DAESH NEI BALCANI: ITALIA PROSSIMO OBIETTIVO?

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Gennaio 16, 2016 by redazione

Di: Francesco Sinatti

Da st.Denis a Sultanameth, dallo stade e France alla moschea blu, i kamikaze si aggirano per L’europa. Negli ultimi giorni si sono rifatti vivi (si fa per dire) in TURCHIA, il paese piú vicino alle basi di DAESH (non solo geograficamente). La strategia è chiara: seminare il terrore e l’insicurezza nelle piú importanti capitali del turismo mondiale, “accecare” i media internazionali con un diffuso “pulviscolo di terrore” e atti eclatanti, mentre la strategia d’aggiramento all’Europa continua. Proprio dalla frontiera colabrodo tra balcani e Grecia, dove da anni approda di tutto.

Gli ultimi sviluppi ci segnalano una “manovra”, che da lungo tempo l’estremismo jihadista persegue con paziente è calcolato cinismo, per poter “sbarcare” direttamente in Italia e nel cuore dell’Europa direttamente dalle coste adriatiche dei balcani. Una frontiera permeabile e contesa, fra focolai di conflitti etnici e religiosi mai sopiti, che si snodano fra Albania, Bosnia, Serbia e Montenegro. Qui albergano da almeno una ventina d’anni i “fantasmi” che si materializzano, oggi, nelle nostre città come bombe umane armate fino ai denti.

La comunicazione moderna difetta spesso di memoria storica, così utile nell’analisi e nel giornalismo d’inchiesta. Il jihidismo, la fatwa lanciata dall’estremismo religioso islamico, è un anatema secolare che ha ripreso a bruciare nelle braci dei conflitti inter etnici gia’ all’epoca della guerra civile Jugoslava.

Qui si annida la radice “maligna” che aveva portato le bandiere nere ad insinuarsi fra  antiche “ruggini” etnico religiose di cui i Balcani sono, da sempre, l’incubatore. Qui si sono presentati per la prima volta, a cavallo degli anni 90 (per quel che ne sappiamo), quelli che oggi chiamiamo “foreign fighters”. La pista è quella delle formazioni paramilitari e traffico d’armi.

BOSNIA, LE BANDIERE NERE DEL “DAESH”

 

BOSNIA – Zenica, è tristemente famosa per aver “ospitato” una formazione paramilitare le cui oscure gesta fanno ancor oggi rabbrividire per la loro efferatezza, correva l’anno 95, solito teatro di guerra ex Jugoslavo:

” La loro caserma e’ in una miniera di carbone nel villaggio di Podbrezje, sulle montagne sopra Zenica, in fondo a una stradina sterrata. All’ ingresso sventola una bandiera completamente nera. Non ci sono insegne, non ci sono cartelli stradali. Solo una scritta a mano sul muro: “Allah Akhbar”, Dio e’ onnipotente. Un gruppo di soldati giovanissimi con la barba lunga e i capelli corti presidia il cancello, Kalashnikov alla mano. Eccoli i mujaheddin dell’ esercito bosniaco, la piccola ma feroce “legione straniera” islamica che . in nome di Allah . va in prima linea contro i serbi portando a termine missioni speciali da commando, lanciando spericolate incursioni dietro le linee nemiche o terrorizzando la popolazione civile. “Sono sanguinari, pericolosi, fanatici. Quando partono all’attacco non si fermano più. Avanzano superando qualsiasi ostacolo, sembrano drogati. Amano il corpo a corpo. Finiscono i feriti, non risparmiano i civili. Sono coraggiosissimi”. Cosi’ li descrive la gente di Zenica, con un misto di ammirazione e di terrore. (Corriere della sera “duri, feroci sempre in prima linea ….” 23. 07.95, R.Orizio)

Sembra di rivedere a distanza di 20 anni quello che accade oggi fra le vie di città come: Raqqa, Kobane e Parigi, più che soldati di Allah, sono sanguinari paramilitari “drogati” e pronti a tutto in nome di DAESH o sedicente Stato islamico della Siria e del levante. All’epoca però queste formazioni operavano a ridosso dell’Europa, in una Bosnia insanguinata da conflitto etnico religiosi, oltre che dalla guerra civile Ex Jugoslava. Prove generali di quello che è oggi l’attacco al cuore dell’Europa e alle sue tradizioni democratico repubblicane e alle sue radici giudaico cristiane? Sembra proprio che da qui sia partita un offensiva all’occidente che ancora deve essere arrestata.

