ACCERCHIATI!

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Dicembre 8, 2013 by redazione

Di: Pier Paolo Santi & Francesco Sinatti

InchiostroScomodo CavaVitiL’INGRESSO PER L’INFERNO. Sono occorsi due anni d’intenso lavoro giornalistico per mappare il reticolo di connivenze tra aziende, personaggi pubblici e municipalizzate. Adesso è tutto chiaro. Per capire la nostra storia bisogna tenere presenti i luoghi (Emilia-Romagna, Liguria e Toscana), lo scenario (di omertà), e gli affari tra politica e aziende (appalti). Poi arriva puntuale la mafia e nessuno la vede. Ci sono serviti due anni d’intenso lavoro per capire che siamo accerchiati. http://www.inchiostroscomodo.com/?p=90 .

Invitiamo i nostri lettori (anche quelli stranieri) a diffondere l’articolo ai propri amici e conoscenti, perché si sappia che cosa sta accadendo nella piccola provincia Apuana: crocevia di traffici tra nord e sud, piattaforma criminale ideale per accedere alla Toscana (considerata erroneamente una regione immune dalla mafia).

Ricolleghiamo brevemente tutti gli scenari che abbiamo indagato durante il nostro percorso.

Partendo da questa provincia siamo riusciti indirettamente a ipotizzare l’esistenza di due holding ‘ndranghetiste (dopo l’operazione “Caucedo”). http://www.inchiostroscomodo.com/?p=151 e http://www.inchiostroscomodo.com/?p=161 . Nonostante un forte ostracismo, anche di alcuni colleghi, stiamo cercando di far capire all’opinione pubblica che andrebbero riaperti due processi chiave, appena conclusi, per gli assetti ‘ndranghetisti nelle due holding. http://www.inchiostroscomodo.com/?p=214 . Abbiamo cercato di comprendere se affari immobiliari che partivano dall’Emilia-Romagna e arrivavano fino al Forte dei Marmi (Lucca) non fossero gestiti dalla Sacra Corona Unita (SCU), in collaborazione con la prima holding ‘ndranghetista. http://www.inchiostroscomodo.com/?p=284 .

Per quanto riguarda il fronte camorrista abbiamo sempre denunciato “sprechi organizzati” e la presenza dei Casalesi nelle aziende municipalizzate dei rifiuti Apuane e Spezzine, mettendole in collegamento con altre società sul territorio nazionale http://www.inchiostroscomodo.com/?p=192 . Ci accusavano di allarmismo. Era vero? Sembra di no, perché poco dopo cominciarono una serie di arresti proprio in terra Apuana collegati al clan dei Casalesi. http://www.inchiostroscomodo.com/?p=209  http://www.inchiostroscomodo.com/?p=200 . http://www.inchiostroscomodo.com/?p=227 .

IL CERCHIO SI STRINGE.  Era necessario fare una sintesi dei punti salienti delle nostre inchieste per giungere ad un passaggio fondamentale. È risaputo dagli addetti ai lavori che tra la Liguria e l’Emilia esiste un cordone ombelicale fra famiglie indicate come referenti per la ‘ndrangheta che si spartirebbero appalti di ogni genere, prevalentemente pubblici. Ricorrono spesso due famiglie: i Mamone (con la Eco.Ge), specializzati nelle bonifiche e i Muto per i trasporti e movimentazione terra. Inutile negare i rapporti con molte amministrazioni ed enti locali. Dopo il terremoto che sconvolse l’Emilia, si da il caso che a far fronte alla ricostruzione si presentano immediatamente alcune ditte in odore di ‘ndrangheta. Una di queste è  la Bianchini Costruzioni di San Felice sul Panaro, estromessa dalla “white list” ( aziende completamente trasparenti adatte ad assegnazioni di appalti pubblici).

Durante un lungo e complesso lavoro investigativo, gli inquirenti hanno “scovato” elementi inseriti nelle ‘ndrine locali che hanno avuto a che fare direttamente o indirettamente con la ditta Bianchini. Da questi elementi sono emersi collegamenti con la cosca Grande Aracri. Nell’inchiesta un nome in particolare: Virginio Villani, presente nel consiglio di amministrazione di una società dei Muto. I Muto, vale la pena precisare, sono da tempo collegati proprio con i Grande Aracri. Sul versante ligure la situazione è altrettanto allarmante. A questo punto entrano in scena le cooperative, tanto desiderate dalla sinistra italiana: la Coopsette e Unieco. Entrambe avrebbero affidato subappalti alla Eco.Ge dei Mamone, precisamente di Gino. Come mai tutte queste relazioni con la criminalità organizzata? Episodi sporadici?

