Natale Iamonte: LO STATISTA DELLA ‘NDRANGHETA?

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Novembre 16, 2015 by redazione

Di: Pier Paolo Santi & Francesco Sinatti

Se la ‘ndrangheta poteva avere un suo codice d’onore (per quanto si possa sostenere trattando di simili soggetti), gli Iamonte di Melito Porto Salvo sembra abbiano contribuito in maniera determinante all’azzeramento di qualsiasi remora di carattere etico. Perché gli Iamonte rivestono un ruolo di primo piano nelle nostre inchieste? Perché questa cosca ricorre spesso tra gli indiziati di innumerevoli operazioni criminali legati a traffici di ogni sorta: armi, droga, rifiuti radioattivi (ma non solo).

La nostra analisi consiste nel dare una prospettiva di scenario a 360°, ricollegando (anche con nuovi elementi a nostra disposizione) una possibile scia di illeciti (nei decenni) solo apparentemente separati fra loro che vedono come basi operative-teatri la zona tosco-ligure (soprattutto legata ai porti) e la Brianza (per capire meglio questo collegamento invitiamo a leggere il report http://www.inchiostroscomodo.com/?p=1331 ).

Per spiegare l’evoluzione criminale di questa cosca dobbiamo rifarci inevitabilmente al suo vecchio boss classe 1927, Natale Iamonte, recentemente deceduto. La sua intuizione lo rese da subito un uomo temibile a maggior ragione dal momento in cui entrò nella così detta “Santa”. Giovanni Gullà, collaboratore di giustizia, spiega dettagliatamente che cosa sia “la Santa” e perché sia stata fondamentale per la crescita della ‘ndrangheta in Italia e nel mondo.

“La “Santa” appare una sorta di area che consente contatti, rapporti e legami con altre organizzazioni di potere. Con la “Santa” la ‘ndrangheta si apre al compromesso con i poteri deviati delle istituzioni. Sino allo “sgarro” vi è il divieto assoluto di far parte di qualunque tipo di struttura pubblica, di aver parenti nelle forze dell’ordine e persino di avere tessere di amministrazioni pubbliche; i santisti, invece, possono, e forse debbono, intessere rapporti con politici, pubblici funzionari, professionisti, massoni…”

Negli anni 80 Natale viene mandato al soggiorno obbligato prima a Pontremoli (provincia di Massa-Carrara) e successivamente a scontare gli obblighi impostigli dalla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza a Desio (Brianza). In queste terre gli Iamonte pare si siano dati da fare, lo dimostra anche il controllo che hanno guarda caso sul Locale di Sarzana guidato dai Romeo-Siviglia (di Roghudi). Passaggio chiave è la condizione che ha permesso a Natale di intrattenere (tramite l’investitura di “santista”) contatti e relazioni preziose con la così detta “zona grigia” legata a diramazioni istituzionali (deviate)? Non sembra casuale che molte delle navi dei veleni (che Fonti, pentito di ‘ndrangheta, indica proprio negli Iamonte la famiglia organizzatrice insieme ai Romeo di San Luca e i Muto) sono partite dai porti di Marina di Carrara (Ms) e La Spezia? Natale Iamonte per queste affermazioni denunciò lo stesso Fonti, per diritto di cronaca informiamo che per molti Fonti è ritenuto inattendibile. Inchiostro Scomodo in questi anni ha suggerito con le sue inchieste spunti interessanti per gli inquirenti sull’argomento, che rivedremo nei prossimi articoli (nel frattempo ne consigliamo la rilettura).

Gli Iamonte hanno effettivamente operato con le navi dei veleni? Nei porti sopra indicati di Marina di Carrara e La Spezia? Nel caso, avvalendosi di quale “manovalanza” o cosca in zona?

I nostri lettori sono a conoscenza delle ricerche effettuate da questa Testata che hanno ipotizzato un collegamento tra navi dei veleni con operazioni nell’est Europa (Diavolo Rosso). Sappiamo che gli Iamonte sono presenti anche in Polonia e ci domandiamo se quanto emerso negli ultimi sviluppi legati alle navi dei veleni e traffici internazionali non sia correlato. Una pista da seguire per valutarne la “consistenza”.

“Il rapporto dell’Onu racconta la vicenda della nave “Nadia” e del suo utilizzo per il trasporto illegale di una partita d’armi, in parte con destinazione Croazia, in parte Somalia, con la complicità della Shifco. È un episodio di enorme rilevanza: «Il Consiglio di Sicurezza impose l’embargo delle armi sulla Somalia nel gennaio 1992. Meno di sei mesi dopo, Monzer Al Kassar avrebbe usato la sua abilità e le sue connessioni per minare l’embargo. In una serie di affari, Al Kassar e i suoi soci riuscirono a organizzare l’imbarco di armi e munizioni polacche verso Croazia e Somalia, entrambe sotto embargo delle Nazioni Unite (i complici polacchi di Al Kassar sono attualmente perseguiti per violazione dei controlli polacchi sull’esportazione delle armi.) (…) In queste vendite di armi alla Croazia e alla Somalia, il principale complice di Al Kassar fu Jerzy Dembrowski, allora direttore della Cenrex (secondo la commissione parlamentare di inchiesta sui servizi segreti polacchi del 2006, presieduta da Antoni Macierewicz, si tratta di un colonnello del Wsi, il servizio segreto militare, nda ), una ditta polacca di armi, che pare avesse incontrato per la prima volta Al Kassar quando questi era attaché commerciale a Beirut negli anni Ottanta.””

