi.

In un angolo della redazione parlammo con calma del fascicolo da cui aveva tratto due fogli: uno datato 2010 l’altro 2011. Indicò con il dito i punti da lui ritenuti importanti.

“ Prima di tutto devi partire da questi elementi…”.

Riporto un breve estratto di quello che leggemmo insieme:

“ Quando fu scoperto il cadavere si parlò subito di suicidio, ma questa ipotesi non ha mai convinto gli inquirenti. Alla fine degli anni novanta, infatti, fu aperta un’inchiesta per istigazione al suicidio che non portò a nulla. Nel 2008 l’allora procuratore capo del tribunale di Massa, dottor Umberto Panetta, riaprì il fascicolo e affidò le indagini ai carabinieri di Stradella, nell’Oltrepò pavese, la terra di Rapalli. Ma non emersero elementi tali da dar corpo alle ipotesi di istigazione al suicidio o di omicidio. Restavano senza risposta molti interrogativi. Si arriva così al 19 ottobre dello scorso anno quando in un servizio del Tg5 a cura del collega Capresi un fuoriuscito dalla setta Bestie di Satana rivela che il ventiseienne Doriano Molla, trovato il 26 dicembre del 2000 nella vallata del Diavolo, nel Parco del Ticino a Cavaria con Premezzo, cioè in un bosco e impiccato a un albero, come Rapalli, “fu ucciso dalla setta” e che “sarebbe dovuto sembrare un suicidio ma ci fu uno sbaglio”. Un episodio isolato o ci sono stati altri omicidi mascherati da suicidi? Il dubbio che quell’ex affiliato alle Bestie di Satana sapesse di altri casi analoghi era legittimo”.2011 01 24

Nell’altro foglio :

Secondo nuove rivelazioni Fabio Rapalli, imprenditore dell’Oltrepò pavese trovato impiccato a un albero in un bosco di Pontremoli nel settembre di quattordici anni fa, potrebbe essere la vittima di un omicidio. L’ipotesi del suicidio non ha mai convinto del tutto gli inquirenti. All’inizio del Duemila, infatti, fu aperta un’inchiesta per istigazione al suicidio che fu poi archiviata. Nel 2008 l’allora procuratore capo del tribunale di Massa, dottor Umberto Panetta, riaprì il fascicolo e affidò le indagini ai carabinieri di Stradella, nell’Oltrepò pavese, la terra di Rapalli. Ma non emersero elementi tali da dar corpo alle ipotesi di istigazione al suicidio o di omicidio. Restavano però senza risposta molti interrogativi.

E arriviamo ad oggi, al 19 ottobre scorso quando al Tg5 il collega Paolo Capresi ha intervistato un fuoriuscito della setta delle Bestie di Satana. L’ex adepto ha dichiarato che il ventiseienne Doriano Molla, trovato in un bosco il 26 dicembre del 2000 nella vallata del Diavolo, nel Parco del Ticino a Cavaria con Premezzo, impiccato a un albero come Rapalli, “fu ucciso dalla setta” e che “avrebbe dovuto sembrare un suicidio ma ci fu uno sbaglio”. 2010 10 26

“ Negli articoli compare spesso il nome di Venturini. È l’investigatore privato della famiglia Rapalli?”

“Si. Ti consiglio d’incontrarlo”.

Avevo già sentito parlare di Luca Umberto Venturini, divenuto investigatore privato dopo anni di esperienza nell’Arma dei Carabinieri. Lo chiamai il giorno seguente dopo aver parlato con il collega del “La Nazione”. Durante la conversazione non esitò a confessarmi la frustrazione nell’appurare la lentezza delle indagini. Nonostante gli sforzi per riaprire il caso, la procura incaricata era in alto mare. Fissammo un incontro. Per entrambi sarebbe stata una verifica sul campo. Nel mondo dell’investigativa regna una certa diffidenza nei confronti delle persone che s’incontrano per la prima volta. Non sai mai chi puoi trovarti di fronte. Con Venturini non ci furono problemi. Tra un “toscano” e un caffè cominciammo a discutere di vari argomenti. Ci lasciammo con l’accordo per un intervista davanti alle telecamere.

In questa inchiesta non avrei mai pensato che l’odore di morte fosse così forte. Nel prossimo articolo seguiremo una pista che ci riporta a casi analoghi.

Riproduzione Riservata

 

il VIDEO http://www.inchiostroscomodo.com/?p=824

 


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