‘ndrangheta: LA BRIANZA E IL 44° PARALLELO

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Agosto 19, 2015 by redazione

Di: Pier Paolo Santi & Francesco Sinatti

 

2012.  La Guardia di Finanza coordinata dalla DDA di Genova porta a termine una brillante operazione con il sequestro di quasi una tonnellata di cocaina (Pallerone, provincia di Massa Carrara). Viene messo agli arresti l’intero gruppo di trafficanti.

2013.  I giornalisti della testata investigativa “Inchiostro Scomodo” vengono riportati dai giornali locali per aver ipotizzato un diretto coinvolgimento della ‘ndrangheta nella traffico della partita di droga.

2013-15. La Testata pubblica una serie di articoli (due in particolare punto di riferimento per l’intera inchiesta), entrando nel dettaglio, si rivela il possibile coinvolgimento di ‘ndrine della Brianza. Una in particolare guidata da Antonio Stagno.

2014. Un operazione condotta dalla DDA di Milano porta alla luce il coinvolgimento di ‘ndrine di Brianza (Desio) in affari correlati alla città di Viareggio (Lucca).

2015. I giornalisti di “Inchiostro Scomodo” pongono una serie di domande e collegamenti che potrebbero aprire un nuovo filone d’inchiesta, suggerendo un preciso schema di ‘ndrine della Brianza per la “conquista” della costa Apuo-Vesiliese.

 

SI APRE UNA SECONDA FASE?  “Con l’usuale understatement dei malavitosi, dicevano di Giuseppe Pensabene che era «come la Banca d’Italia». Non male, per il presunto boss di una cosca brianzola della ‘ndrangheta. Ma Pensabene – detto anche «il Papa» o «il sovrano» – in effetti sapeva fare di conto piuttoso bene. Era lui, infatti, «l’ideatore, direttore e gestore delle complesse operazioni finanziarie gestite dal suo gruppo criminale». Scrive così il gip Simone Luerti nell’orinanza di custodia cautelare con cui ha mandato in carcere 34 persone considerate affiliate all’origanizzazione criminale in grado di riciclare con facilità il denaro degli imprenditori che volevano evadere il fisco, di prestare soldi e di reinvestire in aziende sane. E Pensabene è ritenuto il reggente della «locale» di Desio. Il capo. «Le sue decisioni – sottolinea in fatti Luerti – vengono sempre accettate e puntualmente eseguite da tutti gli associati».

Stando alle indagini della distrettuale antimafia, la cosca era in grado di muovere «centinaia e centinaia di milioni di euro» e di infiltrarsi nella politica. (Il Giornale 05/03/2014)”

Siamo andati a leggere nello specifico l’Ordinanza:

“Non soltanto nei casi qui sopra accennati in cui risulta palese la spiccata capacità violenta ed intimidatrice dell’associazione criminale capeggiata da PENSABENE Giuseppe, ma, più in generale, proprio nello svolgimento concreto di tutte le operazioni finanziarie illecite costituenti il programma criminoso principale della stessa associazione, si rintraccia agevolmente l’applicazione sistematica e costante del metodo di condizionamento tipicamente mafioso. Spesso e volentieri, per recuperare i propri crediti derivanti principalmente dalle operazioni usurarie, l’associazione de qua non ha neppure bisogno di ricorrere a gesti violenti o esplicitamente intimidatori, essendo sufficiente la spendita del nome e del prestigio criminali indiscussi della stessa organizzazione criminale”.

Il collegamento con Viareggio:

“…Viene accusato (un imprenditore toscano, N.d.a) di aver costretto l’imprenditore (Nome, N.d.a), fra i più noti in Versilia nel settore nautico, a Viareggio, ad «accettare, agli inizi del mese di maggio 2012, le condizioni impostegli da Giuseppe Pensabene e dal suo gruppo criminale» Il Tirreno 5 marzo 2014”.

Se dovessimo fare un paragone tra la figura di Antonio Stagno (della ‘ndrina di Seregno che potrebbe essere coinvolta nel carico di droga nella provincia Apuana) e Pensabene quest’ultimo risulta certamente più “diplomatico”. Ecco cosa si scrive dell’organizzazione di Stagno nell’Ordinanza dell’Operazione “Bagliore”:

“STAGNO Antonio è soggetto che ha disponibilità di armi, uomini, ed ha la capacità progettuale di organizzare e portare a termine un delitto di questo tipo … “

Ma Pensabene ha dimostrato anche doti “manageriali”:

“In diverse occasioni, parlando con i suoi collaboratori più propensi ad azioni violente, PENSABENE li ha richiamati all’ordine, predicando che la violenza avrebbe dovuto costituire soltanto l’extrema ratio. Si richiamano a titolo di esempio le seguenti frasi rivolte da PENSABENE a SCARDINA: “Tino, ma non è che manca chi deve andare a sparare … non è che mancano ‘ste cose, manca poi … le conseguenze troppe sono, Tino … le conseguenze sono troppe … non è che il problema è solamente sparare … a sparare

… le conseguenze sono dopo”. Cfr. intercettazione ambientale progr. n. 2380 del 16.02.2012 ore 17.54.49 (la conversazione rilevante risulta intercettata a partire dalle ore 18.42.20), registrata all’interno del “tugurio” ubicato a Seveso (MB)… “

Nelle vicissitudini della zona ndranghetista di Brianza compaiono nomi a noi già noti come Moscato Annunziato Giuseppe e Lamarmore Antonino. Fermi tutti! Ma sono gli stessi personaggi di cui parlavamo nei nostri articoli collegati ad Antonio Stagno?

