AAA. Cercasi Esercito “fatto in casa”…

0

Dicembre 7, 2015 by redazione

Di: Pier Paolo Santi & Francesco Sinatti

“LEGIONE BRENNO”: LA PISTA DEL TRAFFICO D’ARMI.  In queste settimane c’è un nome che “rimbalza” insistentemente sulle cronache nazionali: Giancarlo Carpi, coinvolto nell’operazione della DDA di Napoli su un traffico d’armi.

Carpi non ha un passato privo di ombre ed è protagonista fra le file della “legione Brenno”, sedicente organizzazione paramilitare che ha operato (a cavallo degli anni 90) nella ex Jugoslavia.

Le formazioni paramilitari operanti durante la guerra dell’ex Jugoslavia spesso sono “tirate in ballo” in traffici illeciti ma è nostra opinione che ci siano componenti romanzate usate ad arte per indirizzate e forzare alcuni indagini utilizzando anche le dichiarazioni di soggetti che hanno caratteristiche e credibilità approssimative. Sembra essere un caso analogo, per esempio non siamo del tutto convinti di alcune dichiarazioni fatte, in televisione, sull’argomento (le analizzeremo, come già annunciato, in un secondo momento dopo aver ripercorso con questo articolo alcuni aspetti di scenario).

Ritornando a Giancarlo Carpi: il nostro uomo ha frequentato il mondo dei mercenari e pare essere a conoscenza dei canali del traffico d’armi, tanto da aver chiesto:

“ad un esponente dei Casalesi…. armi e appoggio logistico per l’addestramento militare di personale destinato a ingrossare le fila di miliziani nordafricani e mediorientali” (corriere del Veneto “traffico d’armi 5 nuovi sospetti..”)

Questo, pare, fino ad oggi, ma ex Jugoslavia, Somalia e Medio Oriente ricorrono frequentemente come paesi coinvolti nelle triangolazioni dei traffici, per questo motivo cercheremo eventuali collegamenti con quella che abbiamo definito “Operazione Diavolo Rosso” che vede proprio l’utilizzo di mercenari. Teniamo presente che il giro dei traffici di armi e ristretto e per questo per anni spesso appaiono gli stessi nomi (ma qui bisognerebbe individuare chi veramente tira le fila).

’98 LA SPARATORIA A “MARGHERA”, UN TESTIMONE PER IL CASO “ALPI”. Ma di questa sedicente formazione Legione Brenno faceva parte anche un certo Bruno Forzato coinvolto nel ‘ 98 in una sparatoria con due militari. Violento conflitto a fuoco, carabiniere ferito gravemente, il tutto per evitare che scoprissero che cosa si celasse:

“….nel bagagliaio di tale vettura furono trovati granate, plastico, un lanciamissili e delle mitragliette Skorpion. La Legione Brenno…. ha affiancato in Croazia i miliziani fascisti dell’HOS (eredi degli ustascia) durante la guerra contro Serbia e Bosnia. I membri della Legione Brenno rientrando in Italia portarono con se armi ed esplosivi ”.

La cosa interessante è che:

“Il processo ai componenti della Legione Brenno fu curiosamente poco o punto seguito dalla stampa nazionale. L’iter giudiziario fu molto benevolo: nessuna condanna per cospirazione politica mediante associazione, nessuna condanna per banda armata, i reati di sangue derubricati in modulazioni minori.(Fonte: osservatoriorepressione)

Tralasciando l’aspetto ideologico, nel giornalismo investigativo non interessa l’appartenenza ma l’aspetto criminale, bisognerebbe comprendere se non ci siano state una “sorta di coperture”.

Ma, a seguito di quanto accaduto, Bruno Forzato collabora con le forze dell’ordine e, in un secondo momento, sembra assurgere al ruolo di supertestimone del caso Alpi e Hrovatin per le dichiarazioni che farà:

“Ha parlato anche di Ilaria Alpi, il supertestimone Bruno Forzato, che ha rivelato i retroscena dell’agguato di Mestre in cui nel giugno ’95 furono feriti due agenti di polizia e le attivita’ di esponenti dell’organizzazione di stampo criminale ed eversivo denominata “Legione Brenno”. Forzato ha detto che durante un viaggio in Somalia, un somalo gli avrebbe riferito di essere a conoscenza dello sbarco di alcuni ingenti carichi di armi dei quali sarebbe stata testimone anche la giornalista italiana poi uccisa in un agguato il 20 marzo ’94”.

Sono questi e altri passaggi che hanno attirato la nostra attenzione. Come ben sanno i nostri lettori abbiamo indicato una pista investigativa:

““Diavolo Rosso” è un individuo, come è sempre stato scritto, oppure qualcosa di più complesso, come ipotizzato da “Inchiostro Scomodo”? Una delle inchieste più seguite dai nostri lettori potrebbe aver trovato nuovi riscontri.

Gli anni sono quelli prima e durante la guerra in ex Yugoslavia, nella quale l’operazione denominata “DIAVOLO ROSSO” potrebbe aver avuto lo scopo di coprire e coordinare operazioni riguardanti traffici d’armi, concomitanti con la crisi Somala.