Ancora:

““Perché se il documento Onu fosse stato acquisito e sviluppato si sarebbe scoperto che in Polonia, Lettonia e Svizzera (a Danzika, Ginevra e Riga) ci sono sentenze di condanna (le prime risalenti addirittura al 1996) per questi avvenimenti, o eventi connessi, con risultanze processuali devastanti per la Shifco, da cui emergono i rapporti della compagnia italosomala con Al Kassar e con la Cenrex e, per questo tramite, con la mafia siciliana, i sevizi segreti polacchi e non solo.”” (Luigi Grimaldi)

Non sono una novità dichiarazioni che segnalano traffici paralleli tra rifiuti speciali radioattivi e quelli di armi con i paesi africani, per questo motivo bisognerebbe approfondire eventuali collegamenti. Nello specifico Natale Iamonte fu indicato per affondamento della “Rigel”:

“Ma torniamo alla Rigel potrebbe essere un ‘altra delle navi dei veleni giacente da oltre venti anni. Già dannosa o ancora si è in tempo per l’eventuale rimozione senza conseguenze di notevole gravità?  La Rigel potrebbe essere una delle navi acquistate per trasportare scorie radioattive e rifiuti tossici nell’ambito di un traffico internazionale avente come merce di scambi ingenti somme di denaro, per gli interramenti e gli affondamenti in Calabria, e armi e fusti radioattivi mascherati da forniture di soccorso in viaggio verso paesi dell’Africa. – See more at: http://www.strill.it/citta/2009/09/mar-jonio-21-settembre-1987-ultimo-giorno-di-luce-per-la-rigel/#sthash.FkDCLmqQ.dpuf”  ( da Mar Jonio, 21 settembre 1987: ultimo giorno di luce per la Rigel, (Strill.It)

Sull’argomento l’ottimo giornalista Roberto Galullo riporta un’altra prospettiva in un articolo: “Navi dei veleni/ Roberto Pennisi (Dna): «Gli affondamenti della ‘ndrangheta a largo delle coste calabresi? Favole»”:

“In Commissione, prendendo la parola dopo alcune riflessioni del presidente della Commissione Alessandro Bratti (Pd), Pennisi affronterà la vicenda (non si capisce se mito o realtà) delle navi dei veleni che sarebbero state fatte affondare dalla ‘ndrangheta a largo (anche) delle coste calabresi.

Pennisi sarà, come suo solito, netto e senza alcuno spiraglio aperto al dubbio (cosa che, come lo stesso Pennisi, intelligentemente riconosce, essere proprietà innata del giornalismo e delle sue inchieste, cosa molto diversa dalle indagini giudiziarie). «Consentitemi di dire che io ho lavorato tredici anni a Reggio Calabria – dirà il sostituto procuratore antimafia – e che nacque quasi tra le mie mani il soggetto che ha parlato degli sversamenti in mare di rifiuti tossici attraverso l’affondamento di navi. Si chiamava Fonti Francesco. Fonti iniziò a collaborare con me e con qualche altro collega, ma parlava di tutt’altro. Parlava dell’Anonima sequestri dell’Aspromonte e dei traffici di stupefacenti. Da un dato momento in poi ha cominciato a parlare di quelle questioni. Consentitemi di dire che mi sembrano favole. È vero che in Calabria ci sono zone del mare particolarmente inquinante, ma è un inquinamento che viene da terra, non dal mare. In alcune zone, soprattutto del cosentino, da Paola, Amantea e Diamante fino a Scalea, ci sono dei gravi fenomeni di inquinamento del mare, ma è inquinamento che viene da terra. C’è l’urbanizzazione selvaggia e non ci sono fogne».

Nessun dubbio dunque: le navi dei veleni sono favole e i loro affondamenti, di conseguenza, leggenda.

Fine della storia? Spetterà (anche) alla Commissione parlamentare dirlo ma intanto ciò che si può notare è che, a fronte di questa nettissima presa di posizione di Pennisi, nessuno, neppure tra i parlamentari calabresi presenti (Dorina Bianchi dell’Ncd ex Ccd, Udc, La Margherita, Pd e Pdl,per citarne una, che pure aveva fatto una domanda innocente sulla gestione dei rifiuti nella sua regione) ha alzato un dito e avanzato obiezioni, a maggior ragione in un consesso che nella scorsa legislatura era stato oltremodo critico nei confronti dei risvolti oscuri di una vicenda che non è semplice come appare…”

Sta di fatto che Natale Iamonte  era uno di quei  boss “rispettati” in tutta la galassia mafiosa (non solo ‘ndrangheta), compreso Cosa Nostra. Da sempre poniamo la domanda se le vicende riguardanti le navi dei veleni siano un “troncone” della trattativa stato-mafia:

“I motivi, che spiegheranno i pentiti, sono due: il depistaggio creato per far credere che Provenzano non fosse in Sicilia, e i contatti con gli uomini del clan della ‘ndrangheta che pure erano in affari con i corleonesi. E di questi contatti tra “cosa nostra” e ‘ndrangheta ne parlano due pentiti chiave della mafia siciliana: Angelo Siino e Luigi Ilardo. Il primo parla proprio del permesso chiesto a Bernardo Provenzano di poter andare a trattare con i calabresi. <<Io avevo chiesto a Giuseppe Madonia di poter incontrare questi calabresi – racconta il super pentito Angelo Siino ai magistrati della Dda di Palermo – siamo intorno al 1991. Dovevo incontrare tale Natale Iamonte che era il capo della mafia di Melito Porto Salvo e Piddu Madonia mi disse di sì ma che dovevamo informare anche lo “zio Binnu” che poi arrivò l’autorizzazione che mi ricordo dovevamo andare per sistemare un’impresa, sono certo di questo>>.” (tratto dall’ articolo di Pasquale Violi, Quotidiano della Calabria).

Passaggi da approfondire…

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