MAFIE, VERSILIA & RICICLAGGIO

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Agosto 27, 2015 by redazione

Di: Pier Paolo Santi & Francesco Sinatti

Nel prossimo articolo legato all’argomento, assumeremo tecnicamente il punto di vista di una operazione di riciclaggio vera e propria “nei panni” di esponenti della criminalità organizzata.

C’è sempre un risvolto inevitabile negli affari della mafia: come reinvestire i proventi di attività illecite? In quali settori economici? Con quali modalità mascherare i veri beneficiari di questi reinvestimenti di denaro? Alla fine non è un mistero per nessuno che il circuito dell’illegalità necessita di un sofisticato meccanismo per poter rendere “legale” il denaro “sporco”.

“La Versilia, infatti, è diventato il crocevia della criminalità organizzata del nostro Paese… «È una battaglia molto difficile: da un lato le organizzazioni criminali sono diventate estremamente abili nell’intestazione fittizia di attività commerciali, dall’altro lato le Procure locali non sempre sono state efficientissime negli anni scorsi», spiega una fonte investigativa” … A fine luglio, proprio a Viareggio, sono stati arrestati tre esponenti camorristici attraverso un’operazione congiunta con il Nucleo di polizia tributaria della Finanza: avevano accumulato a Viareggio ben 4 attività (commercio di oro, edilizia e due centri estetici) e disponevano di 11 immobili e venti autovetture di lusso a Lucca e in Versilia.  (il Giornale 5.8.2015)

La cronaca ci fornisce una miriade di spunti con i quali la criminalità organizzata “investe” anche in settori (apparentemente) non così scontati, come la nautica di lusso, che in Versilia sembra proprio essere uno dei settori più a rischio infiltrazioni. Nel 2014, infatti, viene arrestato un imprenditore livornese titolare di un azienda nota per la sua produzione di natanti di lusso situata a Viareggio che gestisce con il suo socio:

“……I due imprenditori, tra il 2011 e il 2012, spalancano le porte della loro società (nome, N.d.a) ai finanziamenti della ‘ndrangheta. Hanno bisogno di soldi….

Anche perché – scrive il gip – Pensabene (boss del ‘ndrina di Desio) ha sempre considerato la nautica un settore ideale per ripulire il denaro”.

Continua:

“Se nelle pagine dell’ordinanza (nome dell’imprenditore, N.d.a) appare ancora come un imprenditore borderline – propenso a concludere affari e a commettere eventuali reati, ma comunque esterno all’organizzazione -, c’è un’altra la figura che viene partorita dalla “nuova mafia”. Quella della vittima che, una volta saldati i debiti con l’organizzazione, compie una metamorfosi e diventa organica alla ‘ndrangheta” (Il fatto quotidiano 6.3.2014)

Ecco, in questo passaggio si capisce perfettamente la dinamica con la quale la mafia s’infiltra in attività in difficoltà, prestando soldi, per poi costringere o coinvolgere imprenditori incensurati a fare da schermo per le transazioni finanziarie che a quel punto, attraverso la compravendita di beni di lusso (in questo caso), favoriscono il riciclaggio di denaro di provenienza illecita.

Si conoscono le modalità e i settori che ricorrono spesso nelle cronache, ma attorno a questi mondi girano persone influenti ben introdotte con agganci politici e in ambienti che possono permettere di continuare indisturbati a fare attività che solo in apparenza sono lecite, pur intuendosene tutte le “potenzialità” sospette. “.  Il rapporto regionale sul riciclaggio in toscana descrive un fenomeno in forte evoluzione che continua a mostrare la sua vivacità e mutevolezza interessando i più disparati settori economici

“Nella primavera del 1999 la corte d’Appello di Firenze si lasciava andare ad un giudizio lapidario sui rischi dell’infiltrazione mafiosa in Toscana: “… il vero pericolo delle moderne organizzazioni mafiose è che adoperano immensi capitali acquisiti con la droga ed altri traffici loschi per agire poi anche del tutto lecitamente nel campo finanziario e commerciale. E’ questa capacità di nascondersi all’interno di un organismo sano che rende particolarmente perniciose queste associazioni perché aggrediscono, davvero come un tumore, le cellule sane di un corpo, confondendosi con esse e sviluppandosi in simbiosi venefica””.

