Analisi e Intelligence: Traffici Libici

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Gennaio 22, 2016 by Pierpaolo Santi

Di: Pier Paolo Santi

PRESUPPOSTO.  Come analizzare la tematica dei traffici illeciti sul territorio libico, in un ottica squisitamente d’intelligence e investigativa? Sarà certamente un tema di primo piano tra gli addetti ai lavori nel corso dei prossimi mesi, nell’attesa di un insediamento non solo formale del nuovo esecutivo, quanto di un suo effettivo potere e controllo territoriale (sempre se sarà fattibile). Ovviamente anche nell’ambito investigativo non è possibile trascurare l’indicatore politico militare (la stessa stabilizzazione libica rientra nello scacchiere nord africano e medio orientale) con probabili interferenze di intelligence di altri stati spesso ostili fra loro, in grado di “utilizzare” componenti di milizie libiche a proprio vantaggio o a danno di altri in cambio di finanziamenti o coperture di vario livello.

TRACCIA. Per comprendere interamente l’importanza di possibili nuovi sviluppi, partiamo da quello che dovrebbe essere un “aspetto tecnico” proprio del “Dossier Libico”, lo faremo riprendendo dei punti, di un nostro precedente articolo, che approfondiremo nel corso della breve analisi (Importante precisare che per il momento non stiamo trattando degli islamisti legati ad al qaeda, isis, ansar al sharia e ad eventuali “uomini cerniera” ):

1-Come ben documentato il territorio libico è divenuto una hub per svariati traffici (mai il punto di origine):

  • Condotti con il supporto logistico e militare di alcuni componenti di milizie e gruppi armati
  • Tali soggetti potrebbero anche collaborare fra loro nonostante ufficialmente di schieramenti opposti?
  • Si avvalgono (o viceversa?) di trafficanti esperti provenienti dai paesi confinanti

2- Se finalmente andrà a formarsi concretamente (e non solo formalmente) un governo di unità nazionale in grado di raccogliere il maggior numero di “esponenti politici e militari”, esiste la concreta possibilità che alcuni trafficanti-miliziani vengano inseriti, poiché facenti parte di milizie, brigate o gruppi, nel nuovo governo?:

  • In tal caso concluderanno la loro attività illecita? (bassa probabilità).
  • Attualmente elementi all’interno di alcune milizie non sono soggetti a particolari controlli e restrizioni, facilitati nelle loro attività parallele da una situazione interna dettata dal caos.
  • Anche se la situazione dovesse migliorare il nuovo organismo avrà la forza o la volontà di stroncare simili traffici? Dare inizio a una seria attività di “pulizia interna” potrebbe creare troppi squilibri politici soprattutto nelle zone tribali? Certamente diminuirà il traffico di clandestini perché obiettivo primario della comunità internazionale, ma sarebbe estremamente imprudente sottovalutare altre forme di traffici.

Verificare, inoltre, nel dettaglio la concreta possibilità di accordi fra alcuni miliziani o facenti parte a gruppi libici-criminalità organizzata italiana- criminalità organizzata straniera. La pista potrebbe portare anche a fonti jihadiste. A questo livello si deve percepire una ulteriore coordinazione tra le nostre due agenzie e l’investigativa delle Forze dell’Ordine.

 

Per affrontare adeguatamente questi evidenti ostacoli, occorre una sana dose di realismo e pragmatismo. Chi conosce le dinamiche delle fazioni, milizie e tribù è consapevole che non sarà possibile evitare il contributo di personaggi “eticamente” discutibili. Questo per una molteplicità di fattori, uno dei più rilevanti la composizione, il dna, di molte milizie legate in simbiosi alle comunità del luogo perché spesso composte dalla medesima etnia. Non sorprende allora i numeri sul campo, anche se approssimativi: 140 tribù, 230 milizie, e una miriade di gruppi armati. Vale sottolineare che a detta di molti, solo poche di loro sono ancora ideologicamente pure, ma la guerra è costosa e spesso non bastano i finanziamenti ufficiali (alcuni provenienti dalla Banca Centrale Libica che sostiene parte delle paghe di quelle milizie, legate sia a Tobruk che a Tripoli, ufficialmente incaricate della sicurezza di aree strategiche e vitali per il paese).

Nella valutazione e mappatura dei traffici, dunque, va valutata anche la distinzione tra:

  • Coloro che gestiscono direttamente i transiti (droghe, esseri umani etc),
  • Coloro che garantiscono la sicurezza
  • Coloro che vengono corrotti per non interferire

 

LA CRUDA REALTA’.  Traffici per molti del luogo equivale a una forma di stabilità economica e l’equazione si rafforza riprendendo il legame etnico proprio di molte milizie e gruppi. Un confronto diretto/frontale da parte di un nuovo esecutivo nazionale contro ALCUNI traffici potrebbe portare ulteriori tensioni sociali e politiche, magari “occultate” da altre problematiche per non addossarsi eccessiva attenzione dei media internazionali. In questo panorama da “campo minato” emerge un dato paradossalmente positivo: la Libia in quanto hub dei traffici non ne è la fonte.

Sarebbe forse opportuno proseguire una efficace attività di contrasto sotto traccia, creando i presupposti con l’obiettivo di indebolire i trafficanti locali senza un contrasto diretto in suolo libico, evitando in tal modo quelle temute instabilità interne. Come? Spostando con maggior vigore un azione di contrasto diretta nei paesi di origine dei traffici, tentativo in parte fallito dalla Francia in Mali.

Evitare, in questa delicata fase di transizione, strumentalizzazione da parte jihadista e di soggetti rimasti all’angolo da un governo di unità risulta la priorità per il risanamento di una nazione devastata, a tal riguardo va evidenziata l’alta professionalità e capacità della nostra diplomazia e intelligence che ha saputo equilibrare e gestire senza eccessivi clamori iniziative di altissimo valore, consapevoli del nostro punto forza sul territorio.

 

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