“Per attuare i propri propositi criminosi, tuttavia, STAGNO Antonio aveva la necessità di un tramite autorevole che lo mettesse in contatto con NOVELLA Carmelo perché egli non avrebbe mai potuto, in ragione del ruolo rivestito dal Novella nella ‘ ndrangheta, rivolgersi direttamente a quest’ ultimo (a pagina 5 dell ‘ interrogatorio del 26 novembre si legge: ” … .perché Antonio Stagno non avevo questo rapporto diretto con loro, non l ‘avrebbero neanche calcolato. Se non vi presentate da un ‘altra persona portati da una persona diciamo di un certro spessore, non è che quello vi riceve e andate a parlare di determinate cose. Allora gli imputavano questi passaggi a lui, dice “Sì, sei stato tu che l ‘hai portato là, così hanno potuto fare, organizzare e tutto. Quindi c ‘entri pure tu “, gli davano questa …. “).

Tale “canale” fu rappresentato da Nino LAMARMORE, capo della locale di Limbiate, la cui moglie è cugina della moglie di STAGNO Rocco e proprio in ragione della parentela esistente tra le due donne che STAGNO Antonio poté, dietro intercessione di STAGNO Rocco e per il tramite di Nino LAMARMORE, entrare in contatto con NOVELLA Carmelo ed ottenere da questi l’assenso e l’aiuto logistico per la realizzazione dell ‘omicidio di CRISTELLO Rocco.

Per le ragioni sopra esposte, dunque, i CRISTELLO imputavano a STAGNO Rocco, tra le altre cose, di aver fatto da tramite tra STAGNO Antonio e NOVELLA Carmelo mettendo il primo in contatto con il secondo attraverso Nino LAMARMORE”.

Chi è Antonino Lamarmore (detto Nino)? Il boss lo ritroviamo nella eclatante operazione “Infinito”. Leggendo tutte le 791 pagine ci possiamo fare un idea della vastità degli intrighi calabresi:

“TRIBUNALE ORDINARIO DI MILANO

Ufficio del Giudice per le indagini preliminari foglio nr. 496

LAMARMORE Antonino

LAMARMORE Antonino, originario di Montebello Ionico (RC), risiede in Limbiate (MI) dal 1976 e gestisce una piccola impresa individuale operante nel settore edile.

Pregiudicato per detenzione di armi da guerra ed esplosivo, e fratello di LAMARMORA Giovanni (la difformità del cognome e evidentemente dovuta a un errore di registrazione all’anagrafe), condannato all’ergastolo e gia capo locale. LAMARMORE Antonino regge per contro del fratello la locale di Limbiate, ma soprattutto ha rivestito la carica di Mastro Generale della Lombardia. Come di seguito si dirà la sua nomina a Mastro Generale e opera di NOVELLA Carmelo ed il suo ruolo e stato quello di elemento di raccordo tra le varie locali e anche punto di riferimento degli affiliati per le ambasciate da e per la Calabria. In ragione di tale sua carica ha altresi avuto un ruolo da “notaio” in occasione del conferimento delle doti agli affiliati delle varie locali ed e anche stato chiamato a dirimere secondo il metodo ’ndranghetista le controversie insorte.” (Inchiostro Scomodo 24 gennaio 2014)

Ritornando al sequestro della tonnellata di cocaina e quanto sostenuto da un pentito del gruppo degli arrestati potrebbero esserci spunti per una indagine investigativa:

“Durante il processo sostiene che su 300 chili di droga della prima partita, “si incaricò di trasportarne tre mandate da 80 chili da Aulla a Settimo Milanese”.

Ora, c’è da rilevare che Bernucci è di Carrara, ma vive da anni a Vimercate (per completare, aggiungiamo località soggetta secondo fonti investigative al locale di Desio e prossima alla zona di Stagno, N.D.A)  ( Inchiostro scomodo 3 Dicembre 2014)

QUESITI. Si profila allora quello che accennavamo: uno schema fra ‘ndrine della Brianza per infiltrare la zona Apuo-Versiliese? L’analisi vale tutt’ora anche dopo i numerosi arresti? Queste ‘ndrine sono collegate e collaborano tra loro nella zona Apuo-Versiliese? Alle attività del locale di Desio ha partecipato anche Natale Iamonte di Melito Porto Salvo (Rc) e qui…

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