LA DIPLOMAZIA DEL CALIFFATO a che gioco sta giocando?

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giugno 11, 2015 by Pierpaolo Santi

Di: Pier Paolo Santi

Il recente messaggio del califfato, pubblicato nel magazine “Konstantinyye”, potrebbe essere un tentativo “diplomatico” di distensione verso la Turchia. Sarà, ma di distensione tra i due parrebbe essercene anche troppa tanto che le intelligence e gli analisti occidentali hanno sempre denunciato un accordo “sotto traccia” tra califfato e Turchia di Recep Tayyip Erdogan. Non staremo a soffermarci adesso su questo aspetto perché già analizzato e approfondito con estrema precisione da molti colleghi e analisti. Vediamo, invece, per punti le possibili motivazioni che hanno esposto l’isis a certe dichiarazioni:

1-     Il califfato tende una mano alla Turchia di Erdogan, uscito dalle elezioni con una vittoria dimezzata. Ma… qualora ci fosse veramente un accordo “sotto traccia”, non metterebbe in estremo imbarazzo il governo turco con un palese invito? Non scordiamoci che la Turchia fa parte della Nato e non può permettersi ulteriori “scosse diplomatiche”. Perché allora imbarazzarla quando gli interessi in comune (sempre seguendo alcuni “report”) sono così stretti e strategici? (in primis nella lotta contro Assad in Siria). Perché esporre un presidente, come Erdogan, indebolito dalle elezioni? Per dimostrare che non esiste un accordo tra i due? Perché Ankara ha infranto patti precisi (forse sanciti quando l’isis catturò ostaggi turchi poi rilasciati?)? Oppure un messaggio-avvertimento proprio per evitare che quei patti non vengano infranti nonostante le forti pressioni occidentali?

2-     Il califfato potrebbe non rivolgersi direttamente al governo ma alla popolazione, in particolare a coloro che hanno contribuito attivamente a proteggere e “portare oltre confine” i numerosi jihadisti occidentali? Ma anche in questo caso a quale scopo se sono già “elementi attivi” o simpatizzanti? È rivolto allora a quella parte di potenziali simpatizzanti ancora dubbiosi? Si tratterebbe di una nuova strategia mediatica ma di scarso valore. Maurizio Molinari, che va considerato come un vero punto di riferimento del giornalismo nelle questioni medio orientali, giustamente riporta su La Stampa:

“La spiegazione di questo approccio viene dal testo di un articolo, intitolato: “Chi è un apostata?”, nel quale la Turchia non viene descritta come un campo di battaglia dei jihadisti bensì come una “fonte di riserve umane” cruciale per il successo finale del califfato”.

Una possibile conferma di quanto esposto precedentemente? Ancora non convince. Una cosa è certa, il califatto ha timore dell’esercito turco, l’unico della regione in grado di contrastare se volesse i jihadisti sul campo di battaglia. Se volesse … questo è il problema. Si tratta allora di un messaggio rivolto proprio all’esercito e alla intelligence turca forse allarmata da qualcosa non ancora reso noto al grande pubblico?

Tutte piste valide.

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