SABBIE MOBILI

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luglio 16, 2015 by redazione

Di: Pier Paolo Santi & Francesco Sinatti

Ripartiamo dal precedente articolo per proseguire l’analisi riguardante affari illeciti nel settore degli autotrasporti. In “ARCOLA: UNA REALTÀ PARALLELA” avevamo concluso con un approfondimento sui potenziali legami tra l’imprenditore Trusendi e il boss ‘ndranghetista Domenico Romeo, riemersi in questi giorni sulle cronache locali. Facciamo presente che questi rilievi, oggi d’attualità, erano già stati segnalati in vecchie inchieste dalla nostra testata. Più che un business sembra essere, un vero e proprio schema per sottrarre al sequestro beni e denari d’illecita provenienza attraverso operazioni societarie (così definite) “infragruppo”.

“La Spezia. Sono i camion, gli autoarticolati, le motrici e i container da centinaia di migliaia di euro il nuovo business della ’ndrangheta”, sintetizza il secolo XIX subito dopo l’ennesimo arresto “dell’imprenditore” Trusendi.” (12.06.2015)

Ancora:

“In particolare, le indagini sono scaturite da complesse attività ispettive di natura fiscale, avviate a partire dal febbraio 2010, hanno interessato 5 società rientranti in un gruppo di imprese, tutte riconducibili al 67enne Riccardo Trusendi …Le verifiche fiscali, afferma la Finanza, supportate anche da articolate indagini finanziarie… «hanno permesso di delineare un complesso sistema di gestione dell’attività di trasporto organizzata dall’imprenditore, finalizzato, anche mediante l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti “infragruppo”, a evadere le imposte e a “svuotare” le società in procinto di fallire prima di organizzare il trasferimento all’estero della loro sede» si legge appunto nel comunicato della Finanza”. (secolo XIX 07.12.12)

IL GRANDE INTERROGATIVO.   Il dato rilevante sul “caso Trusendi” (2015) è però l’accostamento alla ndrangheta, nonostante i ripetuti provvedimenti restrittivi delle libertà personale inflitti al personaggio in questione, al di là dell’evasione fiscale per cifre enormi. L’imprenditore di Arcola sembra essere lo “schermo” attraverso il quale far sfuggire capitali e beni con operazioni fotocopia.

“La “propensione all’attività di riciclaggio di proventi delittuosi ed intestazioni fittizie di beni da parte di Trusendi – annotano gli investigatori – non è mai stata scalfita nonostante i periodi di detenzione e le numerose condanne già subite dallo stesso per reati della stessa specie”.” (Il Tirreno 14 Luglio 2015)

Pertanto l’interrogativo è semplice quanto ovvio: il nostro imprenditore, inseguito dalle procure di mezza Italia e nonostante sia stato condannato a pene piuttosto modesta per i reati che gli vengono contestati, continua a muoversi indisturbato nel settore dei trasporti per cinque lunghissimi anni (2010 – 2015) facendo “dumping” (concorrenza sleale), evadendo decine di milioni di euro ed infine sbattuto in prima pagina negli ultimi giorni. Nessuno si era accorto di nulla in precedenza? Come è possibile che il nostro protagonista abbia continuato a reiterare gli stessi reati per così lungo tempo nonostante i precedenti che ha collezionato?

PIAZZALE CITTÀ DI MASSA.  Autotrasporti e autotrasportatori non sono estranei però a inquietanti vicende proprio nel nostro territorio, la mente va al “piazzale città di Massa”, un inchiesta esplosiva che si sgonfiò con una archiviazione.  Ma l’area del piazzale era al centro di una vicenda che vedeva l’interramento di rifiuti tossici per costruire la massicciata del piazzale (interno) al Porto di Marina di Carrara e alla foce del Carrione.

Un intervento discutibile realizzato anche da un personaggio già noto alle cronache della nostra testata. La vicenda però s’intreccia con altre questioni di scottante attualità che riguardano la provincia al punto da riportarci indietro fino all’operazione SINBA.  Trentuno gli arresti disposti dall’Autorità Giudiziaria:

“1 milione e 200 mila tonnellate di rifiuti, lucrando circa 90 milioni di euro. I reati contestati sono associazione per delinquere, disastro ambientale, peculato, corruzione, turbativa d’ asta, abuso d’ufficio, falso, truffa e traffico di rifiuti. Il gruppo agiva tra Toscana del nord e Liguria. C’erano ditte che prendevano l’incarico di bonificare aree inquinate: …piazzale città di Massa, una grande terrazza sul mare; la ex discarica Imerys, sempre a Massa; fanghi al porto di La Spezia; l’azienda Cpl di Massa; i rifiuti alluvionali del Comune di Carrara. Materiale pericoloso che non sarebbe stato trattato o smaltito ma anzi utilizzato per ripristinare altre aree: il piazzale del cimitero di Aulla, lo svincolo autostradale di Viareggio, ma anche lo stesso Piazzale città di Massa. Le ditte contavano su molti appoggi. Tre carabinieri di Sarzana (Nomi, N.d.a) e un poliziotto della stradale di Spezia (Nome, N.d.a) sono finiti in manette. Avrebbero guidato e scortato i trasporti più delicati…”) (Il Tirreno)

ALTRI SCENARI INQUIETANTI sono evidenti e tornano alla ribalta negli ultimi mesi con la vicenda “marmettola” interrata in prossimità di un bed & breakfast di Arcola (tanto per cambiare), che ritorna al centro della nostra inchiesta:

“Nascondevano la marmettola, gli scarti della lavorazione del marmo, nell’uliveto dei vip, ini un agriturismo ad Arcola. La prelevavano dalle segherie di Carrara facendosi pagare circa 30 euro a tonnellata, e anziché trasferirla alle discariche, la rivendevano senza trattarla. Risparmiavano sui costi e ottenevano due guadagni, al ritorno nei laboratori e quando la piazzavano in una discarica abusiva.

Figurava come materiale da riempimento per la costruzione di una strada. Con l’accusa di traffico e smaltimento illecito di rifiuti, ieri all’alba i carabinieri del Noe di Firenze hanno arrestato i titolari della Sirmi, la società italiana riutilizzo materiali inerti con sede in via Marchetti alla zona industriale e un imprenditore spezzino che gestiva la discarica abusiva in località Pietralba di Arcola..” (La Nazione 10.12. 2014)

Ma è il titolo de” La Nazione” del 17 febbraio 2015 a dirla lunga:

“Smaltimento illecito: in undici nei guai La Procura distrettuale antimafia ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti gli indagati”

Perché se ne occupa la Procura distrettuale Antimafia? Ci sono altri possibili collegamenti? Ulteriori indagini ancora non rese pubbliche? Dove porta il filo “rosso” di Arcola?

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