ARCOLA: UNA REALTA’ PARALLELA

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Giugno 16, 2015 by redazione

Di: Pier Paolo Santi & Francesco Sinatti

PREMESSA. Tutte le nostre inchieste che hanno visto come protagonisti componenti o affiliati del locale ‘ndranghetista dei Romeo di Sarzana sono giunte ad una svolta a seguito dei recenti arresti. A questo punto, ci domandiamo se dopo questi avvenimenti, Arcola non sia stata (o divenuta nel corso degli anni) uno snodo criminale (base-hub?) collegato alla zona La Spezia-Sarzana-Massa Carrara. Gli indizi per una seria indagine investigativa a riguardo ci sarebbero tutti.

Gli spunti: La forte presenza in zona di marocchini impiegati nello spaccio di stupefacenti, altra pista che solo apparentemente sembra essere slegata dal questi avvenimenti, ma che potrebbe rivelare risvolti di una certa importanza. Ricordiamo, inoltre, che un Biagio Tramonte, aveva messo in piedi un business (con altri soci) sul lavoro nero degli immigranti in Calabria, tra questi sodali molti erano Marocchini, dettaglio che dovrebbe far pensare.  In effetti, in un nostro precedente articolo, avevamo posto una precisa domanda: si tratta dello stesso Biagio Tramonte collegato anche al locale di ndrangheta di Sarzana? Nel caso ha portato con se (anche) affiliati di nazionalità straniera? Quanto alla location Arcola procediamo con ordine riportando alcuni “pezzi di cronaca ” che inducano il lettore a leggere notizie riportate dai giornali (locali) sotto una nuova luce.

ARCOLA. Una strada si inerpica sulle colline dietro Lerici in mezzo ad una campagna incantata fra ulivi e alberi da frutto, fra bosco e appartate ville e villette che fiancheggiano il crinale che si affaccia sulla valle del Magra. Siamo ad Arcola.

Questo paese, da diecimila abitanti circa, appartato non è però quello che sembra perché da tempo ad Arcola si susseguono fatti e circostanze che rivelano una realtà criminale efferata e misteriosa al punto da farci considerare più attentamente tutta una serie di vicende che si sono verificate negli ultimi anni.

Domenico Romeo residente ad Arcola, pochi giorni fa, ha fatto nuovamente parlare di se. Il personaggio non è accusato di essere un affiliato ‘ndranghetista qualsiasi ma “un esponente pericoloso”. Domenico Romeo vuol dire anche Sarzana e il suo locale ‘ndranghetista, quello spesso al centro di molte nostre inchieste. Ripercorriamo con un breve collage gli ultimi avvenimenti che riguardano questa zona per poi approfondire le piste investigative nello stile della nostra testata.

L’OPERAZIONE “Grecale Ligure”, 2014.      “La Direzione investigativa antimafia di Genova ha eseguito una confisca di prevenzione emessa dal Tribunale di La Spezia – Ufficio Misure di Prevenzione, nei confronti di Domenico Romeo, 59 anni, nato a Roccaforte del Greco ma residente ad Arcola. Il valore dei beni confiscati ammonta a circa due milioni di euro. Il provvedimento accoglie in peno una proposta del Direttore della Dia, elaborata sulla base di approfondite indagini patrimoniali svolte dagli investigatori del Centro operativo di Genova. Romeo è ritenuto un personaggio di elevato spessore delinquenziale e ha ricoperto il ruolo di referente strategico di una ramificazione ligure della ‘ndrangheta, i cui vertici risiedono in Provincia di Reggio Calabria. Imprenditore del ramo trasporti, ha gestito alcune società in provincia di La Spezia e Massa, intestandole fittiziamente a prestanomi compiacenti, in concorso con altri personaggi originari della Calabria ma residenti in Liguria e Toscana, tutti già denunciati all’Autorità Giudiziaria di La Spezia nell’ambito dell’operazione “Grecale Ligure”, condotta dal Centro operativo genovese. Il Tribunale di La Spezia, nel provvedimento di confisca, rilevando l’elevata pericolosità mafiosa di Romeo, gli ha inflitto una misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno della durata di 2 anni e mezzo. L’uomo, in tale periodo, vedrà limitata fortemente la sua libertà personale in quanto, pena l’arresto, non potrà allontanarsi dal Comune di residenza o uscire dalla propria abitazione nelle ore notturne e non dovrà accompagnarsi con persone controindicate. Tra i beni confiscati figurano le quote di tre società di autotrasporto (Nuova Do.Ro Trasporti srl e R.M. Trasporti srl, entrambe con sede ad Arcola e Mimmo Travel srl, con sede a Massa) oltre a numerosi autobus, furgoni, autovetture, e autoarticolati intestati alle predette aziende.” (Reggio Press)

