Forze Armate, Intelligence, Forze dell’Ordine: LA VIA DELL’ECCELLENZA SOTTO TRACCIA

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luglio 1, 2015 by Pierpaolo Santi

Di: Pier Paolo Santi

Poco tempo fa ho avuto il piacere di parlare con dirigenti e personale di una azienda che tra le altre cose si occupa di Difesa. Sono sempre belle esperienze, oserei definirle “boccate d’ossigeno”, perché si esce dal contesto delle “chiacchere” per entrare in quello dei fatti: non è l’Italia “eh vabbò”, no in questi posti si fa la differenza.

LA DIFFERENZA.  Come intende procedere l’Italia riguardo a tre settori chiave quali Forze Armate, Intelligence e Forze dell’Ordine? Sopravvivendo, tirando avanti oppure sforzandosi di fare la differenza nel vasto panorama internazionale?

Nel corso delle varie fasi repubblicane abbiamo assistito ad alcuni tentativi di portare il paese ad un alto livello con una sufficiente autonomia dalle altre grandi potenze (Usa in testa), quello di Enrico Mattei con la sua creatura Eni (l’uomo che sfidò le sette sorelle) dovrebbe fare da scuola. Tentativi, si badi bene, perché qualcuno o qualcosa ha sempre “soffocato” questa aspirazione. Per tutta la fase della guerra fredda ci siamo adagiati sugli allori, coccolati e protetti (spesso anche utilizzati) dagli Stati Uniti… qualcosa però potrebbe cambiare e non per volere di qualcuno ma per necessità.

Belle parole, ma come può un paese relativamente piccolo (anche se inserito tra i grandi) fare veramente la differenza?

1-      Schierando truppe per il mondo? (Per quanto concerne le Forze Armate)

Purtroppo non possiamo usufruire di grandi disponibilità economiche, siamo ancora ben al disotto della soglia del 2% del Pil nazionale da dedicare alla Difesa come richiesto dalla Nato ai paesi membri. Le Forze Armate non hanno alle spalle nemmeno l’appoggio di una popolazione in grado di accettare perdite e sacrifici inevitabili in conflitti diretti con numerose unità sul campo.

2-      Sovrastando o interferendo direttamente con Agenzie quali Cia, Nsa, Mi6, Mossad, Fsb? Chiedo scusa agli addetti ai lavori solo per averlo scritto. (Per quanto concerne l’Intelligence)

3-      Sul terzo punto che riguarda le Forze dell’Ordine la situazione è più gestibile e ne parleremo approfonditamente nel prossimo articolo.

Cerchiamo di riflettere un attimo. Personale in gamba e determinato non ci manca sul versante militare quanto in quello dell’intelligence. Se non possiamo pensare in grande dobbiamo farlo nello specifico (che non significa affatto nel piccolo). Entra in gioco quello che potremmo definire “la via dell’eccellenza sotto traccia”.

LA VIA DELL’ECCELLENZA SOTTO TRACCIA.  Di cosa si tratta? In definitiva di essere sempre attivamente presenti nelle pieghe degli eventi internazionali meno ufficiali senza così detta fissa dimora. Lo so … spieghiamo. Occorrerà prendere il meglio dei tre settori sopra menzionati (sia come personale che mezzi) per potenziare ulteriormente piccole elite facendole operare negli scenari caldi con una notevole capacità mobile. Ritorniamo, allora, ai nostri precedenti punti:

1-      Nelle nuove “tensioni”, siano esse basate su blocchi contrapposti stile Nato-Russia, da invasioni come quella in Iraq o semplici (si fa per dire) missioni di controllo come Afghanistan, le operazioni composte da unità scelte assumeranno sempre maggior rilievo (per dispiacere di chi, utopisticamente, pensava che bastassero solo interventi di droni), poiché portano ad una serie di vantaggi impareggiabili. Prendiamo come esempio l’ultima (almeno resa nota) che ha visto come protagonisti gli uomini della Delta Force nel cuore della Siria per la cattura-uccisione di Abu Sayyaf. L’incursione ha permesso di centrare l’obiettivo principale ma anche di acquisire dati e documentazioni preziose per l’intelligence (un po’ come per il caso Osama). Le nostre F.A devono concentrarsi su queste operazioni tanto da assumere un livello di reputazione e professionalità sopra la media nello scenario internazionale. In parte è stato fatto per le operazioni di polizia e controllo territorio ma si tratta di qualcos’altro. I nostri ragazzi (reparti speciali) sono tra i migliori al mondo e non ci sarebbe da stupirci se avessero già risolto “situazioni calde” nelle coste libiche. Non è semplice, soprattutto se si entra nel campo minato delle alleanze-trattati, della necessità di basi logistiche d’appoggio e così via.

