E SE LA CONSORTERIA ‘NDRANGHETISTA SEGNALATA DA INCHIOSTRO SCOMODO AVESSE LEGAMI CON LA MASSONERIA DEVIATA? Analisi di una ipotesi

0

Luglio 20, 2016 by redazione

 

Di: Pier Paolo Santi & Francesco Sinatti

Inchiostro Scomodo sta da tempo cercando di mettere all’attenzione, delle autorità competenti e del pubblico, sull’esistenza di una potenziale consorteria ‘ndranghetista nella zona lucchese-Apuo-Spezzina (ma tutto ciò ė già noto e invitiamo i lettori a rileggere gli art. in questione). Non abbiamo, fin ora, approfondito volutamente un aspetto, attendendo in proposito un operazione ad hoc da poter utilizzare come punto di partenza (anche teorico). L’operazione ė stata portata avanti e recentemente resa nota in Calabria (da precisare, nulla a che fare con le nostre inchieste) e dunque possiamo porre le prime domande sul possibile connubio tra massoneria deviata e ndrangheta anche nella zona da noi attenzionata (per il momento non toccata da nessuna operazione resa nota sull’argomento). Partiamo con ordine agli interrogativi:

1- Già in una Intercettazione del 2007 Pantaleone Mancuso, detto Luni sostiene:

“la ’ndrangheta non esiste più: una volta a Limbadi, a Nicotera, a Rosarno, c’era la ’ndrangheta! Ora cosa c’è più? È rimasta la massoneria e quei quattro storti che ancora credono alla ’ndrangheta! È finita! Bisogna fare come per dire: c’era la democrazia, è caduta la “democrazia” e hanno fatto un altro partito. Forza Italia, forza cose… Bisogna modernizzarsi! Non stare con le vecchie regole! Il mondo cambia e bisogna cambiare tutte cose! Oggi la chiamiamo massoneria domani la chiamiamo P4, P6, P9“.

Secondo la nostra inchiesta sulla possibile consorteria ndranghetista in zona lucchese-Apuo-Spezzina due potrebbero essere le cosche di riferimento: Mancuso e Iamonte. In entrambi i casi la massoneria deviata ė sempre “stata in ballo”. Di Mancuso lo abbiamo appena letto, per la cosca Iamonte?

Per spiegare l’evoluzione criminale di questa cosca dobbiamo rifarci inevitabilmente al suo vecchio boss classe 1927, Natale Iamonte, recentemente deceduto. La sua intuizione lo rese da subito un uomo temibile a maggior ragione dal momento in cui entrò nella così detta “Santa”. Giovanni Gullà, collaboratore di giustizia, spiega dettagliatamente che cosa sia “la Santa” e perché sia stata fondamentale per la crescita della ‘ndrangheta in Italia e nel mondo.

“La “Santa” appare una sorta di area che consente contatti, rapporti e legami con altre organizzazioni di potere. Con la “Santa” la ‘ndrangheta si apre al compromesso con i poteri deviati delle istituzioni. Sino allo “sgarro” vi è il divieto assoluto di far parte di qualunque tipo di struttura pubblica, di aver parenti nelle forze dell’ordine e persino di avere tessere di amministrazioni pubbliche; i santisti, invece, possono, e forse debbono, intessere rapporti con politici, pubblici funzionari, professionisti, massoni…”

Anni 80 – Natale viene mandato a soggiorno obbligato prima a Pontremoli (provincia di Massa-Carrara) e successivamente, a scontare gli obblighi impostigli dalla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, a Desio (Brianza). In queste terre la cosca Iamonte pare si sia data da fare, a riprova il controllo che esercitano – guarda caso – sul Locale di Sarzana guidato dai Romeo-Siviglia (di Roghudi). Passaggio chiave la condizione che ha permesso a Natale di intrattenere (tramite l’investitura di “santista”) contatti e relazioni preziose con la così detta “zona grigia” legata a massoneria deviata e diramazioni istituzionali (deviate)?

2- Considerando che la Toscana ė da sempre terra di scandalo e intrighi di massoneria deviata… pista da seguire?

 

Riproduzione Riservata

Ramificazioni criminali? LO SCHEMA


0 comments »

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.