Abbiamo un rilevante punto di partenza, anche perché l’operazione ha avuto una nuova fase in questi giorni, preceduta da una notizia solo apparentemente di secondo piano:

“La notizia di oggi è che questi beni il tribunale di La Spezia, visti i gravi indizi che gli inquirenti hanno raccolto nei suoi confronti in questi mesi, ha deciso di confiscarli (il termine giuridico è confisca di prevenzione). Un provvedimento che viene preso soltanto in rarissimi casi e riguarda i beni sequestrati dei quali non sia stata dimostrata la legittima provenienza. Romeo per chi indaga è un capobastone, senza se e senza ma. E quei soldi che ha accumulato sono di provenienza poco pulita”. (Il Tirreno 23 maggio 2015).

Bene, ecco la seconda fase:  “Svuotavano le società fallite dei propri beni, ne creavano altre ad hoc e dirottavano milioni di euro all’estero. In manette alle prime luci dell’alba dell’11 giugno, dopo le indagini della Direzione Investigativa Antimafia di Genova e Bologna, della Guardia di Finanza coordinate dalla Procura di Piacenza, tre persone accusate di autoriciclaggio e bancarotta per distrazione di fondi in società in stato di fallimento. Una quarta persona a breve sarà raggiunta dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

I tre personaggi, Roberto Piras, Riccardo Trusendi e Gabrielle Baldar, avevano creato un vero e proprio meccanismo fraudolento con il quale rilevavano società in fallimento, le intestavano a terzi e le svuotavano dei beni, vendendo a ignari compratori, e il ricavato, si parla sempre di milioni di euro, lo dirottavano su conti correnti esteri o ad altre società fittizie. Al momento dell’arrivo del curatore fallimentare le società avevano solo debiti e nemmeno un euro in cassa.” (Il Piacenza 11 Giugno 2015)

Collegamento con Domenico Romeo:

“La Spezia. Sono i camion, gli autoarticolati, le motrici e i container da centinaia di migliaia di euro il nuovo business della ’ndrangheta.

Lo dimostrano le ultime inchieste della direzione investigativa antimafia in Liguria: prima il sequestro milionario nei confronti di Domenico Romeo , «soggetto contiguo» alla mala calabrese e presunto titolare occulto di tre ditte di trasporto merci, poi gli arresti effettuati la scorsa notte alla Spezia. In manette sono finiti (nome dei tre arrestati).” (Secolo XIX 12 Giugno 2015).

Ma chi sono in realtà questi soci di Romeo? Sia Trusendi che Piras non sono nuovi alla cronaca e agli scandali:

TRUSENDI: “Il clamoroso «botto» ha alla base, le rivelazioni di alcune ‘gole profonde’ e i discorsi captati dagli investigatori al telefono e grazie alle cimici piazzate dagli inquirenti durante i sequestri. Ci sono oltre 300 pagine di trascrizioni a pesare come macigni sugli indagati. Nel mirino il sistema che avrebbe architettato Trusendi per evadere il fisco e dribblare potenziali procedimenti penali in Italia col trasferimento all’estero, in particolare in Medio Oriente e Africa Centrale, delle società impiegate per i giochi sporchi, previo ’travaso’ dei fattori di produzione del reddito, mezzi di trasporto e dipendenti a nuove società, con contestuale avvio di procedura fallimentare per quelle vecchie, dopo aver trasferito le quote sociali a dei prestanome, cittadini stranieri.

Al setaccio degli uomini del Nucleo di polizia tributaria sono passati conti e attività delle società Frt Srl, Leda Srl, Ste.Ri Srl, Sgt srl e Cargo Line e i rapporti infragruppo per la produzione e l’uso di fatture false e gonfiate funzionali ad evadere il fisco. Per quel che concerne le cessioni di beni tra le società infra-gruppo, che i militari della Finanza riconducono ad operazioni inesistenti, in molti casi sono state riscontrate fatture riferibili alla vendita di containers, per importi anche di diversi milioni di euro, che risultavano prive di precisi riferimenti ai beni oggetto di cessione; la vendita di tali beni, hanno accertato gli inquirenti, avveniva a prezzi esorbitanti, fuori mercato, in assenza di contratti stipulati precedentemente tra le parti e di movimenti finanziari che ne attestassero il reale pagamento.