2-      Alla nostra intelligence bisogna dare ulteriori fondi e possibilità (tecnologiche e logistiche) ma questa dovrà portare avanti una seria e concreta riforma interna finalizzata ad un continuo miglioramento. Anche in questo caso riflettiamo. Se basiamo tutti inostri sforzi sulla tecnologia siamo in alto mare perché non potremmo mai eguagliare (almeno in questi 40 anni) altre Agenzie. Nostro cavallo di battaglia invece è sempre stato, e va potenziato, la Humint (Human Intelligence) con grande attenzione alle fonti, infiltrati e alla presenza sul campo anche con un radicamento nel tessuto sociale dei vari paese (i mezzi sono infiniti). Se trattassimo di una automobile esporremo la formula: alta qualità con bassi costi. Funziona e la Libia lo ha dimostrato. Gli Usa con le loro super tecnologie chiedevano sistematicamente alla nostra intelligence e diplomazia rapporti perché gli unici sul campo. Fattore umano, dunque, e un ottimo inizio sono le nostre ex colonie che guarda il caso sono anche il centro delle nuove instabilità e potrebbero essere il punto anche come basi logistiche per interventi più “spinti”. Si intende, come sempre dovrebbe intervenire la diplomazia proprio per creare quella ragnatela di opportunità e accordi con i leader degli altri paesi interessati a permettere  “manovre” sopra consigliate. Perfino sul versante “corpo diplomatico” abbiamo raggiunto ottimi risultati di grande professionalità.

Diplomazia e Intelligence nel più dei casi si dovrebbero completare: seguendo la medesima linea d’azione o con una diplomazia più “moderata” atta a bilanciare una intelligence più “aggressiva”. Alcuni paesi come la Russia possono poi permettersi entrambe “aggressive” ma è un lusso per noi irraggiungibile.

E I GRANDI COME VEDREBBERO SIMILI CAMBIAMENTI?    Precedentemente abbiamo suggerito che qualcosa potrebbe cambiare non per volere di qualcuno ma per necessità. Gli Usa da una parte potrebbero ben vedere un maggiore coinvolgimento degli alleati e dell’Italia, non di rado Obama ha esortato gli europei a fare di più nelle crisi diplomatiche e militari. Altro ottimo punto di partenza a meno che questo coinvolgimento e capacità di spaziare non si traduca in rigidi dettami a favore degli stessi Stati Uniti. Già adesso i nostri interessi nazionali sono andati a contrapporsi con quelli della prima potenza mondiale (come nel caso del rapporto privilegiato Roma-Mosca mal visto da Washington) ma gli svantaggi nel tempo potrebbero assumere connotazioni assai positive per tutti. È il caso dell’Iran, altro partner strategico di Roma nemico da sempre degli Usa che ad un tratto, se verrà confermato il trattato sul nucleare, potrebbe diventare (in parte è così a prescindere dalla crisi in Yemen) un alleato prezioso contro il califfato. Magie della politica estera.

Non potrò mai scordarmi il commento di un uomo dell’alta finanza, sosteneva con convinzione che in periodi di crisi del mercato tutti perdevano tranne i migliori. Possiamo associare lo stesso alle crisi mondiali dove anche i più piccoli possono fare la differenza?

Nel corso dei nostri precedenti articoli abbiamo dibattuto a lungo sulla grave responsabilità francese nel nord Africa e Medio Oriente e della loro crescente volontà di scalzare ogni intervento (militare, d’intelligence ma soprattutto commerciale) dell’Italia. Ecco la Francia, che spesso sembra ancora credere di essere nel periodo napoleonico, potrebbe essere uno dei nostri maggiori ostacoli per un ascesa internazionale. Un alleato, un cugino si … ma da tenere ben d’occhio.

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