TRAFFICI TRA ‘NDRANGHETA E CALIFFATO? : cominciamo a porci le prime domande

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Marzo 14, 2015 by Pierpaolo Santi

Di: Pier Paolo Santi

La nostra inchiesta giornalistica parte dalle considerazioni del Procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho che ipotizza il pericolo di un possibile accordo tra ‘ndrangheta e Isis. Nel primo articolo abbiamo visto i presupposti teorici di un accordo tra le due organizzazioni, ma prima di proseguire riportiamo le stesse parole del Procuratore:

“sia una ipotesi da percorre, su cui vale la pena lavorare e su cui tenere un’attenzione molto alta. Tenere un’attenzione molto alta su questi aspetti almeno per quanto riguarda la nostra Dda è fondamentale. È chiaro che in un territorio così capillarmente controllato dalla ‘ndrangheta il terrorismo può avere un appoggio logistico, coperture in aziende agricole, in terreni di montagna o coperture attraverso documenti falsificati in cambio di armi e droga”.

Il Procuratore prosegue:

“La’ndrangheta è un’organizzazione criminale che si muove per finalità di profitto, quindi ovunque c’è un profitto, un interesse. D’altro canto per l’importazione delle armi con chi ha rapporti se non con determinati ambienti che sono vicini al terrorismo o che sono vicini alle guerre che si sono sviluppate negli ultimi anni in alcuni Paesi? Quindi, comunque, le armi vengono da quei territori. Attraverso l’Isis riuscirebbe anche ad avere droga, soprattutto eroina. La ‘ndrangheta è protagonista nell’ importazione di cocaina dai Paesi sudamericani ed è protagonista anche per l’eroina ma non attraverso lo stesso canale ma da quelli che provengono da Turchia, Iraq, Nigeria, vari paesi che consentono queste importazioni. Pensare ad uno scambio armi e droga con appoggi logistici – ha concluso – è una ipotesi da percorre su cui vale la pena lavorare”. (intervista ripresa da “Il Giornale”).

A questo punto poniamo le domande per capire dove possono avvenire all’estero possibili contatti tra ‘ndrangheta e califfato.

CANALE TURCO. L’ambiguità della Turchia nei confronti del Califfato e i forti rapporti tra la sua criminalità organizzata con la nostra è un dato che non deve essere trascurato, potrebbe risultare un ulteriore pista investigativa? L’Isis potrebbe aver già usufruito di contatti con la criminalità turca per il traffico del petrolio, dobbiamo pensare che il canale sia valido anche per droga e armi. Chi si occupa di criminalità organizzata sa che la Turchia è da sempre un punto strategico per i traffici illeciti e che la ‘ndrangheta (ma anche le altre organizzazioni) hanno sempre avuto rapporti e basi operative in loco. Il califfato sembra, inoltre, aver potenziato il canale di droga nella zona di sua influenza scavalcando la famosa tratta balcanica. Di poco la notizia resa ufficiale dal FSKN, Agenzia Federale Russa per il controllo sul traffico di droga che sostiene per voce di Viktor Ivanov:

“Negli ultimi cinque anni la rotta balcanica è diventata marginale, ora la droga viaggia anche attraverso l’iraq. L’Isis riesce a guadagnare fino a un miliardo all’anno smerciando eroina che transita per i territori controllati dagli jihadisti”.

Ripetiamo, la Turchia potrebbe assumere ulteriore importanza nei traffici divenendo un punto di contatto tra le varie organizzazioni criminali (come la ‘ndrangheta) e i trafficanti jihadisti. Per questo i vari paesi coalizzati contro il terrorismo (gli stessi che vedono con irritazione le blande posizioni del presidente Recep Tayyip Erdogan) dovrebbero pretendere un maggior controllo da parte della Turchia in merito a questo preoccupante fenomeno.

FRUGARE NEL PASSATO. Nel corso degli anni pare che la ‘ndrangheta abbia allacciato numerosi rapporti (contatti) e conseguito importanti affari con servizi segreti legati all’ Africa e Medio Oriente. La lente d’ingrandimento deve essere allora posta non solo alle famiglie malavitose coinvolte ma nel caso anche agli stessi apparati d’intelligence del luogo e ad alcuni loro appartenenti (spesso ex).

L’Iraq è l’esempio guida per la nostra inchiesta. Alcuni importanti membri dell’ex partito Baath e delle forze armate di Saddam sono passati da una guerriglia contro “l’invasore americano” ad una guerra di fronte sotto le bandiere nere del califfato, con la speranza di danneggiare la presenza Usa e sciita in Mesopotamia e riportare una predominanza sunnita. Le cause dell’iniziale avanzata del califfato sono derivate anche dalle capacità strategica di alcuni generali della vecchia guardia.

Dopo queste considerazioni, ritorniamo al nostro ragionamento ponendo una domanda d’obbligo: l’’ndrangheta aveva avuto rapporti con uomini di Saddam nei suoi affari in Medio Oriente? (come pare lo abbia avuto con Gheddafi) Altra pista da tenere in considerazione, a riguardo intendiamo consultare “addetti ai lavori” per vagliare questa possibilità, infondo è il lavoro del giornalismo investigativo quello di non accontentarsi solo dei comunicati ufficiali. Perché è importante? Nel caso si trovassero riscontri potremmo già porre delle domande precise valide per gli attuali scenari:

1-     La ‘ndrangheta è stata contattata all’epoca dai servizi segreti di Saddam o viceversa?

2-     Parte dei contatti che lavoravano per il dittatore, sono passati successivamente al califfato o ad altre organizzazioni terroristiche?

3-     La ‘ndrangheta ha ancora rapporti con questi? Nel caso potrebbero diventare i riferenti per accordi tra l’organizzazione criminale e il califfato?

La Somalia presenta analoghi rischi ma questo lo analizzeremo nella prossima puntata.

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SCARICATE IL REPORT su possibili legami tra CRIMINALITA’ ORGANIZZATA AUTOCTONA E JIHADISTI


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