ISIS-MAFIA: VEDIAMOCI CHIARO

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Febbraio 24, 2015 by Pierpaolo Santi

Di: Pier Paolo Santi

Ero solo un ragazzino ma il messaggio mi giunse forte e chiaro. La mia guida risultò fin da subito simpatica, se non erro proveniva da Mombasa, ma l’autista a cui si appoggiava diffidava di noi europei. Erano ancora gli anni novanta ma in certi angoli del mondo potevi percepire un odio “particolare” verso gli infedeli, all’epoca non lo colsi nella sua interezza ma adesso non mi meraviglia un califfato o un boko haram. L’autista si rivolse a uno di noi con un francese sgrammaticato: “Italia mafia”. Stereotipo usato da mezzo mondo ma la sua singolarità derivava nell’associarlo al concetto di peccato. Il ragionamento era semplice: Italia = mafia + infedeli = morte a tutti.

Un autista del genere non lo avrei mai trovato in un villaggio turistico e la cosa mi divertiva.

Che una parte dell’Italia sia mafiosa o adotti una mentalità mafiosa me ne accorsi anni dopo con le mie inchieste legate proprio all’infiltrazione della criminalità organizzata, ma d’altro canto mi sono servite per apprezzare l’altra parte del paese, quella con il profondo sentimento di patria e onestà.

Non ho potuto frequentare quel keniota perché da li a poco facemmo un grave incidente che mi costrinse a rimpatriare in tutta fretta. Peccato. Forse mi poteva fare omaggio di qualche “perla” jihadista da approfondire, ma il suo ragionamento basta per far riflettere.

I seguaci della jihad hanno sempre avuto una strana idea di peccato. La droga, ad esempio: se assunta è peccato ma se venduta agli infedeli diventa un mezzo consentito per procurarsi denaro essenziale al proseguimento della lotta, quanto per contaminare le menti e i corpi proprio degli infedeli. Paradossalmente gli estremisti religiosi sono i più pragmatici della storia. Lo hanno dimostrato gli sciiti Hezbollah (canali privilegiati con i cartelli colombiani), come i talebani.

Nei giorni scorsi giustamente una onorevole ha fatto notare che potrebbe concretizzarsi il rischio di un collegamento tra mafia nostrana e l’Isis. Vediamo di analizzare il rischio derivante da questa particolare minaccia.

Effettivamente l’Isis divulgò un comunicato sulla nostra mafia:

«In Italia la mafia ha da sempre una forte presenza. Saranno molto probabilmente la milizia più potente (da combattere, ndr) in Italia, approfittando di un governo debole. In questo momento (i mafiosi, ndr) hanno accesso agli inferi, si scambiano droga e armi in Europa. Non c’è dubbio che se i musulmani vogliono conquistare l’Italia, i combattenti europei dello Stato islamico dovranno allearsi con altre milizie per combattere la mafia, prima di arrivare alla conquista di Roma» (Il Tempo)

Ma allora il pericolo non solo non consiste, ma potremmo assistere ad una sorta di competizione tra le due organizzazioni? Non possiamo archiviare con troppa superficialità la minaccia. Domandiamoci perché l’Isis (che non scrive o comunica nulla per caso) ha inoltrato un simile comunicato. A quale scopo? Un depistaggio? Mi sono posto la domanda proprio pensando alla mia esperienza: quel keniota avrebbe accettato che jihadisti usino la mafia, che tanto disprezzava, per arrivare ad indebolire l’occidente? Osserviamo, dunque, la faccenda sotto un altro punto di vista:

1-     La criminalità organizzata italiana sta subendo una massiccia infiltrazione di elementi stranieri provenienti dal nord africa e da paesi come Albania, Kosovo e Bosnia, luoghi dove si predica anche l’Islamismo (non l’islam). Questo potrebbe portare a ritenere che tra gli stranieri “assimilati”, alcuni simpatizzino per la jihad. Oggi sappiamo che molti degli europei, americani e australiani arruolati nelle file dell’Isis hanno avuto precedenti criminali. Un segnale che non deve essere trascurato perché indica la criminalità (micro o macro) proprio come un potenziale “pozzo” a cui attingere reclutatori. Le ragioni le lasciamo allo studio dei sociologi.

 

2-     I terroristi non sono appetibili alla mafia, la mafia è appetibile ai terroristi per tre fattori di fondo:

 

LA RETE. Le nostre mafie (cosa nostra, ‘ndrangheta, camorra e perfino la sacra corona unita) hanno creato una estesa rete internazionali di contatti e affari divenendo un ottima piattaforma.

 

PUNTI IN COMUNE. La mafia e il califfato hanno tre affari che le potrebbero portare ad un contatto: il traffico di droga (canale già attivo con i talebani), armi e clandestini (punto attualmente più delicato).

 

PROTEZIONE. La mafia potrebbe offrire “protezione” a personale islamista in occidente (appartamenti, rifugi, permessi di soggiorno, lavoro, copertura, falsificazione documenti). Le comunità islamiche e le moschee non sono più sicure perché eccessivamente monitorate dalla nostra intelligence. Questo passaggio sarà il tema del prossimo articolo dove cercheremo di inquadrare le famiglie mafiose più “portate” a simili accordi.

Esiste anche un quarto fattore ma non intendo manifestarlo perché fa parte di una nostra inchiesta ancora in corso.

Questo desolante panorama indica una criminalità organizzata italiana totalmente priva di quel vecchio onore (imbarazzante perfino scriverlo ma loro lo definivano tale). Non mi sorprenderebbe un ulteriore “declino ideologico” della mafia, infondo molti esponenti malavitosi hanno contribuito ad avvelenare le stesse terre dove vivono i loro figli e nipoti, superato questo si può fare tutto e accordarsi con tutti. L’Isis con i suoi traffici di petrolio, tasse interne al califfato, finanziamenti, donazioni e forme di estorsione ha accumulato un ingente patrimonio (anche se in calo dopo le recenti contromisure di alcuni paesi occidentali e arabi) in grado di corrompere esponenti mafiosi (esempi passati, prima dell’Isis, le abbiamo tra mafia russa, esercito e ceceni). Seguendo la logica della jihad, corrompere gli infedeli per raggiungere un fine non equivale a essere corrotti. Fattore da non sottovalutare.

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SCARICATE IL REPORT su possibili legami tra CRIMINALITA’ ORGANIZZATA AUTOCTONA E JIHADISTI


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