LE ARMI DELLA MALA: Tipologia di armi, manutenzione e accessori, equipaggiamento a disposizione della criminalità organizzata autoctona.

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Agosto 7, 2017 by Pierpaolo Santi

 

Di: Pier Paolo Santi

 

PREMESSA

  • Nel corso degli articoli cercheremo di valutare possibili scenari legati a cambi di strategia della Criminalità organizzata autoctona in relazione ad un acuirsi di tensione con lo Stato o con altre organizzazioni straniere in Italia e nella fascia mediterranea.
  • Valuteremo l’arsenale della C.O.A confrontandola con altri gruppi per comprendere lo stato e tipologie di armamento.
  • Scenari che attualmente potrebbero apparire inverosimili (vista la natura imprenditoriale sotto traccia attuale della ‘ndrangheta e cosa nostra (meno camorra), devono essere presi in considerazione dagli studiosi del settore per non trovarsi impreparati nelle varianti. Prendiamo la camorra: si poggia in uno stato di violenza interna ( i nuovi ranghi sono più portati al confronto diretto) e si affaccia in alleanze affaristiche sempre meno gestibili nel lungo corso ( pare perfino con trafficanti e terroristi jihadisti). Cosa accadrà? Sarà fonte di un precedente criminale pericoloso di scontri interni ed esterni?
  • Perché un confronto tra narcos messicani e C.O.A? Per evidenziare due modus pensandi, il primo potrebbe negli anni influenzare significativamente i nuovi ranghi mafiosi o rivali.

 

Come in quasi tutte le dinamiche legate alla Difesa,  occorre visualizzare un punto di paragone, in questo caso di matrice criminale. Il più adatto allo scopo dovrebbe essere lo studio delle varianti di armamento in “dotazione” ai narcos messicani che rappresentano i massimi livelli di concezione paramilitare-criminale. Con la comparsa fra le fila dei vari cartelli (soprattutto i Los Zetas) di ex appartenenti alle Forze Armate e dei Reparti Speciali, le scelte e l’addestramento si è andato a “sofisticare” e specializzare (fattore per il momento non rilevato nel panorama criminale nostrano), determinando l’uso di tipologie particolari di armi.

Nei narcos i gruppi speciali, gli ex Forze Armate per intendersi, sono perfettamente in grado di eseguire bonifiche CQB e nel contempo affrontare perfino scontri a fuoco diretti con settori della sicurezza Statali (possibilità del tutto estranea al momento alla nostra criminalità che potrebbe limitarsi ad attentati a piccoli posti di blocco isolati o singoli target).

Ad una prima lettura, il paragone potrebbe apparire “infelice” per le numerose differenze e varianti dei due contesti criminali, non è così.

Indica strategie ed evoluzioni prese nel passato dalle due organizzazioni (vale sottolineare allo stato attuale tra le più efficienti e potenti nel mondo, non a caso). Durante la fase “terroristica-stragista”, inchieste stanno dimostrando le sinergie tra cosa nostra e ‘ndrangheta, la C.O.A poteva continuare a intraprendere una specializzazione prettamente paramilitare: fu evitato non tanto per gli arresti quanto per assumere quelle connotazioni imprenditoriali ora così difficili da sradicare ma se cambiasse come esposto nella premessa?

Nei vari sequestri e nelle azioni sul campo condotte contro i narcos si sono notati l’uso sistematico, dei suddetti gruppi criminali, di M16, M4 (anche con slitte Picatinny  con sopra montate ottiche compreso a punto rosso), gli immancabili Ak47 e i nuovi modelli detti anche “Ak neri”. Si possono notare Fn Fal , Aug, MP5 ( di diverse varianti), Fucili da precisione SVD Dragunov, oltre mitragliatrici MG, M60 e FN Minimi e lanciarazzi Rpg e una buona quantità di ordigni esplosivi. Da notare il particolare della perfetta manutenzione e conservazione che potrebbe indicare sia un uso sistematico (per azioni o addestramento) e la possibilità di usufruire di appositi depositi “sani” dove armi e munizionamento sono custodite, a differenza di quelle in possesso alla nostra criminalità che il più delle volte vengono sotterrate o murate alla bene meglio.