Altro settore a rischio, quello immobiliare:

“Massa, 15 dicembre 2009 – Tocca anche Marina di Massa un tentacolo della piovra camorristica secondo l’operazione ‘Maisonette’ condotta dalla Direzione investigativa antimafia di Napoli e culminata ieri mattina nell’esecuzione di due decreti di sequestro di beni — società, case, conti correnti, titoli e polizze assicurative — emessi dal tribunale di Santa Maria Capua a Vetere su proposta del direttore della Dia, generale Antonio Girone. Ad agire, in varie zone del Nord Italia, sono stati 50 agenti del centro operativo di Napoli della Dia. Sotto sequestro è finita anche una elegante palazzina color crema di quattro piani al numero 29 di via Firenze, appunto a Marina di Massa: otto appartamenti con nove posti auto, realizzati dove prima c’era l’hotel Colombo e prossimi all’ultimazione, che la Dia individua come ‘complesso Antica Marina’. (La Nazione)

Ma nella in zona non ci facciamo mancare niente:

“Il dubbio. Che la Perla della Versilia sia una “lavatrice” caricata dalla mafia russa è un’idea che ha preso forma dagli inizi del Duemila, da quando cioè i “sudditi” di Putin sono diventati habitué, tra il Pontile ed il Fortino… È lo stesso procuratore della Repubblica di Firenze, Giuseppe Quattrocchi, ad affermare che non si riesce ad individuare «un itinerario investigativo per capire sino a che punto (quei 120 milioni di euro, ndr) siano (la risultante, ndr) di un fenomeno commerciale, economico e finanziario del tutto lecito e cosa invece nascondano»… estratto di quanto il procuratore Quattrocchi ha dichiarato, un mese e mezzo fa, di fronte ai membri della Commissione parlamentare antimafia… A destare sospetto sono – lo dice ancora il magistrato nell’audizione parlamentare – 38 operazioni di acquisto di immobili registrate in quattro anni. Ville? Residence? Condomini? Edifici a destinazione produttiva-industriale? Non viene specificato… «Non è tanto il numero delle operazioni che impressiona – continua Quattrocchi – impressionante è il valore dichiarato, e sottolineo dichiarato, di queste operazioni, che ammonta a 120 milioni di euro. Non sappiamo come fare – conclude – per capire il percorso di questo denaro»”. (Il Tirreno 13.12.12)

Se lo stesso procuratore antimafia ammette di non avere strumenti, significa che il fenomeno è evidente e fuori controllo, al punto da non sapere esattamente chi ne beneficia, ma certo in questi casi le mafie non si distraggono mai. In proposito la nostra testata aveva già indagato:

“…era lo spiccato interesse da parte di Antonio Centonze ad entrare in operazioni immobiliari in quella zona. Il nostro uomo è personaggio noto agli inquirenti, tanto da essere definito addirittura uno dei “polmoni finanziari” della Scu insieme a Giancarlo Capobianco. Prima di essere arrestato per la terza volta a causa delle dichiarazioni del pentito Ercole Penna (precedentemente in due occasioni aveva scontato una pena a sette anni di reclusione), Centonze si vantava di essere sul punto di concludere un affare da quaranta milioni di euro. L’affare riguardava proprio la costruzione delle ville. Spartiacque per entrare nell’operazione doveva essere la società D&D nella quale ufficialmente il brindisino risultava semplice operaio ma in realtà era il capo a tutti gli effetti. La società non solo riciclava il denaro della Scu ma veniva utilizzata per creare nuovi profitti da reinvestire in altre attività. Insomma, il solito “giochino” criminale”. (ABC DI UN INSEDIAMENTO CRIMINALE tratto da Inchiostro Scomodo).

E’ chiaro che la mole delle cifre riciclate non può che prevedere una larga ed estesa rete di connivenze e rapporti privilegiati con alcuni addetti ai lavori. Dobbiamo aggiungere qualche altro dettaglio per far capire fino a che punto siamo arrivati?!

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