Altri casi riferibili a fatture per operazioni inesistenti, riscontrate con riguardo a prestazioni di trasporto infra- gruppo, erano comprovati da documentazione generica. All’esito degli accertamenti di natura fiscale, le fiamme gialle hanno constatato – solo con riferimento alla società Frt Srl, Leda Srl, Ste.Ri Srl, Sgt srl e Cargo Line – un’Iva dovuta ma non versata per 13 milioni di euro ed un imponibile evaso pari a circa 53 milioni di euro mentre, per quel che concerne l’esito complessivo delle verifiche svolte nei confronti delle società riconducibili all’imprenditore, veniva accertata un’evasione di circa 90 milioni”. (12 giugno 2012, La Nazione)

Un importante considerazione che andremo ad approfondire: i legami con Medio Oriente e Nord Africa.

Ritorniamo a Romeo e ai suoi “show” ad Arcola:

L’operazione “Check truncation”   “… è stata condotta nell’ambito di indagini coordinate dal sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale della Spezia, Maurizio Caporuscio, scaturita da approfondimenti eseguiti dalle Fiamme gialle su anomale movimentazioni di un conto corrente bancario intestato a due degli indagati.  Da qui è scattata l’inchiesta, nella quale fondamentali sono risultate le intercettazioni telefoniche e ambientali e i servizi esterni di appostamento e pedinamento, che hanno consentito di registrare movimenti e accordi tra i consociati, per ottenere illeciti profitti e vantaggi, grazie alla commissione di una serie di casi di usura, estorsione, riciclaggio e impiego di denaro di provenienza illecita…

Le indagini hanno permesso di delineare uno scenario malavitoso di vasta portata, nel quale Mario Sessa, anche grazie a una rete di “amicizie” e “collaborazioni” offerte da altre persone indagate (le quali hanno sostanzialmente agito in concorso esterno all’associazione) e alla materiale disponibilità di consistenti somme di denaro, ha erogato prestiti da usura gestendo poi le azioni di recupero dei crediti grazie all’intermediazione di Paolo Ciuffardi, Bruno Baroncelli e Domenico Romeo, che avevano il compito di procacciare nuove vittime, gestire il rapporto usurario e garantire il rispetto delle scadenze prefissate per il loro rimborso.  In alcuni casi sono stati accertati tassi di interesse dal 72% al 120% annuo.  A carico di Bizzarro e Ciuffardi, il Gip Paolo Scippa, ha disposto anche il sequestro preventivo di 5 attività commerciali (una azienda di consulenza gestione aziendale, 3 profumerie e cosmesi e una azienda di autotrasporti) loro riferibili direttamente o per interposta persona, poiché ritenute utilizzate dagli indagati per il riciclaggio e il reimpiego dei proventi dei reati loro ascritti.  Domenico Romeo, sapendo di essere ricercato si è presentato spontanemente negli uffici della Finanza della Spezia.” (20 Aprile 2010)

Possiamo assicurarvi che quanto riportato in questo articolo è solo una introduzione, manca tutta la ricerca di altri collegamenti che andremo a pubblicare in seguito… ma è necessario per introdurre il lettore ai prossimo articoli legati a Domenico Romeo.

Riportiamo anche di fatti non collegati con Romeo ma che vedono protagonista la stessa Arcola. Sono circostanze importanti da segnalare perché in quella zona si “agita una spirale” di fatti criminosi che potrebbero condurci ad una realtà ben più inquietante.

“L’accusa per (nome) di 38 anni, originario di Potenza ma residente a Mazzetta, è di tentata estorsione riconducibile alla cessione di un’arma, ricettazione e lesioni aggravate per futili motivi con oggetti atti ad offendere. Tutto è nato da un furto di una ventina di pistole, lo scorso luglio, a un autotrasportatore 40enne che abita ad Arcola. La squadra mobile, diretta da Girolamo Ascione (nella foto) ha avviato le indagini che un mese dopo hanno condotto all’arresto di Umberto Bertagna, trovato a Rebocco con una ‘Walter’ modello P22 con la matricola abrasa.

Proprio una delle pistole rubate ad Arcola. La squadra mobile avrebbe appurato che quell’arma l’aveva venduta proprio C. Qualche tempo dopo S.G., spezzino di 42 anni, è stato picchiato a sangue in piazza Ginocchio e anche lì ci sarebbe stato lo ‘zampino’ di C. Gli aveva infatti venduto un’altra pistola e sarebbe nato un contenzioso sul prezzo, tanto che pretendeva da S.G. 1.200 euro. Da qui, pertanto, il reato di tentata estorsione. In base alle indagini è emerso che il 38enne, che lavora in edilizia, riscuoteva debiti per sé e altre persone ricorrendo alla violenza. Quando sono andati ad eseguire l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, i poliziotti hanno perquisito l’abitazione di C. e hanno trovato una pistola calibro 9 fedele riproduzione di quella in dotazione alle forze dell’ordine, un giubbotto anti proiettile, alcuni coltelli e un pacco di cambiali in bianco con tanto di bolli. C’erano anche delle fotocopie di assegni che C- avrebbe incassato non si sa a quale titolo”. (2 Aprile 2014 La Nazione)

