Grande Aracri: LASAGNE ALLA CALABRESE

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febbraio 13, 2015 by redazione

Di: Pier Paolo Santi & Francesco Sinatti

Vediamo le ultime operazioni antimafia sotto un’altra angolazione, tipica di Inchiostro Scomodo.

PREMESSA: Prendiamo in esame la ‘ndrangheta e l’ultima operazione Aemilia che ha visto l’arresto di molti esponenti della famiglia dei Grande Aracri. Capo dell’organizzazione Nicolino Grande Aracri che in poco tempo è riuscito a diventare una figura predominate nel panorama malavitoso con influenza sia in Calabria che in centro nord Italia, tanto da atteggiarsi come nuovo referente. Certamente cambiando gli assetti avrà urtato alcuni interessi dell’organizzazione e di altre famiglie importanti. Questo è un altro punto da chiarire. Le famiglie ‘ndranghetiste sono le stesse, variando tra scontri e nuove alleanze, da quasi un secolo, continuamente monitorate dagli apparati antimafia che stanno conducendo un ottimo lavoro. Dobbiamo però porci un problema: proprio per questo continuo monitoraggio, come mai alcune famiglie trovano canali che gli permettono di diventare delle potenze in grado di influenzare l’economia e la politica di gran parte delle regioni più ricche d’Italia (vedi il caso Emilia)? Vero che, per smascherare gli intrighi delle ‘ndrine occorre tempo e la raccolta di una grande quantità di prove (spesso le forze dell’Ordine si vedono negare l’intervento o peggio ancora rendere inutile un processo dopo anni di duro lavoro, solo per cavilli legali, prendere come esempio l’operazione Maglio 3 Liguria che ha visto gran parte degli esponenti ‘ndranghetisti prosciolti e liberati), ma come è possibile permettere a cosche come Grande Aracri di espandersi in tutti gli ambiti? Certo influenza giustamente la strategia investigativa che prevede di riuscire a prendere “nel sacco” non solo gli ‘ndranghetisti ma anche imprenditori, politici e colletti bianchi a loro collegati. Per far questo occorre tempo e permettere agli affiliati di commettere reati che saranno usati contro di loro in un processo. Oltretutto gli investigatori devono affrontare un altro problema: il nuovo metodo prevede che siano direttamente i politici e gli imprenditori a richiedere aiuto e sostegno (sotto varie forme) agli esponenti malavitosi. Scioccanti le parole di Allessio Saso: “Al voto calabrese si sono rivolti tutti i candidati a tutte le elezioni, è un dato che vi posso dare per certo”.

CONSIDERAZIONI IN APPROFONDIMENTO.  L’ambizione è un elemento chiave nell’alternanza di potere all’interno dell’organizzazione ‘ndranghetista. Negli ultimi anni due esponenti di spicco hanno cercato di cambiare le carte in tavola, forti del successo ottenuto dalle colonie del nord Italia. Facciamo pertanto un parallelo tra Carmelo Novella, boss della Lombardia e proprio Nicolino Grande Aracri. Il primo è stato già ampiamente “radiografato” dalla nostra testata perché legato a vicende che vedono coinvolto Antonio Stagno referente dei Giampà. Intento di Novella era quello di distaccarsi dalla base madre (Calabria) divenendo completamente autonomo. Scissione poco gradita tanto che il boss sarà ritrovato ucciso.

Anche il “regno” di Nicola Grande Aracri è stato ridimensionato infrangendo l’aspirazione di una maggiore autonomia? Solo a seguito di ulteriori sviluppi dell’indagine potremmo avere un quadro ancora più chiaro dei danni inflitti all’organizzazione del boss e capire se nelle sue intenzioni ci fosse l’idea di una visione autonomista o l’obiettivo di diventare ancora più influente all’interno della ‘ndrangheta.

Allo Stato conviene che l’organizzazione criminale rimanga confinata nei ranghi calabresi perché una o più scissione renderebbero problematica l’attività investigativa con imprevisti e nuovi assetti che potrebbero coinvolgere alleanze con la criminalità organizzata estera.

Per la vastità del materiale preferiamo rimandare alla prossima puntata i potenziali collegamenti tra i Grande Aracri e la zona tra la Versilia e lo Spezzino, cercando di dare una dimensione al pericolo rappresentato da queste famiglie. Riporteremo e analizzeremo anche le confessioni del pentito Giuseppe Giampà.

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1 comment »

  1. luca ha detto:

    purtroppo non esistono territori immuni a le mafie specie se nessuno vede o sente niente… certo la versilia è un buon mercato per spacciare droga, locali notturni da controllare, bar e ristoranti per “lavanderie” la zona di Massa Carrara con le cave per movimento terra e nascondere rifiuti.. insomma il quadro non è certo dei migliori,

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