CAMORRA nelle APUANE: ARRIVERANNO “I PEZZI GROSSI”?

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febbraio 27, 2018 by redazione

 

Di: Pier Paolo Santi & Francesco Sinatti

 

Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.❞(principio della rana bollita)

PENSIAMO adesso ad un contrasto della Criminalità organizzata autoctona e riflettiamo: DOVE SI ALIMENTA? Non certo nel cuore dell’azione delle loro roccaforti… QUINDI colpire sistematicamente la loro presenza nelle PROVINCIE ITALIANE. ALLA FINE NON POTRANNO PIÙ avere margine di manovra, restando solo con contatti esteri dove il contrasto dovrà essere legato alle INTERCONNESSIONI.

L’esigenza di potenziare l’investigativa nelle piccole realtà del centro e del nord deve essere una priorità. Sarà descritta in una prossima pubblicazione. Spesso ci soffermiamo ancora sul termine RISCHIO INFILTRAZIONE quando da ANNI siamo alla fase successiva: IL RADICAMENTO

CAMPANIA: ZONA SAN GIOVANNI TEDUCCIO. Nella zona di San Giovanni T la situazione è particolarmente calda: si sono creati presupposti di violente tensioni per il controllo territoriale tra i Rinaldi-Reale e il clan dei Mazzarella predominante in via assoluta prima di essere in difficoltà per gli ultimi arresti ed ulteriori conflitti all’interno di alleanze (come nel caso dei Formicola). Il clan egemone non intende,però, perdere terreno soprattutto perché il suo piccolo impero si basa su una espansione in diverse provincie italiane. LA PROVINCIA APUANA non fa eccezione ed è stata attenzionata dalla mala di San Giovanni e Ponticelli (dove, anche se con maggiori difficoltà per la raffica di arresti, si riscontra la presenza del clan De Micco): quello che stiamo per riportare potrebbe essere l’esempio ideale, tra molte altre realtà, nella linea d’azione appena proposta finalizzata all’isolamento dei clan.

ZONA MASSA. Gli uomini della squadra mobile di Massa Carrara eseguono una serie di arresti in coordinamento con la DDA di Napoli. Il gruppo composto da soggetti del luogo avevano legami con la mala di San Giovanni

“le partite di droga venivano stoccate e destinate ad alimentare la fiorente vendita al dettaglio nelle piazze di spaccio partenopee, con particolare riferimento a quelle attive tra il «Bronx» del Rione Pazzigno, a San Giovanni, e nei «lotti» di Ponticelli un tempo feudo del clan Sarno. Gli arrestati avrebbero gestito anche altri introiti rifornendo di stupefacenti altre regioni, a cominciare da Lazio e Toscana (in particolare verso Latina e Massa Carrara)”.

https://ilmattino.it/napoli/cronaca/camorra_droga_clan_de_micco_mazzarella-3561533.html

AFFRONTIAMO ORA IL FATTORE CONTRASTO.

Come Inchiostro Scomodo stiamo da tempo mappando la criminalità organizzata (compreso la camorra) in zona Apuana, convinti che sia strategica  a tal punto da poter fare la differenza in alcuni traffici di notevole importanza. Sopprimere ogni “roccaforte” criminale nella zona equivale a CONTRIBUIRE all’indebolimento di un determinato clan nel suo centro nevralgico. Invitiamo, sempre puntando i riflettori sulla camorra, ad alcune considerazioni legate alla manovalanza partendo da un presupposto: la camorra ha un modus PENSANDI diverso da una ‘ndrangheta abituata a muoversi più sottotraccia. Il camorrista è per natura criminale più visibile nel panorama e la sua manovalanza (anche non direttamente affiliata) segue questo indirizzo con attività contrassegnata da un certo “nervosismo” criminale.

Per quanto concerne il settore degli stupefacenti, la camorra o gruppi a lei affiliati sembrano spesso aver puntato alla ricerca di manovalanza locale (altro discorso per riciclaggio o affari di un certo spessore), ciò fa intuire possibili prossimi scenari:

1-     I vertici campani continuano a cercare referenti di zona fra i nativi nonostante evidenti insuccessi

2-     Decidono di avvalersi massicciamente di manovalanza extracomunitaria (marocchino – albanese), frequenti gli episodi che in passato hanno dimostrato questa ipotesi soprattutto in territori confinati

3-     Decidono definitivamente di cambiare strategia inserendo “gente dei clan” campani. Quest’ultimo si tratta del nostro timore soprattutto con sinergie tra la zona lucchese e pratese. In un nostro (profetico?) articolo indirizzato però ai casalesi avevamo scritto:

“IL TIMORE È CHE CIÒ POSSA PORTARE A BREVE AD UN LIVELLO SUCCESSIVO,  Cioè a dire ad un livello di maggior spessore criminale nella fascia versiliese e apuana voluto dai casalesi. A spingerli in questa escalation potrebbe essere proprio la mole di interessi “da tutelare” nella regione (anche grazie alla consorteria descritta da inchiostro scomodo?) e ad una pregressa inefficienza degli attuali referenti di zona.”

 

http://www.inchiostroscomodo.com/?p=2045

 

CONSIDERAZIONI

 

Tralasciando l’episodio specifico, sempre come Inchiostro Scomodo stiamo seguendo la pista di una partita di droga che potrebbe essere collegata alla camorra… rumors da strada. APPROFONDIREMO

 

 

Riproduzione Riservata

PUBBLICAZIONE: L’arte di danzare sul campo minato

 


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