LA JIHAD NEL CUORE DELLA ‘NDRANGHETA? Quella vecchia inchiesta sulle armi…

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Maggio 18, 2016 by redazione

Di: Pier Paolo Santi & Francesco Sinatti

Inchiostro scomodo riprenderà un caso che sembra destinato a rimanere chiuso nei cassetti, sin dai primi anni duemila, per proporre nuove piste e collegamenti che si rifanno all’attuale minaccia che vede il possibile connubio affaristico fra Criminalità organizzata e jihadisti: da qui scaturisce l’intima convinzione di proseguire il nostro report (Criminalità organizzata autoctona e jihadista) con ulteriori elementi raccolti e analizzati.

Oltre alle future prospettive già annunciate, dunque, seguiremo una pista che porta ad un possibile canale tra ‘ndrangheta e terrorismo jihadista. Siamo alla fine degli anni 90 e ancora non esisteva ISIS, ma Al Qaeda stava facendo le sue prime mosse sullo scacchiere internazionale culminate in seguito con gli attentati del 2001. Uno dei nostri obiettivi sarà quello di valutare l’ipotesi che membri dei gruppi attenzionati dagli inquirenti su questa vicenda non siano “traghettati” fra le file del califfato. L’Egitto sarà punto di partenza.

“Da un soppalco spuntarono una mitraglietta Uzi con silenziatore calibro 9 parabellum, una pistola a tamburo 38 special, un’altra semi automatica Sig. Sauer, una 357 magnum, caricatori, munizioni. E poi lingotti d’oro svizzeri, monete, ricetrasmittenti, parrucche e manette. Un armamentario davvero particolare, quasi da rapinatori, oppure da commando terroristico. La provenienza delle armi costituisce tuttora un autentico giallo.
Mitragliette e pistole, infatti, furono riconosciute da un noto trafficante d’ armi, … specializzato in forniture alla ‘ndrangheta milanese. Ecco cosa dichiarò ai magistrati torinesi:

«Nel 1992 spiegò Bosetto qualche tempo prima dell’arresto avvenuto a Milano di Mimmo Paviglianiti, avevo consegnato il mitra Uzi insieme ad solito carico misto ad un delegato dello stesso clan calabrese, persona che poi morì tentando di sfuggire alla sua cattura. Ma non ho mai venduto a terroristi stranieri».

Ecco cosa, sull’ argomento, ha aggiunto lo stesso Bosetto: «So che, nel ‘ 93, c’era stato un contatto fra Mimmo Paviglianiti con un personaggio turco che aveva contatti con alcuni arabi. So che questi personaggi dovevano liberare Santo Paviglianiti che all’ epoca era detenuto in carcere». Quale giro abbiano fatto le armi dal ‘ 92 al ‘ 98, …” (Repubblica 2001, E’ un fratello di Bin Laden)

E qui si arriva al punto:

“L’ ipotesi di base è che il terrorismo internazionale abbia trovato appoggi all’ interno delle organizzazioni mafiose tradizionali, e tra queste appunto la ‘ndrangheta. Il primo a parlarne è stato qualche tempo fa il procuratore aggiunto del capoluogo piemontese, Maurizio Laudi, che aveva accennato agli «stretti legami tra la malavita organizzata italiana e i terroristi islamici». Legami di cui, diceva, gli inquirenti hanno numerose prove.” (La Repubblica 2001, Ergastolo all’ armiere della Jihad)

 

Si da il caso che:

“Tutta l’ indagine antiterrorismo che ha ruotato attorno al garage di via Tonale si sia dunque conclusa con un clamoroso flop” (Repubblica 2004, Assoluzione per l’egiziano “estraneo ad Al Qaeda)
A finire sotto la lente di ingrandimento ė un esponente di una cosca: la medesima fra quelle elencate dalla nostra testata? Quella che fa anche parte di una possibile holding brianzola infiltrata nella zona lucchese-apuo-spezzina? Come si è conclusa l’indagine sul traffico di armi? Si è riusciti a capire perché siano finite in mani di potenziali terroristi? Cercheremo di interpellare le autorità competenti per capirne di più.

La cosca attenzionata dagli inquirenti avrebbe rivenduto le armi al “canale Turco” all’oscuro  di un potenziale terminale/referente jihadista? Oppure i canali e il ruolo degli intermediari non è cosi chiaro?

Per quanto concerne la vicenda giudiziaria consigliamo di rileggere gli articoli di Repubblica riportati perché è vero che un importante imputato è stato assolto, ma gli altri protagonisti delle indagini sono personaggi con accuse pesanti: terrorismo internazionale di matrice jihadista. La “pista” Turca tirata in ballo dal trafficante ha un significativo valore investigativo? Potrebbe orientare le indagini ed essere un punto di partenza per ulteriori sviluppi?

Sta di fatto che tutto ciò dovrebbe far riflettere gli addetti ai lavori a cui sono destinati alcune parti dei nostri report (non pubblicabili) mettendo in luce specifici collegamenti e allarmi.

 

Riproduzione Riservata

SCARICATE IL REPORT su possibili legami tra CRIMINALITA’ ORGANIZZATA AUTOCTONA E JIHADISTI

 


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