Militari italiani in Niger… COME OPERARE AL MEGLIO?

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dicembre 18, 2017 by Pierpaolo Santi

Di: Pier Paolo Santi

 

L’ impiego dei 470 militari italiani in Niger annunciato da presidente del Consiglio (ma in atto di preparazione e discussione da qualche mese), risulta un’azione vantaggiosa o svantaggiosa? Partiamo con una precisazioni di fondo: eviterò preamboli sul Niger e i gruppi jihadisti- terroristi-trafficanti presenti perché già affrontato da analisti e figure professionali molto più qualificate in merito, quello a cui porremo l’attenzione, con un semplice schema (che ricorda vagamente un analisi Swot) dove sono riportate le possibili prossime mosse viste sotto l’aspetto di intelligence, militare e diplomatico.

 

 

La “Manovra Niger” potrebbe essere appropriata proprio per l’importanza strategica rivestita dal settore.

Spesso si sente un opinione pubblica contraria all’ invio di personale e mezzi in zone calde del mondo ma si tende a trascurare gli obblighi internazionali e soprattutto ”l’effetto farfalla” che non può chiuderci in uno scenario globale dove non mai azione e reazione sono incisive.

La scelta di una presenza in Niger arricchisce le nostre Forze Armate sotto l’ambito dell’esperienza operativa, logistica e coordinamento ma comporterà anche  un lungo e inevitabile lavoro della Intelligence che si troverà la possibilità di incrementare un progetto sul campo di Humint in un contesto e in un area strategica dove i francesi pongono molta attenzione. Non scordiamoci gli scenari passati e presenti libici tra Italia e Francia e tutti gli interessi economici in ballo per ricostruire il Niger ma anche un Mali e la stessa Libia. Se ce la giochiamo bene senza il rischio di essere solo un numero necessario per francesi e tedeschi potrebbero aprirsi molte porte. Purtroppo il mondo reale parla di cooperazioni tra Stati nella lotta ai traffici e al terrorismo (e qui va bene) ma entrano in ballo anche interessi nazionali ed economici rilevanti dove gli stessi alleati in ambito politico possono tirarsi degli “sgambetti”, ripetiamo l’esempio della Francia in Libia. il Niger è anche un opportunità economica per le varie aziende europee e per una ricostruzione. Il Ministro Minniti,uno dei pochissimi politici con esperienza e capacità che veramente sa cosa vuole dire Intelligence, aveva tempo fa annunciato le relazioni tra il nostro paese e singole tribù libiche del Fezzan, perno della società. Adesso potrebbe risultare un passo fondamentale in sostegno a questa delicata fase proprio per quel necessario ponte di relazione che dobbiamo, negli anni, curare con particolare riguardo, tra Italia, Mali, Niger e Libia.

Non solo, In questo panorama da “campo minato” emerge un dato paradossalmente positivo: la Libia in quanto stata segnalata come hub dei traffici non ne è la fonte.

Sarebbe forse opportuno proseguire una efficace attività di contrasto sotto traccia, creando i presupposti con l’obiettivo di indebolire i trafficanti locali senza un contrasto diretto in suolo libico, evitando in tal modo quelle temute instabilità interne. Come? Spostando con maggior vigore un azione di contrasto diretta nei paesi di origine o di transito massiccio dei traffici… il NIGER è UNO DI QUESTI ma a differenza della Libia ha uno Stato unito e quindi con possibilità di trattare precise cooperazioni sul campo senza compromessi o urti.

Passiamo alle interconnessioni. I Lettori che ci hanno sempre seguito e quelli che hanno letto la mia ultima pubblicazione

https://online.flippingbook.com/view/583386/

sono a conoscenza che con questo termine ci si riferisce alle possibili sinergie tra criminalità organizzata (anche autoctona), terroristi di matrice jihadisti e tutte quelle realtà che possono accordarsi con loro per una sinergia. Avere una presenza fissa in una zona come il Niger permette una operabilità e un contributo a questo tipo di guerra asimmetrico unico per l’Italia (che proprio per le presenze delle sue criminalità è in prima linea).

Assumono connotazione di rischi due fattori:

Il relativo poco personale ancora a nostra disposizione per una capillare presenza italiana nelle zone più strategiche, con il rischio di utilizzare lo stesso e , se verranno intaccate le interconnessioni, le possibili contro risposte nemiche anche in suolo nazionale. Nel prossimo articolo dedicheremo spazio solo a questo aspetto completando il libro appena pubblicato.

 

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L’ARTE DI DANZARE SUL CAMPO MINATO

https://online.flippingbook.com/view/583386/

 

 


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