Ancora:

“Coltivando marijuana, nello specifico, un cinquantunenne di Arcola, ufficialmente disoccupato, proprio come Grace aveva messo su un’attività di produzione di hashish e marijuana. I finanzieri della Spezia lo hanno individuato, monitorato per spaccio e arrestato stamani. In casa, nascosti in alcune intercapedini dei mobili della cucina, sono stati rinvenuti sette pani di hashish, del peso di un etto ciascuno. Altri sette etti di marijuana, in parte già pronta per essere smerciata, in parte in infusione ed in parte in fase di essiccazione.

In cantina, come nella serra della Grace hollywoodiana, i finanzieri hanno trovato conferma del ciclo di produzione completo: quattro diversi ambienti, climatizzati per ogni fase della coltivazione della canapa indiana, dall’inseminazione alla germogliatura, dalla coltura all’essiccazione.

Le fasi più delicate della crescita delle piante, da cui è possibile ricavare la sostanza stupefacente, era assicurata grazie al calore prodotto da tre lampade alogene da 400 W, una costante irrigazione ed un ventilatore che riproducevano alla perfezione l’habitat caldo-umido in cui questa pianta si sviluppa.

Sono state sequestrate piante lunghe sino ad metro e mezzo di altezza le quali, dopo essere state analizzate, saranno distrutte. L’arcolano aveva anche una pistola calibro 6,35 di produzione dell’Europea dell’est, tre coltelli e decine di semi di canapa indiana”. (2 Agosto 2010 La Nazione)

Ma Arcola ritorna alla ribalta della cronaca con un sequestro rocambolesco: il sequestro Calevo. I Calevo hanno la loro storica attività di famiglia proprio ad Arcola.

Le modalità anomale del sequestro dell’imprenditore edile lericino squarciano la tranquilla realtà del borgo ligure rivelando una tradizione “antica” nel disegno criminale che sembrerebbe prevedere un riscatto per la liberazione dell’ostaggio. Ma le “rozze” modalità di depistaggio non ingannano gli inquirenti che non perdono il bandolo della matassa e in breve liberano Calevo (che qualcuno dava già per passato a miglior vita).

Lieto fine? Solo in parte.

Non può non destare sospetto chi e come ha sequestrato l’imprenditore e lentamente dalle nebbie della vicenda emergono dettagli significativi. Pier Luigi Destri, considerato la mente della banda criminale, è già stato al centro di una vicenda inquietante che lo vede protagonista della misteriosa scomparsa di un dipendente nel 2009.

Pare avessero avuto un appuntamento alla stazione di La Spezia, ma da quel momento del marocchino (creditore di 9000 euro nei confronti del Destri) non si saprà più nulla. La puntata di “Chi l’ha visto?” allunga ulteriori dubbi sul fatto criminoso che verrà riaperto proprio in occasione della liberazione di Calevo. Gli inquirenti infatti scandaglieranno il giardino della villetta, prigione e base del sequestro, e di altre proprietà del Destri. Cosa cercano? Cercano il corpo del marocchino scomparso che una “soffiata” riterrebbe tombato in una colata di cemento di qualche nuova costruzione o interrato nel giardino antistante.

“Nella casa dove Pierluigi Destri ha tenuto recluso Andrea Calevo dal 16 al 31 dicembre 2012, quando il giovane imprenditore è stato liberato con un blitz perfetto, le forze dell’ordine hanno rinvenuto e sequestrato un copioso archivio di nastri registrati. Destri era solito girare con un recorder nascosto e registrare le conversazioni più importanti. Pare che da questi tapes, dal contenuto top secret, possano emergere elementi utili per far luce sulle vicende di Destri e in particolare sulla misteriosa fine del muratore marocchino Mohammed Cherkaoui, scomparso nel settembre 2009. Secondo la moglie, Cherkaoui, la sera della scomparsa, si era incontrato con Destri (per il quale lavorava) per andare assieme in Svizzera a ritirare del denaro: avrebbe dovuto ricevere dal piccolo imprenditore edile 9mila euro. Il caso del marocchino è passato anche su “Chi l’ha visto?” e, con il rapimento di Andrea Calevo, ha ricevuto nuova attenzione”. (La Gazzetta della Spezia).

Un’altra brutta storia

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