Continua: “Nessuno li conosce direttamente, perché non si fanno avvicinare. Ma amici e parenti che tornano dal fronte fanno filtrare in città le imprese dei mujaheddin. Vengono da Iran, Afghanistan, Sudan, Egitto. Ma si racconta che tra di loro ci siano anche alcuni musulmani neri americani seguaci di Farrakhan, e perfino alcuni convertiti europei che hanno lasciato Francia, Svezia e Gran Bretagna per arruolarsi in questo speciale battaglione”.

 

IL “PROTOTIPO” DEI FOREIGN FIGHTERS, PROVE TECNICHE D’ATTACCO
Gli attuali “foreign FIGHTERS “, sono già un precedente storico e da tempo si sono “rivelati” nel cuore dei Balcani, senza che nessuno si fosse reso conto del “devastante deriva” che avrebbe potuto avere questo fenomeno, vent’anni dopo. Qua non c’erano analisti a segnalarne le gesta o esperti a tracciarne i profili psicologici e comportamentali, come accade oggi dai Tg ai talk show, dagli speciali alle trasmissioni di approfondimento. Nessuno si è reso conto degli “oceanici” traffici d’armi che transitavano, insieme a questi “soggetti”, (nonostante l’articolo ripreso sia del 95) attraverso le varie frontiere europee con il bene placito di molti Stati.

Il risultato è sotto gli occhi del mondo che assiste “attonito” alla guerriglia urbana che si respira in tutta Europa fino ai confini turchi con la Siria.

Continua: “Quando li vedo cambio direzione. Mi fanno paura”, confessa una vedova che abita non troppo distante dalla miniera e li vede andare e venire su piccoli furgoni con targa civile. Il nome del villaggio dove vivono i mujaheddin viene sussurrato quasi con terrore anche dalla gente che dovrebbe sentirsi protetta da queste avanguardie dell’Islam. Una delle ragioni e’ che il governo bosniaco ha dato loro la libertà’ di sparare a chi vogliono e quando vogliono, senza rispettare alcuna legge che non sia quella della guerra santa”.
COMPLICITA’ – quantomeno della Bosnia sono evidenti, nessuna regola d’ingaggio e libertà assoluta di depredare e uccidere. Ma chi si ricorda di una sanguinaria guerra civile di metà anni 90 oggi? Nessuno!

Sempre dallo stesso articolo: “Due giorni fa un gruppo di mujaheddin in libera uscita ha puntato le pistole contro lo stomaco di un operatore della tv tedesca, davanti a decine di passanti. “Se filmi spariamo”, e’ stato l’avvertimento…….. “All’inizio, quando sono arrivati, l’esercito bosniaco li ha utilizzati come forza d’assalto. Sembravano onnipotenti, avanzavano in qualsiasi condizione. In molti casi rifiutavano di farsi curare le ferite e, piuttosto, chiedevano di morire sul campo”, racconta un ufficiale inglese di stanza a Vitez. Ora pare che la terza armata bosniaca, da cui dipendono, li abbia emarginati perché la loro presenza e’ fonte di mille problemi”.
Anche allora (in un teatro di guerra) questi “Rambo jihadisti” non erano tollerabili ed alla lunga, erano “sfuggiti di mano”, nonostante un inquadramento dentro un esercito regolare:

“Formalmente il battaglione dei mujaheddin e’ inquadrato nella settima Brigata Muslimanska, detta anche “La Gloriosa”, un reparto speciale formato esclusivamente da fondamentalisti islamici ma bosniaci.Le insegne della Muslimanska vengono esposte nelle vetrine dei principali negozi di Zenica. I suoi soldati . “i nostri eroi”, come li definisce Hasan, poliziotto di 64 anni, ora in pensione, sfilano nelle parate con una strana divisa bianca da karate e intorno al capo una fascia verde con sopra i primi versetti del Corano”.
Rileggendo queste righe non c’è da stupirsi di quanto siano evidenti i parallelismi con quanto accade oggi fra i combattenti di DAESH (simbolismi si sprecano) con l’aggiunta di una sapiente propaganda dell’efferatezza delle loro azioni e riprendendo le esecuzioni degli “infedeli”, siamo in perfetta coincidenza con quanto faceva la macchina di comunicazione nazista durante la seconda guerra mondiale. Ma non finisce qui.