CAVE.  Se si conferma la presenza dei Muto nelle cave di Carrara (zona Apuana), allora siamo sulla strada giusta. La Dia sta indagando su infiltrazioni mafiose proprio alle cave di Carrara, ma c’era già stato un piccolo segnale trascurato da tutti. Nell’aprile 2011 le istituzioni annunciano, contro voglia, di aver bloccato ditte sospette. Fu fermato anche un camionista. Ma la cosa finì li. Adesso, avendo di fronte uno scenario più vasto ci domandiamo se non fossero stati coinvolti anche i Muto. Torneremo sulle cave di Carrara ma teniamo a precisare che quanto fin ora esposto dalla Procura è solamente un frammento insignificante ( il nero) di una serie di “maneggi” che durano da decenni senza che nessuno “batta ciglio”. Auspichiamo, infatti, che la Dia non  stia indagando solo sul “nero” ma su alcune ditte locali che hanno subappaltato a soggetti poco raccomandabili. Dopo questa breve parentesi DOVUTA, ci spostiamo in una ex cava nella zona di Montignoso ( Massa-Carrara).

FACCIA A FACCIA. Il sito della ex cava Fornace, meglio conosciuta come Cava Viti, è da tempo oggetto di fortissime polemiche da parte della popolazione locale. Il motivo è semplice: vengono stoccati rifiuti pericolosi, mentre la cava era stata autorizzata per rifiuti di altro tipo. Allarmante la presenza di una fiduciaria al 26%. nella compagine sociale della Programma Ambiente Apuane ( società che gestisce la cava). La fiduciaria è denominata “Santa Caterina”  e ad averla concepita è un personaggio noto ai nostri lettori: Giulio Andreani. Abbiamo interpellato il consigliere Stefano Benedetti che aveva denunciato irregolarità, confermandoci quanto sostenuto all’epoca ai giornali locali:

«Le dichiarazioni da Giulio Andreani rilasciate al Tirreno sulla questione legata alla sua società Santa Caterina Srl, proprietaria di quote all’interno della Programma Ambiente Apuane Spa nella gestione della discarica all’ interno della Cava Viti, dal punto di vista giuridico sono gravissime, poiché mettono in risalto una ipotesi di reato previsto dalla legge antimafia…”.

Dal canto suo Andreani candidamente replicò:

«E’ vero che ho le quote della Santa Caterina srl che è socia della Programma Ambiente Apuane spa, ma sono intestate a me in maniera fiduciaria da parte di alcuni imprenditori».  

E precisa:

«Se non si vuole apparire le quote di una società possono essere intestate ad una fiduciaria, oppure ad un professionista e questo è il caso della Santa Caterina».

Ma allora come stanno le cose, perché un anno prima Andreani sostiene una tesi diversa, riferita al caso da noi trattato con Massa Servizi?

«… ma non occorre una grande conoscenza di vicende societarie per essere consapevoli del fatto che non è affatto normale che un soggetto, tanto più se pubblico, non conosca la effettiva identità dei suoi partner”.

Abbiamo condotto un analisi più approfondita e la ex cava Viti è risultata ancora piena di sorprese.

Nel 2012 la cava di Montignoso riceve la bellezza di 314.020 chili di terre e rocce di scavo provenienti dall’ex cava Bargano, nel comune di Villanova del Sillaro, in provincia di Lodi. Solo per questo motivo chi si interessa di corruzione e infiltrazioni mafiose alza le antenne. Ma proseguiamo. Siamo andati subito a controllare chi ha effettuato i trasporti. Udite, udite: è la FURIA SRL di Fidenza (Parma)! Nel 2013 una indagine sulla Bonifica di Cornigliano (Genova) vede indagati 14 imprenditori. Secondo la Procura la situazione è grave: un cartello di imprenditori ha cercato di spartirsi illecitamente una fetta di appalti a Genova da venti milioni di euro. Fra gli indagati due nomi importanti, due nomi che ricorrono nella nostra inchiesta: Gino Mamone ( Si, si proprio lui, quello segnalato dalla Dia come punta di riferimento ‘ndranghetista in Liguria) e Gino Furia. Ma chi, il titolare della Furia Srl di Fidenza che ha trasportato i materiali tossici da Lodi a Montignoso? Ma allora siamo messi male: siamo circondati! La storia non finisce qui, andremo avanti con il prossimo articolo.

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