PERICOLO A FOGGIA: Intervista al Presidente della Fondazione Antonino Caponnetto

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giugno 4, 2015 by Pierpaolo Santi

Di: Pier Paolo Santi

Poche battute per rendersi conto di parlare con una delle rare persone che sanno il fatto loro sul fenomeno mafioso. Il Dottor Salvatore Calleri è Presidente dell’autorevole Fondazione Antonino Caponnetto (dall’omonimo magistrato), riconosciuta, tra le altre cose, per la pubblicazione di puntuali resoconti sull’infiltrazione mafiosa in Italia (consultata dagli stessi addetti ai lavori).

Poco dopo l’uscita di un nostro articolo sui cambiamenti di strategia della Scu (sacra corona unita) consultai il dott. Calleri, quando l’argomento si spostò sulla criminalità foggiana e sulla “autonomia” che detiene proprio dalla Scu. Non persi l’occasione per fissare una intervista, gentilmente il Dott. Calleri ha dato la sua disponibilità.

1-“ 2014 una città massacrata dagli omicidi anche di chi non ha pagato il pizzo… la gente ha paura… Presidente (riferito alla commissione, Nda) a Foggia i nomi delle famiglie mafiose non si dicono neanche in famiglia. Ci sono omicidi, autobombe, estorsioni, sono dovunque e la cosa più grave che qui voglio dire è che sul caso foggiano non c’è il focus di nessuno … nessuno ne parla”.

Vorrei partire proprio dalle lapidarie affermazioni del Questore di Foggia, Piernicola Silvis, pronunciate davanti alla Commissione Parlamentare per i reati contro gli amministratori pubblici il 28 giugno 2014. Come dobbiamo, dunque, descrivere questa realtà foggiana e perché si differenzia dalla scu? In tal senso riprendiamo sempre il resoconto del Questore che a domanda del Presidente della commissione:

“ Si sta sottovalutando il fatto che sta nascendo un associazione da 41-bis che non è più la sacra corona unita?”

Risposta:

“Non sta nascendo, signor Presidente, è nata da anni”.

Calleri: “La società foggiana nasce come una sorta di derivazione della camorra di Cutolo. Segue tale modello verticistico. Un modello diverso rispetto alla scu con la quale negli anni 90 si è scontrata. La società foggiana è da considerare a tutti gli effetti una forma di mafia”.

2- La “denuncia” del Questore risale al 2014, adesso sembra che la situazione venga presa in maggior considerazione (dalle autorità competenti e dai media) ma anche in questo caso abbiamo assistito ad una iniziale “sottovalutazione” del fenomeno, come lo spiega?

“In Italia purtroppo si assiste sempre alla sottovalutazione del fenomeno mafia specialmente quando ci si trova davanti a delle forme diverse da quelle a cui siamo abituati. Non tutti hanno sottovalutato, non la Fondazione Caponnetto e di sicuro non il procuratore Seccia che da sempre ha seguito tale fenomeno criminale”.

3- Si rimane impressionati nell’ osservare la quantità e il tipo di armi sequestrate nel corso delle varie operazioni. Solitamente la scu usufruisce di canali turchi, albanesi, macedoni e greci per il traffico di armi, che in gran parte poi verranno “consegnate” alle altre grosse organizzazioni criminali. Una pista investigativa valida perfino per le organizzazioni foggiane? Che rapporti intrattengono queste ultime con ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra?

“Le diverse forme mafiose oggi trafficano in tutto ciò che è particolarmente lucroso. Dal traffico di armi, di droga agli appalti, ai mercati fino al denaro falso, spesso in collaborazione ed a volte in conflitto. Non manca comunque un settore in cui queste siano assenti”.

4- Ritiene che queste “bande” possano allargare i loro interessi anche oltre la provincia?

“Si, ma non in modo automatico”.

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