“DIAVOLO ROSSO”: Un altra tessera del mosaico?

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aprile 12, 2015 by redazione

Di: Pier Paolo Santi & Francesco Sinatti

“Diavolo Rosso” è un individuo, come è sempre stato scritto, oppure qualcosa di più complesso, come ipotizzato da “Inchiostro Scomodo”? Una delle inchieste più seguite dai nostri lettori potrebbe aver trovato nuovi riscontri. 

Gli anni sono quelli prima e durante la guerra in ex Yugoslavia, nella quale l’operazione denominata “DIAVOLO ROSSO” potrebbe aver avuto lo scopo di coprire e coordinare operazioni riguardanti traffici d’armi, concomitanti con la crisi Somala, .
All’inizio dell’inchiesta giornalistica si è supposto che si trattasse di un programma-operazione confinato alla sola Yugoslavia, successivamente ci siamo posti la questione se vi fossero (o meno) collegamenti con il caso Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

Rai 3 ha diffuso, in questi giorni, un inchiesta che ricostruisce dettagliatamente i mesi trascorsi dalla Alpi  in Somalia, sostenendo che la sua morte e quella dell’operatore, sia avvenuta in seguito alla scoperta di un traffico d’armi diretto proprio alla ex Yugoslavia (non solo rifiuti radioattivi, dunque, ma ciò non sorprende perché gli scambi con i paesi del terzo mondo avvenivano spesso con la logica: rifiuti in cambio di armi).

Riportiamo quanto sintetizzato da La Repubblica:

“Ilaria Alpi e Miran Hrovatin si erano avvicinati troppo ad un traffico che doveva restare segreto: riguardava anche la spedizione in Somalia di una partita di 5000 fucili d’assalto e 5000 pistole da parte degli Usa. Ufficialmente. Ma in realtà, attraverso una triangolazione che aggirava l’embargo decretato dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu nel 2002, una partita destinata alla neonata federazione croata-bosniaca durante la guerra nell’ex Yugoslavia.

Due differenti carichi, trasferiti da navi della Lettonia a navi della Shifco sempre al largo della Somalia, sono segnalati in due rapporti delle Nazioni Unite del 2002 e del 2003. Il primo avviene il 14 giugno del 1992; il secondo nel marzo del 1994: è identico a quello registrato a bordo della “21 Oktoobar”, l’ammiraglia della flotta Schifco, la cui rotta è tracciata dai Lloyds fino al porto iraniano di Bandar Abbas. Di qui, avrebbe preso il largo verso la Croazia a bordo di un’altra nave. Ilaria a Miran moriranno pochi giorni dopo.

La “Farax Oomar”, l’altra nave della Schifco, con a bordo 2 italiani e ormeggiata a Bosaso su cui indagava la giornalista Rai, era ostaggio del clan di Ali Mahdi. Serviva come garanzia del pagamento della tangente per il traffico d’armi Usa-Italia destinato a Zagabria. Ilaria Alpi ignorava tutto questo. Ma aveva dei sospetti. Cercò di chiarirli nella sua ultima intervista al sultano di Bosaso: gli chiese se la “Farax Oomar” ormeggiata in porto era sotto sequestro. Una domanda fatale”.

La nostra inchiesta su “Diavolo Rosso” potrebbe completare quanto trovato da Rai tre e prima ancora dal giornalista Luigi Grimaldi? Abbiamo forse seguito in parallelo la medesima pista?

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