Matteo Messina Denaro: FIANCHEGGIATORI IN VERSILIA?

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Aprile 5, 2016 by redazione

Di: Pier Paolo Santi & Francesco Sinatti

Mettiamo in luce alcune vicende che qualche addetto ai lavori potrebbe ritenere interessanti. Nel 93, come risaputo, il famigerato boss trapanese Matteo Messina Denaro si trova in vacanza a Forte dei Marmi (Lu) quando viene a conoscenza che ė stato spiccato un ordine di cattura nei suoi confronti.

Inizia dunque dal Forte la sua latitanza che lo porterà, di lì a poco, in Austria.

Alcune considerazioni flash:

messina denaro1- Alla metà degli anni 80, su questo territorio, operava una banda particolarmente attiva e pericolosa, da noi definita “la banda di Montignoso”, appoggiata dal noto boss, Salvatore Gullo (Don Vito). Uomo “cerniera” tra Cosa Nostra e altre organizzazioni criminali? Sta di fatto che Gullo ė originario di Trapani proprio come Denaro.
2- Che ruolo hanno – allora- “i trapanesi” in questa parte della Toscana?

“Inchiostro Scomodo” mette spesso in evidenza il ruolo chiave degli “uomini cerniera” tra le varie organizzazioni criminali.

Qui si “rispolvera” un passaggio recente che vede come protagonista Gullo:

“Traffico di droga, confiscati beni per 2,2 milioni a 66enne di Salemi

La Guardia di Finanza di Palermo, in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Trapani, ha proceduto alla confisca del patrimonio riconducibile ad un sessantaseienne originario di Salemi (TP), condannato in via definitiva nel 2009 alla pena di anni 12 di reclusione, per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

L’uomo, secondo le indagini, concluse nel 2003 e condotte nel corso degli anni da intercettazioni telefoniche e ambientali, accertamenti documentali, attività di osservazione e pedinamenti dalla Dda di Palermo e Reggio Calabria, coordinate dalla Direzione Nazionale Antimafia, risultava inserito in una radicata organizzazione, operante tra Sicilia, Calabria e Lazio tra il 2000 ed il 2001, e dedita alla compravendita ed all’importazione di ingenti quantitativi di cocaina acquistati dai produttori in Colombia e Venezuela – o da loro intermediari – in altri paesi europei, spesso in alleanza con distinta associazione composta da soggetti legati alla ‘ndrangheta calabrese.

Un know how, quello di Salvatore Gullo, sviluppato in parecchi decenni di attività che lo avevano portato ad essere arrestato già nel 1985, quando a capo di un organizzazione di narco trafficanti era stato catturato dagli agenti della Dea su richiesta delle autorità italiane nello Stato del New Jersey, inquisito per l’omicidio del magistrato Ciaccio Montalto.”
(quellochesoblog, 2014)

Si tratta dello stesso Gullo della “Banda di Montignoso?”

Ribadiamo quindi l’interrogativo iniziale: Che ruolo hanno i trapanesi in zona?
Perché Messina Denaro decide di fare le sue vacanze proprio al Forte? Certo – soprattutto all’epoca – la Versilia era zona scic, ma…la domanda viene spontanea.. da chi ė stato aiutato in zona il super latitante, da referenti di Trapanesi o addirittura da altre organizzazioni visto la presenza storica di uomini cerniera sul territorio (non Gullo perché già “sotto torchio” per la  questione “banda di montignoso”).

Nella affannosa ricerca della “primula rossa” Messina Denaro bisognerà dunque tener conto anche della zona da dove è cominciata la sua fuga?
Per i dettagli sulla “Banda di Montignoso”

LA BANDA DI MONTIGNOSO

E dal Libro:

provincia_del_silenzio

 

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