Cambia il panorama (tranne eccezioni come le armi trovate ad clan camorrista che non a caso è da tempo sotto i riflettori delle nostre inchieste) in Italia dove le armi più adoperate sono M12, molte pistole di varia provenienza, la tipica lupara e alcuni residui bellici e (ovviamente parliamo della casistica, esistono eccezioni significative)  AK-47.

La diversificazione non è indice di “illogicità operativa”, anzi… ogni corpo speciale si addestra ad un uso di armi diverse proprio per colmare possibilità e variante. Ma quando la diversificazione, al contrario, non è dettata da una scelta specifica ma da necessità di quello che è possibile reperire sul mercato allora, si prospetta un modus pensandi diverso. Sono convinto che il tipo di armamento è dettato ANCHE da fattori  interni. Una organizzazione strutturata PREVALENTEMENTE su legami di sangue e parentali non avrà nell’immediatezza scelte MIRATE A UN ARMAMENTO PARAMILITARE SERIO E AGGIORNATO NEL TEMPO.

Notiamo, invece, i cartelli ma soprattutto il particolare dei loro stemmi: sembrano usciti da REPARTI militari. REPARTI che selezionano e addestrano accuratamente personale specializzandolo sui vari settori.

Ecco alcune considerazioni sulle armi della nostra criminalità organizzata:

  • Sembrano per la maggior parte ARMI RUBATE, alta probabilità per fucili da caccia e sportivi.
  • Armi “accumulate” a caso nel corso degli anni dalle singole cosche o clan.
  • Armi per la maggior parte mal tenute
  • Armi facilmente reperibili in un mercato nero neanche troppo PROFONDO, che non implica “stoke” speciali come nel caso della criminalità russa (sarà una coincidenza che tra le loro fila, come in Messico, ci sono ex Kgb, ora EX Fsb e Gru?).
  • Assenza di utili accessori tattici- operativi.

 

RIFLESSIONI FINALI

 

a)-  Il pericolo attuale determinata dalla capacità di fuoco mafiosa è data:

1- La Sorpresa

2- La rapidità dell’azione

3- Controllo e agganci territoriali

 

b)- La C.O.A risulta pericolosa per i singoli individui, evitando invece scontri diretti con scorte (tranne un caso recente). Si spiega in parte la grande quantità di pistole o armi pericolosissime (tutte lo sono, si intende) come Uzi o Skorpion ideali per essere occultate e per potenza di fuoco ma limitata nel tempo.

c)- La C.O.A tende a valersi preferibilmente di singoli o massimo una coppia di sicari (spesso uno addetto alla conduzione di un mezzo da trasporto)

d)- La C.O.A evita attualmente lo scontro diretto con le Forze dell’Ordine

 

IL PERICOLO DEL CAMBIAMENTO FUTURO

Deve destare preoccupazione tra gli organi investigativi (soprattutto se si concretizzasse un ritorno armato) l’eventuale entrata sul campo a richiesta di cosche o clan di soggetti-gruppi stranieri che stanno dimostrando un certo spessore operativo. IN TAL CASO POTREBBERO CAMBIARE RAPIDAMENTE ANCHE LE TIPOLOGIE DI ARMI E IL LORO MODO DI USARLE. Tema che affronteremo nella seconda parte. In questa prima abbiamo evidenziato più l’attuale stato di un utilizzo “personale” e mirato contro singole potenziali vittime, nel prossimo il quadro tracciato sarà più inquietante.

E una ascesa della criminalità armata (bene) Foggiana? E l’ausilio logistico di gruppi terroristi (politici o religiosi)?

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