CANALI LOGISTICI, I FINANZIATORI: LA BRIGATA “MUSLIMANSKA”
“Alle dipendenze della brigata Muslimanska, ma con larga autonomia di azione, ci sono i mille uomini del commando chiamato “Cigni neri” e i mujaheddin. Quanti siano i “legionari” e’ un mistero. E probabile che il numero non superi il migliaio, ma la rotazione e’ frenetica perche’ le perdite sono altissime. Per l’ esercito bosniaco mujaheddin e’ sinonimo di kamikaze. “Vengono reclutati dai Fratelli musulmani e il governo paga molti dollari per averli qui”, dice qualcuno. Molti mujaheddin arrivano in Bosnia viaggiando sui convogli umanitari delle organizzazioni islamiche, che a Zenica si sono installate con scuole coraniche, infermerie, depositi di vettovaglie per i profughi. Zenica e’ la città’ bosniaca dove e’ più frequente vedere donne velate. L’Università Pedagogica Islamica, fondata tre anni, forma i futuri insegnanti di religione e sta costruendo un nuovo campus con denaro arrivato da Arabia Saudita e Kuwait. Sono tutti argomenti tabù nella miniera con la bandiera nera. L’ unica risposta che esce dalla caserma e’ raggelante: “Via entro 30 secondi o spariamo”.
Questo passaggio da l’idea esatta da dove sono venuti, chi li finanziasse e con quali canali si siano poi insediati nei Balcani e come da queste “enclavi”, in entità statuali costituite, si siano in seguito disposte a fare RETE in Europa, il resto è storia dei nostri giorni e di una convulsa attualità che ci aggiorna sulla contabilità degli attentati.

IL CANALE ALBANIA

Torniamo alla cronaca di oggi, si apprende che il DAESH sta reclutando in Italia potenziali jihadisti proprio partendo dalle coste dell’Albania, un canale aperto da anni, che attualmente facilita il contatto fra aspiranti miliziani ed emissari albanesi:

“…requisiti richiesti… due: «un’ottima conoscenza della lingua italiana» e «buone capacità informatiche»……soldi offerti 2000 euro. Ad allarmare l’intelligence italiana è un ultimo inquietante report su una rete di fiancheggiatori dell’Isis che sta arruolando nuovi «reclutatori». L’obiettivo è infiltrare ambienti islamici italiani, e farlo attraverso insospettabili di nazionalità albanese. Lo dicono i dossier dei servizi segreti, lo confermano le inchieste: l’Albania è un problema enorme per l’Italia (e di conseguenza per l’Europa), il nuovo fronte di lotta al terrorismo islamico”.

(Fonte La stampa “ISIS cerca reclutatori nei Balcani…13.01.2016)

Questi retroscena partono da un nome: Ibrahim Nevo, cittadino Genovese ucciso in Siria nel 2013, arruolato proprio nella famigerata brigata internazionale Muhajhiriin guidata dall’emiro “rosso” Abu Omar Al Shisani, uno dei leader militari di DAESH in Siria.

Prosegue l’articolo: “Chi aiutò lo studente genovese a entrare nelle fila di quella frangia di combattenti di fede musulmana radicale? Secondo la procura di Genova, che poco più di un mese fa ha trasferito il fascicolo ai colleghi delle Marche, una rete di reclutatori che fa base ad Ancona, scalo strategico per gli scambi con i Balcani e ideale per affari poco puliti perché fuori dalle rotte principali”.

Ad Ancona “si chiude il cerchio” siamo già in Italia ed facile intuire quanto sia facile pianificare eventuali atti di ritorsione e attentati direttamente su territorio italiano.

Conclude: “È qui che inizia la seconda parte della storia. Gli accertamenti in questo caso partono da un imprenditore italiano…….ad attirare le attenzioni su di lui (delle fiamme gialle) è un traffico internazionale di sostanze tossiche…….(fra Albania e Siria). La porta d’accesso è il confine greco, un colabrodo attraverso cui passano facilmente uomini e merci. In questo crocevia si inserisce una rete di attivisti e predicatori islamici radicali, molti dei quali albanesi arrivati dal vicino Kosovo. Cercano gente che parli bene l’italiano e l’Albania ne è piena.

E questo elemento spiega perché l’allerta sui rischi in arrivo dai Balcani non è mai stata così alta”.


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