All’inizio dell’inchiesta giornalistica si è supposto che si trattasse di un programma-operazione confinato alla sola Yugoslavia, successivamente ci siamo posti la questione se vi fossero (o meno) collegamenti con il caso Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

Rai 3 ha diffuso un inchiesta che ricostruisce dettagliatamente i mesi trascorsi dalla Alpi  in Somalia, sostenendo che la sua morte e quella dell’operatore, sia avvenuta in seguito alla scoperta di un traffico d’armi diretto proprio alla ex Yugoslavia (non solo rifiuti radioattivi, dunque, ma ciò non sorprende perché gli scambi con i paesi del terzo mondo avvenivano spesso con la logica: rifiuti in cambio di armi).” (articolo di Inchiostro Scomodo del 12 aprile 2015)

 

“PARAGA”, L’ECCIDIO DI GORNJI VAKUF.  Che cosa si nasconde dietro a questa lunga trafila di corsi e ricorsi di storia contemporanea? Somalia, Crozia, Serbia, Bosnia, formazioni paramilitari, mercenari, servizi segreti, esponenti di camorra e ndrangheta, traffici d’armi e non solo, si intrecciano in fluire carsico di eventi che negli ultimi 20 anni fanno da sfondo a turpi vicende e affari fra i più inconfessabili. Sembrerebbe esserci “un ponte invisibile” che collega fatti accaduti a distanza di decine di anni e luoghi lontani migliaia di chilometri.

“CRIMINI CONTRO L’UMANITA’”. Per un curioso scherzo del destino, proprio in questi giorni, viene arrestato in Germania, l’ex comandante “PARAGA”, al secolo Henfija Piric, colui che nel 93 ordinò l’eccidio di tre italiani a Gornji Vakuf al comando di un battaglione di berretti verdi bosniaci (musulmani).

“Nei giorni seguenti l’eccidio i contatti presi dall’Italia con l’ambasciata di Zagabria e il consolato di Spalato sembrano dare un riscontro: tramite la polizia di Sarajevo e i caschi Blu, si provvede all’identificazione di Hanefijia Priajic conosciuto con il nome di battaglia di “Paraga”. Lo stesso personaggio che nel 97 verrà accusato di crimini di guerra nella zona di Bugojno da alcuni media. Bugojno, è proprio nei pressi dell’eccidio.

Attualmente: “Paraga in Italia è ricercato per “tentato omicidio, omicidio preterintenzionale e rapina a mano armata”; per questo la procura di Dortmund sta valutando se estradarlo. Il militare bosniaco è già stato condannato nel suo paese a 13 anni di reclusione per crimini di guerra contro civili; ha scontato una parte della pena nel carcere di Zenica prima di accedere ad un regime di semilibertà”

(fonte: il fatto quotidiano).

IL RITORNO DEL MERCENARIO ITALIANO.  Facciamo un passo indietro e torniamo nuovamente all’eccidio di GORNJI VAKUF, nelle ore e nei giorni seguenti, succederanno cose strane, ci saranno ritardi nella comunicazione del rientro a Sarajevo dei due superstiti in Italia, il comandante “PARAGA” rimarrà senza volto (identikit sequestrato per un mese) ed improvvisamente ritornerà sulla scena una vecchia conoscenza di “Inchiostro Scomodo”: Roberto delle Fave, sedicente “Diavolo Rosso”, a dare una sua personale versione dell’accaduto.

“La procura di Brescia è convinta di essere sulla pista giusta: ad uccidere gli italiani sarebbe stato il gruppo di “Paraga”. Una faccenda preoccupante proprio per i nomi, le responsabilità e gli stati coinvolti. Cronometricamente entra in scena Roberto Delle Fave. … il sedicente mercenario sostiene in una lettera mandata ai familiari di Sergio Lana, di conoscere l’identità dei responsabili della morte degli italiani…….Viene subito interrogato dal Pm competente. È il 26 giugno del 1993. Delle Fave è certo che gli assassini siano stati dei croati capeggiati da un mercenario di Torino. “Paraga” sarebbe innocente. A noi però non tornano parecchie cose:

1-     La sua versione contrasta palesemente con le testimonianze dei sopravvissuti.

2-     Delle Fave si era arruolato nelle fila dei Croati. Perché adesso li accusa e li coinvolge in tutti gli oscuri traffici di quegli anni? Un ripensamento? Oppure…? Non trascuriamo che il suo intervento è mirato a scagionare “Paraga” … I primi trenta giorni sono da sempre i più importanti per le indagini eppure le ricerche sul campo furono approssimative.

3-     Ciò che abbiamo detto fino ad ora, deve essere combinato con i dubbi sul ruolo di Delle Fave, espressi nell’articolo: “Diavolo Rosso, un depistaggio?”.” (Inchiostro Scomodo DICEMBRE 2013)

Il secondo punto potrebbe essere fonte di approfondimento proprio per l’appartenenza di Delle Fave a una formazione paramilitare dello stesso schieramento della Legione Brenno. Quelli che abbiamo descritto (la Legione Brenno, Diavolo Rosso e Paraga) sono fatti risalenti a metà anni novanta. A luglio 2014 muore per una malattia Delle Fave, cronometricamente ora (ottobre/novembre 2015) si scoprono possibili nuovi traffici di Giancarlo Carpi e viene arrestato in Germania Paraga: si sta chiudendo un ciclo?

 

Riproduzione Riservata


0 comments »

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.